Prima di Dylan Dog non c’era niente di simile

Quarant'anni fa comparve un personaggio atipico protagonista di storie come non se ne leggevano nei fumetti italiani

La copertina di L'alba dei morti viventi, il primo numero di Dylan Dog, uscito il 26 settembre di quarant'anni fa
La copertina di L'alba dei morti viventi, il primo numero di Dylan Dog, uscito il 26 settembre di quarant'anni fa
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Nel 1986 le edicole erano ancora posti estremamente frequentati per comprare giornali, procurarsi figurine e francobolli o recuperare l’ultimo numero della propria serie a fumetti preferita. Il 26 settembre di quell’anno in molti furono attratti da una copertina molto evocativa: raffigurava un uomo in jeans, camicia rossa e giacca nera, mentre avanzava attraverso un cimitero infestato dagli zombie. Era la copertina di L’alba dei morti viventi, il primo numero di Dylan Dog, serie horror di Sergio Bonelli Editore che di lì a poco avrebbe appassionato decine di migliaia di persone.

Quarant’anni dopo le edicole sono diventate meno della metà, e il fumetto è ormai un medium sempre meno considerato. Dylan Dog però continua a resistere anche in un mercato molto più piccolo: è tuttora il secondo fumetto Bonelli più venduto in Italia, superato solo dal longevo e inossidabile Tex. Ed è una proprietà intellettuale preziosa e molto vasta, specialmente per un paese come l’Italia che fatica a creare personaggi nuovi e interessanti. Ha dato origine a film, giochi da tavolo, carte collezionabili, videogiochi. Da qualche anno è in lavorazione anche una serie tv.

Quella prima copertina dava già qualche indicazione sul personaggio. Omaggiava esplicitamente il cinema horror di George A. Romero, sia nel titolo (evidente omaggio a La notte dei morti viventi) che nell’estetica. Era una delle passioni di Tiziano Sclavi, lo sceneggiatore che ha creato il personaggio e il suo universo narrativo, oggi considerato una specie di mito dagli appassionati della serie.

Il protagonista è un detective empatico e gentile che vive a Londra. Dopo aver lasciato il suo incarico a Scotland Yard, decide di riciclarsi come investigatore specializzato in casi che hanno a che fare con il paranormale, e che spesso hanno risvolti spaventosi. Il nome omaggia il poeta gallese Dylan Thomas e Dog, figlio di…, romanzo thriller dello scrittore statunitense Mickey Spillane.

Il personaggio fu disegnato da Claudio Villa, che si ispirò all’aspetto dell’attore inglese Rupert Everett. Qualche anno dopo proprio Everett avrebbe recitato in Dellamorte Dellamore, film tratto da un romanzo di Sclavi e incentrato su un suo vecchio personaggio, Francesco Dellamorte: il custode di un cimitero che vive isolato dal mondo, e che è accomunato a Dylan Dog da alcune similitudini estetiche e caratteriali. Sclavi ha detto in qualche occasione di averlo creato ancora prima di Dylan Dog, e che è a tutti gli effetti un suo prototipo.

Sclavi creò Dylan Dog per dare più spazio alle storie dell’orrore, che ai tempi erano molto sottorappresentate nel fumetto italiano. Era cresciuto leggendo Edgar Allan Poe e guardando moltissimi film horror ed era attratto dalla potenza metaforica del genere, che consentiva di raccontare la realtà e le sue contraddizioni parlando in apparenza di tutt’altro.

Sclavi aveva sperimentato alcune soluzioni che poi sarebbero finite in Dylan Dog già in altre serie, tra cui Mister No e soprattutto Kerry il trapper. Si lasciò ispirare dai suoi molti interessi, come la fantascienza, la musica classica, il cinema horror e l’enigmistica.

Per definire il suo protagonista decise di ribaltare uno stereotipo molto in voga nei romanzi noir e hard boiled, dove i detective vengono presentati quasi sempre come uomini duri, disillusi, tutti d’un pezzo. Dylan Dog è l’esatto opposto: è molto empatico, un po’ imbranato, perennemente squattrinato, si innamora piuttosto facilmente, è astemio e non si fa troppi problemi a mandare all’aria un’indagine per proteggere i valori in cui crede.

