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  • Martedì 15 settembre 2026

La Corte Suprema ha bloccato l’ultimo tentativo di Trump di limitare il voto per posta

È una sconfitta per la sua amministrazione, quando mancano poche settimane alle elezioni di metà mandato

Un'addetta gestisce una serie di buste usate per il voto per posta in un ufficio di Oregon City, in Oregon, 7 novembre 2024 (AP Photo/Jenny Kane)
Un'addetta gestisce una serie di buste usate per il voto per posta in un ufficio di Oregon City, in Oregon, 7 novembre 2024 (AP Photo/Jenny Kane)
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rigettato il tentativo del presidente statunitense Donald Trump di imporre limitazioni al voto per posta, che Trump sostiene siano necessarie per ridurre i casi di frode elettorale. È un pesante insuccesso per la sua amministrazione, soprattutto visto che il voto per posta viene usato da moltissime persone e che mancano sette settimane alle elezioni di metà mandato, fondamentali per stabilire chi avrà la maggioranza nel Congresso tra Democratici e Repubblicani.

Il voto per posta è una possibilità concessa in varie modalità in tutti gli stati, e durante le presidenziali del 2024 fu usato da circa un terzo degli elettori, compreso lo stesso Trump. A marzo tuttavia Trump aveva firmato un ordine esecutivo che avrebbe reso praticamente impossibile votare per posta negli stati che non si fossero allineati alle nuove norme, verosimilmente Democratici.

Da un lato l’ordine prevedeva l’introduzione di «elenchi statali di cittadinanza», di modo che gli stati potessero eliminare dalle liste elettorali chi non aveva il diritto di votare; dall’altro dava al Servizio postale nazionale (USPS) il potere di stabilire a chi inviare e soprattutto non inviare le schede elettorali, un compito che tradizionalmente non gli compete.

A fine agosto la Corte Suprema aveva autorizzato l’ordine solo in parte. Ora però si è allineata alla sentenza di una giudice federale del Massachusetts, che aveva giudicato incostituzionali le norme legate all’USPS: in base all’ordine, il Servizio postale avrebbe dovuto adottare nuove buste standardizzate e codici a barre univoci, e più in generale cambiare le modalità con cui gestisce le procedure di voto. Adesso invece potrà continuare a inviare i plichi per il voto per posta come ha fatto finora, un procedimento che in qualche stato è già cominciato in vista delle elezioni di metà mandato.

I nove giudici della Corte Suprema hanno rigettato il ricorso dell’amministrazione Trump contro la sentenza della giudice federale; la Corte è composta da sei giudici di orientamento conservatore e tre progressista, ma solo due hanno sostenuto il ricorso, i conservatori Clarence Thomas e Samuel Alito. Si sono invece opposti i tre giudici nominati da Trump durante il suo primo mandato (Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett). In un post su Truth Social in cui criticava la decisione, Trump li ha attaccati direttamente, scrivendo: «Queste non sono le persone che ho selezionato per la nomina alla Corte Suprema degli Stati Uniti; sono solo l’ombra di ciò che erano un tempo».

Non è comunque detto che finisca qui: anche se per la maggioranza della Corte è improbabile che future richieste simili vengano accolte, l’amministrazione Trump potrebbe comunque cercare altri metodi per ostacolare il voto per posta.