L’estrema destra francese avrà per la prima volta un gruppo al Senato
È il risultato più rilevante delle elezioni di domenica in Francia: i partiti di centrodestra e centro hanno comunque mantenuto la maggioranza
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Alle elezioni del Senato di domenica in Francia la destra ha conservato la maggioranza, mentre i partiti di estrema destra Rassemblement National (RN) e Union des droites pour la République (UDR) hanno ottenuto abbastanza seggi per formare per la prima volta un gruppo parlamentare nella camera alta.
La maggioranza resta in mano al partito di centrodestra dei Républicains (LR) e ai loro alleati centristi, che controllano il Senato dal 2014: il loro peso si è però assai ridotto a vantaggio del RN e dell’UDR. La crescita dell’estrema destra è un segnale notevole anche perché arriva a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, in cui la leader del RN Marine Le Pen è data tra i favoriti.
Prima del voto i Républicains erano già il principale gruppo della camera alta, con 131 senatori, mentre l’Union Centriste ne aveva 72. I Républicains hanno perso tra cinque e sette seggi e dovrebbero quindi averne ora tra 124 e 126. Il numero esatto dipenderà da alcuni eletti che non hanno ancora chiarito a quale gruppo aderiranno.
Domenica si votava per 178 dei 348 seggi del Senato, in 64 dipartimenti. Il RN aveva già tre senatori e ha ottenuto nove nuovi seggi; insieme ai rappresentanti dell’UDR, che ha eletto due senatori, arriva a 14. Sono quindi più dei dieci necessari per costituire un gruppo parlamentare, il primo dell’estrema destra nella storia del Senato francese.
Il rinnovo del Senato avviene ogni tre anni a suffragio universale indiretto, votano cioè i grandi elettori, per la maggior parte costituiti da amministratori locali: consiglieri comunali, dipartimentali e regionali. Il risultato del RN è legato soprattutto alla sua crescita nelle elezioni comunali di marzo, che gli ha permesso di aumentare il numero di rappresentanti locali. Il Senato ha un ruolo importante nell’approvazione delle leggi, ma non determina la maggioranza che sostiene il governo: è l’Assemblea nazionale, la camera bassa, che può sfiduciarlo.



