La Madonna patrona del Brasile è finita al centro della campagna elettorale
C'entra una notizia falsa sul candidato della destra, Flávio Bolsonaro, ma la religione ha ancora un peso notevole nella società e nella politica
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Nell’ultima settimana la protagonista della campagna elettorale per le elezioni presidenziali in Brasile del 4 ottobre è stata Nostra Signora Aparecida, la Madonna patrona del paese. Ne hanno parlato il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra, e il suo principale sfidante, Flávio Bolsonaro, di destra, ma anche la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile e la Corte Suprema. Nasce tutto da una notizia falsa, molto circolata, che sosteneva che Bolsonaro volesse togliere alla Madonna il ruolo di patrona del Brasile.
È un indicatore di quanto la religione in Brasile continui a essere importante nella politica, e di come attraverso i due principali candidati alla presidenza si contrappongano anche le principali religioni del paese, cattolica ed evangelica.

Luiz Inácio Lula da Silva con una statuetta di Nostra Signora Aparecida nel 2022 (AP Photo/Andre Penner)
Il culto cattolico di Nostra Signora Aparecida risale al 1717, quando secondo la tradizione tre pescatori gettarono le reti nel fiume Paraíba, vicino a Porto Itaguaçu, nello stato di San Paolo: si racconta che nelle reti finirono prima il corpo di una statua di terracotta della Madonna, poi la testa della stessa statua e a un terzo lancio moltissimi pesci. La statua fu ricomposta e da allora è oggetto di culto (Aparecida significa “comparsa”). La statua era scura, probabilmente per il tempo passato nel fiume e per la fuliggine delle candele votive: da allora quella Madonna viene rappresentata come nera.
I fedeli iniziarono a raccontare di grazie ricevute e presunti miracoli. A metà Ottocento venne costruito un santuario e dal 1930, dopo l’approvazione del Vaticano, Nostra Signora Aparecida divenne patrona, cioè protettrice del Brasile. A quel punto era già molto popolare e oggi il suo santuario è il più visitato del Sudamerica, con 7 milioni di pellegrini l’anno.

Il santuario di Nostra Signora Aparecida ad Aparecida, Brasile, il 21 aprile 2025. (AP Photo/Andre Penner)
Nelle scorse settimane hanno iniziato a circolare online molti post che sostenevano che Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, avesse detto di voler cancellare la relazione “ufficiale” fra la Madonna e il Brasile (quella di patrona), se eletto. Si faceva riferimento al fatto che il candidato è di religione cristiana evangelica: per gli evangelici la Bibbia è l’unica fonte di autorità in materia di fede, non è previsto il culto dei santi, e Maria è riconosciuta come madre di Gesù ma senza che le venga attribuito un culto.
Bolsonaro in realtà non ha mai parlato della questione, anche se aveva detto in un’altra occasione che da presidente avrebbe «proclamato che il Brasile appartiene al Signore Gesù Cristo». La notizia falsa prende spunto probabilmente da una proposta di legge presentata dal deputato Victorio Galli nel 2007, archiviata nel 2008. Galli è di nuovo candidato per il partito di Bolsonaro, ma non ha più tirato fuori la questione. La notizia falsa comunque è arrivata un po’ dappertutto, ed è stata trasmessa anche dalle reti televisive nazionali.

Flávio Bolsonaro, al centro, durante un evento della campagna elettorale a San Paolo, il 28 settembre 2026 (AP Photo/Allison Sales)
La vicenda ha avuto un seguito nei più alti tribunali brasiliani: accogliendo una richiesta di Bolsonaro, il Tribunale Supremo Elettorale ha imposto che tutti i siti e i social media cancellassero la notizia e si impegnassero a bloccarne la diffusione. In seguito un giudice della Corte Suprema ha ridimensionato questa sentenza, che a suo giudizio era stata interpretata in modo troppo esteso e ledeva «il diritto di espressione». La cosa ha ulteriormente alimentato le polemiche sui giudici della Corte Suprema, che in varie occasioni sono stati accusati di essere schierati, chi con Lula, chi con i Bolsonaro.
Pur senza mai citare direttamente la notizia falsa, Lula l’ha sfruttata in campagna elettorale: la moglie Rosangela, detta Janja, ha postato una foto del marito con la statuetta della Madonna; in un comizio a Belém Lula ha portato sul palco un’altra statuetta della Madonna, Nostra Signora di Nazaré, a sua volta protettrice dello stato del Parà (quello di Belém), e ha detto: «Fino a quando io sarò presidente, nessuno oserà mancare di rispetto alla Madonna Aparecida».
La polemica ha infine coinvolto anche i livelli più alti della Chiesa Cattolica locale, perché Bolsonaro ha accusato la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile di aver contribuito a diffondere la notizia falsa. I vescovi hanno smentito, ma a quel punto la contrapposizione fra le due confessioni era diventata reale e palese.
Fino a trent’anni fa il Brasile era uno stato largamente cattolico, con percentuali superiori all’80 per cento. Oggi la situazione è diversa: il cattolicesimo resta la religione più diffusa, ma in modo molto meno preminente (secondo i dati ufficiali è cattolico il 56,7 per cento della popolazione). Quasi il 27 per cento dei brasiliani si definisce cristiano evangelico, una percentuale triplicata negli ultimi trent’anni. I dati ufficiali provengono dal censimento del 2022, ma secondo alcune stime oggi gli evangelici sono anche di più, oltre il 30 per cento.
Inoltre la Chiesa evangelica pentecostale è stata importante nell’ascesa politica dei Bolsonaro, condividendone perlopiù i valori ultraconservatori, l’opposizione all’aborto, al movimento LGBT+, al femminismo e genericamente alla droga, criminalizzata in ogni sua forma e in ogni genere di consumo. Nella fusione fra le idee politiche della famiglia Bolsonaro e la gran parte delle chiese evangeliche brasiliane è stata fondamentale la terza moglie di Jair, Michelle de Paula Firmo Reinaldo, ora candidata al Senato come Michelle Bolsonaro.

Jair e Michelle Bolsonaro pregano alla Marcia per Gesù, il 13 agosto 2022 a Rio de Janeiro (AP Photo/Bruna Prado)
Nonostante il Brasile sia ufficialmente uno stato laico da oltre un secolo, la presenza della religione è pervasiva nella politica brasiliana: ci sono gruppi “evangelici” e “cattolici” in parlamento, con i primi molto più attivi, mentre i candidati fanno riferimenti costanti a Dio e alla religione. Flávio Bolsonaro usa i simboli religiosi come strumenti identitari di mobilitazione, Lula fa riferimento a una religione inclusiva e con al centro le classi più povere, che rappresentano anche la parte più consistente del suo elettorato.
Oggi i sondaggi indicano che fra i fedeli evangelici Flávio Bolsonaro ha un vantaggio di 20 punti percentuali su Lula (47 per centro contro 27 in quello dell’istituto Datafolha), mentre nell’elettorato cattolico la situazione è ribaltata, con Lula favorito: 45 per cento contro il 33 di Bolsonaro.
Nelle ultime settimane alcuni vescovi cattolici brasiliani si sono schierati piuttosto chiaramente per Lula, anche se non apertamente, facendo appelli per un voto che «difenda la democrazia, i poveri e la sovranità». Il concetto di sovranità nazionale è ricorrente nella campagna di Lula, che si presenta come argine contro le ingerenze dell’amministrazione statunitense, evidenziando i legami della famiglia Bolsonaro con Donald Trump.
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