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  • Giovedì 1 ottobre 2026

La guerra raccontata da Kyiv

È ripartita Outpost, la newsletter che Daniele Raineri scrive quando è in trasferta: stavolta dall'Ucraina

Persone davanti a una scuola colpita da un drone russo a Kyiv, Ucraina, 1 ottobre 2026
Persone davanti a una scuola colpita da un drone russo a Kyiv, Ucraina, 1 ottobre 2026
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Il giornalista del Post Daniele Raineri si trova in Ucraina per raccontare da vicino come sta cambiando la guerra contro la Russia. Con la sua partenza è ricominciata anche Outpost, la newsletter che esce solo quando Daniele è in viaggio nelle zone di crisi: di seguito potete leggere il primo numero, che ha inviato stamattina da Kyiv. Se vi piace e volete ricevere anche i prossimi, potete iscrivervi qui.

Non è detto che Outpost esca ogni giorno né che arrivi sempre alla stessa ora: se un giorno non ci sarà vorrà dire che Daniele si sta spostando, non ha una connessione internet o che per qualche ragione non è riuscito a inviarla. Outpost è gratuita per tutte e tutti, ma se volete sostenere il lavoro di Daniele e questo modo di fare giornalismo, potete farlo abbonandovi qui.

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Kyiv – giovedì 1 ottobre

Ci sono due cose da sapere sulla situazione in Ucraina. La prima è che le città non sono più protette come prima contro gli attacchi russi dall’alto. Già non lo erano al cento per cento, ma ora va peggio. Le città sono più vulnerabili in un modo nuovo e terrificante e i russi ne stanno approfittando.

La seconda cosa da sapere è che i soldati al fronte stanno reggendo contro l’avanzata russa. Le truppe di Putin non avevano mai conquistato così poco territorio come nel 2026. È incredibile a dirsi ed è ancora presto per fare i conti, ma se continua così alla fine i russi potrebbero avere PERSO territorio rispetto all’anno scorso. E anche questo spiega la violenza degli attacchi contro i civili nelle città.

Se volete saperne di più tenete d’occhio il Post, che grazie alle abbonate e agli abbonati segue quello che sta succedendo. Qui c’è un pezzo sul modo nuovo di bombardare i civili.

Una strada di Kyiv, 29 settembre (Daniele Raineri/il Post)

Questa cosa di occuparmi di Ucraina mi rende meno tollerante con le cose che ascolto in Italia. Prima di partire ho sentito un commentatore in tv dire che «dovremmo dare le armi all’Ucraina soltanto se accettasse di trattare». L’implicazione era che quei matti degli ucraini non vogliono negoziare la pace. Non c’era un contraddittorio in studio, quindi questa cosa è stata fatta passare come se fosse verosimile. È soltanto un esempio fra tanti.

Facciamolo qui su Outpost il contraddittorio. L’Ucraina soltanto quest’anno ha proposto alla Russia cinque cessate il fuoco: a marzo, aprile, maggio, giugno e settembre. Quattro sono stati respinti, l’unico che è stato accolto dai russi è stato quando c’erano gli inviati di Trump a Kyiv e valeva solo per Kyiv (del resto sarebbe stato imbarazzante se i russi avessero dronato per errore il genero di Donald Trump). Inoltre nel 2026 gli ucraini hanno proposto, di nuovo per cinque volte, un incontro in campo neutro tra il presidente Zelensky e Putin. Anche queste proposte sono state ignorate.

Mentre sto scrivendo queste righe un drone russo ha colpito una scuola a Kyiv, età degli studenti dai 7 ai 18 anni. Non si è fatto male nessuno perché tutti erano scesi con gli insegnanti nel rifugio. Guardo il video: il drone ha centrato la facciata della scuola. Dal punto di vista militare un bombardamento così non ha alcun senso. Persino i russi sanno che se ammazzano decine di bambini ucraini mentre sono nelle loro classi in un mattino chiaro di settembre non ottengono nulla se non reazioni inferocite. Ma anche se avessero colpito quella scuola per sbaglio, è ovvio che accettano senza farsi troppi problemi il rischio di far saltare in aria edifici pieni di civili.

Ieri, mercoledì 30 settembre, hanno lanciato contro le città ucraine 473 droni, ciascuno con la sua bella testata esplosiva da novanta chilogrammi.

La scuola colpita da un drone russo a Kyiv, 1 ottobre (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

Ho chiuso il paragrafo e sento un grosso botto, un missile della contraerea ucraina ha fatto esplodere in cielo un drone russo che stava attaccando la centrale termica Tets-5. Vabbè, ci siamo capiti, l’andazzo è questo.

I russi vogliono far saltare in aria quella centrale termica perché vogliono togliere il riscaldamento agli ucraini in vista dell’inverno. È diventata un magnete per droni, ieri hanno provato a colpirla tutto il giorno. Intanto ho capito che molti palazzi residenziali ora sono equipaggiati con enormi batterie che forniscono un minimo di elettricità per 24-48 ore in caso di blackout. Non puoi fare la lavatrice, che consuma molto, ma almeno hai le luci a led e non stai al buio e puoi caricare il telefono. Tutti hanno il pensiero fisso dell’inverno che sta per cominciare.

Traffico al crepuscolo, Kyiv, 30 settembre (Daniele Raineri/il Post)

Per arrivare a Kyiv in meno di un giorno ho fatto questo piano di viaggio: un aereo alle sei del mattino da Roma per Cracovia, in Polonia, e poi tutto il resto in macchina, sono un po’ più di ottocento chilometri così dritti che in pratica si potrebbero fare senza toccare il volante.

Quando viene buio una luna rossiccia si alza a sinistra della carreggiata. Arrivo alle undici di sera. In città c’è meno traffico del solito anche di giorno, ma sulle autostrade è pieno di camion pesanti perché i russi hanno bombardato i porti e tutto quello che prima era trasportato via nave adesso deve essere portato sui camion. Alla sera i camionisti non possono entrare dentro Kyiv, forse per non congestionare le strade, e quindi parcheggiano in autostrada al buio, a dormire tutti fermi in fila sulla corsia di emergenza in attesa che faccia di nuovo giorno.

Le stazioni di servizio sono sprangate quando ci sono gli allarmi aerei perché sono uno dei bersagli preferiti dei russi. In una rara stazione di servizio aperta cerco una Coca-Cola Zero, ma il fixer Dmytro che è con me dice che per un po’ sono state introvabili perché all’inizio di settembre i russi hanno bombardato la fabbrica della Coca-Cola nella regione di Kyiv, adesso stanno tornando nei negozi perché sono portate, sempre con i camion, dalla Romania. Mi spiega che i russi stanno prendendo di mira molte aziende statunitensi in Ucraina.

Ricordo che c’era un articolo sul New York Times che parlava di queste aziende colpite e del fatto che l’argomento è trattato sottovoce, con discrezione. L’amministrazione Trump non ha fatto alcun commento.

Ora devo andare, se Outpost ti interessa girala a qualcuna o qualcuno che conosci.

Ciao, alla prossima.
Daniele