Sclavi affiancò a Dylan Dog un assistente un po’ disfunzionale: un sosia di Groucho Marx, il celebre attore e comico statunitense, che comunica con gli altri unicamente attraverso freddure e barzellette assai prevedibili. E, per rafforzare la componente poliziesca, enfatizzò il legame del detective con il commissario Bloch, un poliziotto di Scotland Yard imbolsito e intrattabile.

Rese questi personaggi immediatamente familiari ai lettori con alcune battute ricorrenti, dall’esclamazione tipica del protagonista «Giuda ballerino» alla formula con cui Bloch sottolinea puntualmente quanto si senta ormai fuori dal tempo: «Non faccio (una determinata cosa) dal …!», variando di volta in volta l’attività e l’anno per rimarcare la sua distanza dal mondo moderno.

(Ansa/Rai)

Le prime storie prendevano spunto dai film dei più importanti registi del cinema horror, come Romero, John Carpenter, Sam Raimi e David Cronenberg. Sclavi faceva molto ricorso a citazioni di questi classici, anche se poi se ne discostava per costruire trame proprie.

Ma Sclavi sfruttò l’orrore anche per raccontare storie diverse, più romantiche, intimiste e di formazione, che tuttora sono tra le preferite degli appassionati. Come Memorie dall’invisibile, che parte da una serie di omicidi di prostitute nella periferia di Londra per raccontare una storia d’amore, e Johnny Freak, incentrato sull’amicizia tra Dylan Dog e un adolescente sordomuto.

Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli Editore, dice che quando uscì Dylan Dog fu uno sconvolgimento, perlomeno per il fumetto seriale italiano. Sclavi riuscì a far diventare popolare «un antieroe con mille idiosincrasie e sfumature da “perdente”, nel quale una generazione alla fine degli anni ’80 ha trovato un punto di riferimento per identificarsi», aggiunge.

Secondo Masiero, Dylan Dog è stato uno degli ultimi grandi fenomeni editoriali a diffondersi spontaneamente attraverso il passaparola, in un’epoca ancora priva di internet e dei social network.

Un altro elemento che lo rendeva un fumetto diverso dagli altri era il fatto che avesse «un rapporto paritario con l’universo femminile, una caratteristica che difficilmente trovavi altrove». Alcuni tra i personaggi più interessanti e amati della serie erano donne, come la morta vivente Morgana, che poi si rivelerà essere la madre di Dylan Dog; Marina Kimball, il suo primo amore adolescenziale protagonista di numerosi flashback; e Bree Daniels, la prostituta attorno a cui gira tutta la storia di Memorie dall’invisibile.

Oltre alle molte novità narrative che introdusse, Dylan Dog diede a una nuova generazione di sceneggiatori e disegnatori la possibilità di cimentarsi mensilmente con storie diverse da quelle che si trovavano nelle altre serie Bonelli, caratterizzate da trame, sviluppi e intrecci molto “classici”. Sclavi fu lo sceneggiatore principale dei primi 100 numeri, ma fu affiancato da altri colleghi che dimostrarono un certo talento. Tra questi c’erano Claudio Chiaverotti, forse l’autore di Dylan Dog più conosciuto dopo il suo ideatore, Luigi Mignacco e Giuseppe Ferrandino.

Trovarono spazio su Dylan Dog anche disegnatori amatissimi come Corrado Roi, Giampiero Casertano e Claudio Villa, che insieme ad Angelo Stano realizzò gran parte delle copertine dei primi cento numeri.

Oggi Sclavi conduce una vita molto appartata, parla malvolentieri con i giornalisti e sceneggia Dylan Dog molto raramente, più che altro in occasione di anniversari o ricorrenze speciali; ma continua a essere molto coinvolto nelle uscite dei nuovi numeri. La curatrice attuale della serie è Barbara Baraldi, considerata una specie di prosecutrice della sua opera per sensibilità e temi.

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