Cosa ha detto l’avvocata della famiglia Regeni dopo la sentenza
Ha parlato di una «fede nella giustizia ben riposta» e invitato il governo italiano a «rompere i rapporti» con l'Egitto
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Dopo la lettura della sentenza che ha confermato la responsabilità degli agenti dei servizi segreti egiziani nel sequestro di Giulio Regeni, l’avvocata Alessandra Ballerini ha letto un breve comunicato a nome della famiglia Regeni davanti ai giornalisti accalcati fuori dall’aula Occorsio del tribunale di Roma. Ballerini, affiancata dai genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, e dalla sorella Irene, ha parlato dell’importanza della ricerca di verità e giustizia durata oltre dieci anni, e ha rivolto un appello al governo italiano:
Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto: reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un paese che tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici.
Dopo il sequestro, le torture e l’omicidio di Regeni, che faceva il ricercatore, i rapporti tra Italia ed Egitto hanno attraversato fasi di tensione, ma sono rimasti positivi e soprattutto negli ultimi anni si sono consolidati dal punto di vista commerciale e politico. Lo ha ribadito di recente il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo un incontro col suo omologo egiziano.
Pur condannando l’omicidio di Regeni, i governi italiani hanno avuto atteggiamenti prudenti perché in Egitto ci sono sono varie aziende italiane. Negli ultimi anni il governo di Giorgia Meloni ha insistito sulla necessità di cooperare con il regime autoritario di Abdel Fattah al Sisi sull’energia (già il governo di Mario Draghi aveva concordato un aumento delle importazioni di gas naturale dall’Egitto) e sul commercio di prodotti per l’agricoltura.
Meloni ha poi cercato di riprendere i rapporti tra l’Italia e l’Egitto, che nel 2024 è stato inserito nell’elenco dei paesi cosiddetti “sicuri”, quelli che secondo il governo rispettano libertà e diritti civili e hanno un orientamento democratico.
Nel 2016, per via dell’ostruzionismo dell’Egitto nelle indagini sull’omicidio di Regeni, il governo italiano di Matteo Renzi aveva deciso di ritirare l’ambasciatore italiano, Maurizio Massari. Nell’agosto 2017, dopo circa un anno di assenza e in seguito alla promessa di una maggiore collaborazione da parte della procura egiziana, il governo di Paolo Gentiloni nominò però un nuovo ambasciatore in Egitto, Giampaolo Cantini.
Ora la Corte d’Assise ha stabilito che gli agenti egiziani condannati dovranno risarcire lo Stato italiano, che si era costituito parte civile, con una provvisionale (una somma di denaro da pagare subito, come anticipo del risarcimento totale) di 150mila euro. L’avvocatura di Stato aveva chiesto un risarcimento di due milioni di euro perché con il sequestro e l’uccisione di Giulio Regeni è stato leso il diritto dello Stato di proteggere i propri cittadini anche all’estero. In teoria quindi il governo italiano potrebbe adesso chiedere all’Egitto di assicurarsi che gli agenti condannati paghino.
È assai improbabile che lo facciano, considerando che finora si erano resi irreperibili per le autorità italiane. Ma un’eventuale richiesta da parte del governo italiano avrebbe comunque conseguenze rilevanti e delicate a livello diplomatico. Per ora Tajani si è limitato a dire che «non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone», aggiungendo che «la giustizia farà il suo corso». Le opposizioni hanno già chiesto che vada a riferire in parlamento su come intende muoversi il governo.

Paola Deffendi, Claudio Regeni e Irene Regeni, dopo la lettura della sentenza, 28 settembre 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Le parole dell’avvocata Ballerini vanno intese considerando questo contesto. Ballerini ha commentato la sentenza dicendo che «al di là delle singole condanne, è evidente che l’impianto probatorio sostenuto dalla procura ha superato il vaglio della Corte. Dovremo evidentemente leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta».
Ha citato poi le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei dieci anni dall’omicidio di Regeni, avvenuto tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 2016, dicendo che hanno trovato concretezza «in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano, che costituisce appunto un presidio per tutti i Giuli e le Giulie del mondo».
Ha infine aggiunto: «Da oggi tutti i cittadini nel mondo possono sentirsi più sicuri. Da stasera tutti i regimi, i loro apparati, le loro divise saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile, così come i loro corpi, che l’impunità può essere sconfitta e l’arbitrio può trovare un argine nelle democrazie».


