La sigla di anime più amata di sempre
Se entrate in un locale di karaoke giapponese, è molto probabile che a un certo punto qualcuno canterà quella di "Neon Genesis Evangelion"
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Entrando in un locale giapponese di karaoke c’è una buona probabilità che a un certo punto, tra un boccale di birra e l’altro, qualcuno si metta a urlare a squarciagola: «Zankoku na tenshi no teeze/ Madobe kara yagate tobitatsu» (qualcosa come «Il messaggio dell’angelo crudele presto prenderà il volo dalla finestra»). È il ritornello della famosissima sigla d’apertura di Neon Genesis Evangelion, una delle più influenti serie televisive animate giapponesi di tutti i tempi, creata dal visionario animatore Hideaki Anno e oggetto di un fandom e di un culto che durano da trent’anni.
Ed è anche per largo distacco la canzone più gettonata nei karaoke in Giappone, a dimostrazione della legittimazione culturale che è riuscita a ottenere anche al di fuori del cosiddetto mondo otaku, la comunità degli appassionati di anime e manga.
Negli anni decine di musicisti ne hanno campionato alcune parti per inserirle nelle loro produzioni: l’ultimo è stato il canadese The Weeknd, uno dei cantanti più ascoltati al mondo, che sabato ha presentato dal vivo a Tokyo un suo inedito che riprende la sigla insieme a Yoko Takahashi, la cantante che la interpretò nel 1995.
Da qualche anno “A Cruel Angel’s Thesis” viene utilizzata in mash up che ottengono un grande successo in alcune nicchie di internet, soprattutto tra appassionati di anime, videogiochi e shitposting, la pratica di condividere contenuti dozzinali e assurdi: nel 2018 per esempio un video che la combinava con “Party Rock Anthem” degli LMFAO ebbe grande diffusione.
La fama della sigla si vede anche dalla quantità di meme in cui la canzone è stata usata negli anni, spesso totalmente slegati dall’opera da cui è tratta. Per tutti questi motivi capita spesso che anche chi sa poco o nulla di Neon Genesis Evangelion conosca la sua sigla di apertura, per via della sua presenza online.
Ma il successo di “A Cruel Angel’s Thesis” dipende ovviamente anche dalla sua straordinaria orecchiabilità e dal suo ritmo incalzante e ballabile, ispirato in parte alla dance europea. L’introduzione e il ritornello entrano in testa molto facilmente, così come il riff centrale, costruito su un suono sintetizzato che richiama quello degli ottoni.
All’inizio Hideaki Anno non voleva una sigla originale. La sua idea era prendere in prestito parte della colonna sonora dalle Danze polovesiane del compositore russo Aleksandr Borodin. I suoi soci dello studio Gainax però considerarono la proposta poco vantaggiosa, temendo che una scelta del genere potesse essere respingente per gli spettatori più giovani.
Alla fine il compito di realizzare la sigla fu delegato ai compositori Toshiyuki Omori e Hidetoshi Sato. La produzione invece fu curata da Toshimichi Otsuki, che ai tempi lavorava per la King Records, la divisione discografica della casa editrice giapponese Kōdansha.
Il gruppo lavorò a “A Cruel Angel’s Thesis” mentre la produzione degli episodi di Neon Genesis Evangelion era ancora in corso. Sapevano che la storia era incentrata su un ragazzo apatico e timido che viene obbligato da un padre con cui non ha rapporti a pilotare un gigantesco robot, rischiando la vita contro alieni che minacciano il pianeta; ma avevano un’idea molto sommaria del livello di introspezione che Anno voleva inserire in questa cornice.
Il suo obiettivo era costringere lo spettatore a confrontarsi con temi profondi e mai proposti prima in un prodotto del genere, e non con la sola trama. La serie alternava momenti di speculazione filosofica, fantasie di fine del mondo, una fortissima simbologia giudaico-cristiana usata per dare mistero e solennità alla storia e tantissime trovate visive fuori dal comune per i tempi.
– Leggi anche: “Neon Genesis Evangelion”, spiegata bene
Per scrivere il testo Omori, Sato e Otsuki si affidarono alla paroliera Neko Oikawa, che come i suoi colleghi possedeva una conoscenza molto parziale di ciò che Neon Genesis Evangelion sarebbe diventato dopo.
Prima di mettersi a scrivere ebbe il tempo di guardare soltanto un paio di episodi incompiuti e privi di dialoghi. «Mi hanno detto: guarda questo e scrivi ciò che ti pare», ha raccontato Oikawa, che ricevette soltanto l’indicazione di scrivere un testo il più possibile «filosofico».
Per la scelta del titolo si lasciò ispirare da A Cruel God Reigns, un manga shojo (cioè pensato per un pubblico femminile) che stava leggendo in quel periodo. Quando venne a sapere che la sigla sarebbe stata interpreta da Yoko Takahashi, una cantante più che trentenne, decise di scrivere il testo dal punto di vista di una persona adulta, nonostante la serie fosse stata pensata in teoria per un pubblico di quattordicenni.
Sintetizzando molto, la canzone parla di una madre che si rende conto di dover lasciare andare il figlio e accettare che cresca, diventando indipendente e prendendo la propria strada. E contiene lemmi aulici e sofisticati, che Oikawa impiegò per attenersi alle direttive di Otsuki. Per scrivere il testo ci mise poco più di due ore: grazie ai diritti avrebbe guadagnato più di tre milioni di euro.
La cantante Takahashi ha raccontato che trovare il modo giusto di cantare “A Cruel Angel’s Thesis” fu molto difficile, sia per il testo che per il tempo molto frenetico: l’ha descritta come una delle interpretazioni più difficili della sua carriera.
Alla fine le cose andarono benissimo anche per lei: oggi è un personaggio molto popolare, nella nicchia degli anime e non solo. Viene spesso invitata a festival dedicati alla cultura pop e, soprattutto quando si esibisce in Giappone, la sua sola presenza riesce ad attirare migliaia di persone.



