Il ministro della Cultura israeliano ha chiesto di revocare la cittadinanza ai registi di “NAZA”

È il documentario che ha vinto il Premio speciale della giuria a Venezia: racconta come i soldati israeliani scelgono gli obiettivi da colpire a Gaza

I registi di NAZA Rachel Szor e Yuval Abraham, con il Premio speciale della giuria, Venezia, 12 settembre 2026 (Scott A Garfitt/Invision/AP)
I registi di NAZA Rachel Szor e Yuval Abraham, con il Premio speciale della giuria, Venezia, 12 settembre 2026 (Scott A Garfitt/Invision/AP)
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Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto di revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor, i registi di NAZA, il documentario sulla guerra nella Striscia di Gaza che sabato ha vinto il Premio speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia. «La libertà di espressione non è una licenza per tradire lo Stato», ha scritto Zohar su X motivando la richiesta: «Chi agisce contro Israele durante una guerra deve sapere che ciò avrà un prezzo».

NAZA è prodotto dal quotidiano britannico Guardian e raccoglie le testimonianze di diversi militari e membri dell’intelligence israeliana che hanno partecipato alle operazioni nella Striscia di Gaza.

Attraverso i loro racconti, il film mostra come l’esercito israeliano selezioni gli obiettivi da colpire e utilizzi sistemi informatici per individuare e classificare quelli potenziali. Nel documentario si mostra inoltre come questi sistemi permettano di stimare in anticipo quanti civili potrebbero essere uccisi negli attacchi: il titolo cita proprio un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede vengano uccisi in un raid aereo.

La revoca della cittadinanza è prevista dalla legge israeliana in casi di spionaggio, tradimento e terrorismo, ma è una procedura rara e non può essere decisa dal ministro della Cultura. Per avviarla sono necessari l’intervento del ministro dell’Interno, l’approvazione del ministro della Giustizia e infine la convalida di un giudice.

Dopo l’annuncio dell’assegnazione del Premio speciale a NAZA, sia Zohar che il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir avevano criticato molto duramente Abraham e Szor. Zohar aveva definito il film «ignobile» e accusato i registi di essere «disposti a ferire la loro patria pur di ricevere applausi dagli antisemiti nel mondo». Ben Gvir, che è uno degli esponenti più estremisti nel governo di destra del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha commentato la vittoria rivolgendosi così ai registi: «Sono certo che i vostri amici, cioè i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte».

Yuval Abraham e Rachel Szor avevano già girato No Other Land, il film che nel 2025 aveva vinto l’Oscar come miglior documentario. Racconta le condizioni di vita degli abitanti di Masafer Yatta, un’area di circa 30 chilometri quadrati molto vicina alla città palestinese di Hebron, in Cisgiordania.