Il Giappone ha aumentato tantissimo la tassa per richiedere il permesso di soggiorno
Costerà circa 1.100 euro, in un tentativo di limitare ulteriormente l'immigrazione
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Giovedì il governo del Giappone ha deciso un drastico aumento della tassa per ottenere il permesso di soggiorno permanente nel paese: prima costava il corrispettivo in yen di 56 euro, mentre ora chi farà richiesta dovrà pagare circa venti volte tanto, 1.105 euro. È una delle misure introdotte dal governo per limitare il numero di persone straniere che vivono e lavorano nel paese. Chi farà domanda infatti dovrà, tra le altre cose, dimostrare di saper parlare la lingua, di conoscere la storia e i costumi del Giappone e di avere uno stipendio almeno pari alla media dei cittadini giapponesi.
La misura è una delle più dure applicate dal Giappone in tempi recenti per contenere l’immigrazione. La prima ministra Sanae Takaichi, che appartiene all’ala più a destra del partito di centrodestra PLD, il Partito Liberal Democratico, e ha posizioni molto conservatrici, ha detto che è stata introdotta per rispondere al senso di «ansia e ingiustizia» provato da molti cittadini per l’aumento di stranieri e turisti nel paese.
Come scrive il New York Times, in Giappone negli ultimi anni i lavoratori stranieri hanno raggiunto il numero massimo mai registrato nel paese, pur restando relativamente pochi rispetto al totale dei lavoratori. Anche il turismo è cresciuto sensibilmente dopo la pandemia. Oggi le persone straniere che vivono in Giappone sono il 3,4 per cento della popolazione. Dal 2020 sono aumentate circa del 17 per cento.
I gruppi politici di destra chiedono misure ancora più restrittive, ma già queste potrebbero avere delle conseguenze pesanti sul paese. Il Giappone infatti da tempo si sta confrontando con una grave carenza di manodopera che viene in piccola parte coperta dai lavoratori stranieri. I lavoratori giapponesi diventano sempre più vecchi e la popolazione è in costante calo: si stima che sia diminuita di tre milioni di persone in cinque anni, dal 2020 al 2025.
Il governo ha aumentato anche il costo dei visti turistici e modificato una serie di requisiti per chi si trasferisce in Giappone per lavoro. A giugno la tassa da pagare per ottenere un visto turistico se si proviene da paesi come Vietnam, Cina e India (tra quelli da cui arriva il maggior numero di turisti) è quintuplicata: da 16 a circa 81 euro.
Queste misure sono state molto criticate dagli esponenti politici e dai giornali di centrosinistra e sinistra: Taku Yamazoe, parlamentare del Partito Comunista Giapponese, ha scritto in un post sui social che Takaichi sta sfruttando le paure della popolazione e sostenendo, senza averne le prove, che gli stranieri minacciano la sicurezza degli abitanti del paese. «Se ci sono “cittadini che provano ansia o un senso di ingiustizia” di fronte all’aumento degli stranieri, ciò che si chiede alla politica è proprio di dissipare quell’“ansia” e quel “senso di ingiustizia” attenendosi ai fatti», ha scritto su X.



