La città che ha cambiato la musica metal

Il sottogenere che si sviluppò negli anni Novanta a Göteborg la rese più accessibile, e favorì il successo commerciale delle band che vennero dopo

di Susanna Baggio da Göteborg, Svezia

Gli At the Gates in una foto del 1996 (Mick Hutson/Redferns via Getty)
Gli At the Gates in una foto del 1996 (Mick Hutson/Redferns via Getty)
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A un certo punto verso la metà degli anni Novanta Fredrik Nordström cominciò a ricevere telefonate da ogni parte del mondo. Qualche anno prima aveva messo su il suo studio di produzione musicale a Göteborg, la seconda città della Svezia, e all’inizio non capiva come mai tutti stessero chiamando proprio lui. «Poi però mi resi conto che quel disco era stato il punto di svolta», ricorda mentre indossa una maglietta dei Dream Evil, la band in cui suona.

Il disco di cui parla è Slaughter of the Soul degli At the Gates, che uscì nel 1995 ed è ancora considerato il più importante del death metal melodico svedese. Fu uno degli album che definirono il cosiddetto “sound di Göteborg”, che rese accessibile a un pubblico più ampio un genere di nicchia di solito percepito come estremo e nichilista, ma non solo.

Da un lato i dischi di queste band fecero diventare Göteborg la destinazione del death metal svedese, di cui Nordström fu uno dei principali artefici; dall’altro favorirono il successo commerciale di molti altri gruppi che vennero dopo: tanto che secondo alcuni appassionati la città stessa avrebbe salvato il metal, che in quel periodo non se la passava molto bene.

Camminando in giro per Göteborg (che si legge qualcosa come ioe-te-bo-ri) è facile imbattersi in negozi di dischi, manifesti di concerti o persone che indossano magliette di gruppi metal, come Nordström. La guida ufficiale della città descrive rock e metal come parte importante della cultura del posto, dove ci sono anche diversi locali per fare musica dal vivo e tanti altri studi di registrazione. Il 22 agosto più di 10mila persone sono arrivate qui per un grosso festival con Dark Tranquillity e In Flames, altre due band fondamentali per Göteborg: questi ultimi hanno anche aperto un ristorante in centro città frequentato da persone che ci vanno soprattutto per la musica.

Il metal è un genere musicale cupo e intenso, che pur con molte varianti è caratterizzato da batterie serrate, chitarre aggressive e testi legati a un immaginario comunemente associato a temi come morte, dolore e distruzione. Quello che distingue il metal sviluppato a Göteborg è che è molto melodico: «una specie di death metal con chiare influenze degli Iron Maiden», ha riassunto il giornalista Magnus Broni in Hård rock på export, un documentario di quasi quattro ore che ripercorre la storia e il successo dell’hard rock e del metal dentro e fuori dalla Svezia.

Nei primi anni Novanta band metal di grande successo come Poison, Judas Priest o gli stessi Metallica stavano andando fuori moda un po’ per il cambio di gusti del pubblico, e un po’ per l’avvento massiccio del grunge, il genere di Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam. Al di fuori delle nicchie, insomma, il metal era un genere un po’ in crisi. Quando le band di Göteborg cominciarono ad aggiungere elementi melodici nei riff o nelle linee vocali, però, «diventò evidente che in loro c’era qualcosa di unico», dice la giornalista Ika Johannesson, coautrice del libro sulla storia del metal svedese Blood, Fire, Death.

Secondo Johannesson fu soprattutto Tomas “Tompa” Lindberg, il cantante degli At the Gates, a innescare un cambiamento. Tutto era partito da un gruppo di adolescenti che, come lei, abitavano quasi tutti nello stesso sobborgo a sud della città. Si erano conosciuti sull’autobus per il centro, si erano appassionati all’heavy metal grazie alla rivista per ragazzi Okej e avevano messo insieme le band senza troppe aspettative. Lindberg fu il primo a conoscere scene diverse da quella di Göteborg e ad apportare le sue influenze, dal folk svedese al progressive rock agli Iron Maiden appunto. Dark Tranquillity e In Flames fecero lo stesso, introducendo melodie più dolci e chitarre acustiche.

Grazie ai rispettivi dischi usciti tra il 1995 e il 1996 – Slaughter of the Soul, The Gallery e The Jester Race – At the Gates, Dark Tranquillity e In Flames oggi sono soprannominati la “trinità del death metal melodico”. Quando uscirono, tra l’altro, erano giovanissimi: tutti avevano più o meno vent’anni.

Le etichette discografiche si erano accorte che a Göteborg stava emergendo qualcosa di nuovo e originale già dai loro primi dischi: loro cominciarono a suonare moltissimo, anche all’estero, e presto i giornalisti iniziarono a parlare di un nuovo sound, dandogli il nome della città. Sia in Svezia che nel resto del mondo spuntarono poi gruppi che si ispiravano più o meno esplicitamente a quelli di Göteborg.

Nordström, che diventò richiestissimo, ha raccontato che per un periodo sentiva tutti i giorni il produttore statunitense Jason Suecof, che gli faceva sentire i giri di chitarra delle band statunitensi con cui stava lavorando, «e tutti erano esattamente come quelli di Dark Tranquillity e In Flames».

Matt Heafy, il cantante dei Trivium, ha detto più volte che senza la scena di Göteborg la sua band non esisterebbe. Anche altre band statunitensi come Killswitch Engage o Avenged Sevenfold devono molto al sound di Göteborg: hanno venduto milioni di dischi in tutto il mondo, e assieme ai Trivium hanno complessivamente più di 18 milioni di ascoltatori su Spotify. Da lì ha avuto origine anche il cosiddetto metalcore, che mette insieme metal e hardcore punk, è un genere ancora più commercialmente appetibile ed è diventato mainstream grazie a band come Bring Me the Horizon, Bullet for My Valentine o Parkway Drive (che in genere i puristi non approvano).

Fan in prima fila per l’Unholy Alliance Tour, un festival con Slayer, In Flames, Lamb of God e Children of Bodom a Londra, 19 novembre 2006 (Dave Etheridge-Barnes/Getty Images)

È per tutti questi motivi che diversi giornalisti, musicisti e appassionati del genere attribuiscono alle band di Göteborg, e più ampiamente alla città, la capacità di aver salvato il metal, o se non altro di avergli fatto prendere un nuovo corso. Prima delle band svedesi c’erano già stati gli inglesi Carcass a introdurre linee melodiche nel metal, ma senza un impatto paragonabile al loro. Secondo Johannesson è un po’ azzardato dire che Göteborg abbia salvato il metal, soprattutto se come metro di giudizio si considera il metalcore, che lei detesta, ma anche secondo lei la città è stata innegabilmente determinante per il successo commerciale di queste band.

Gli stessi In Flames, che oggi sono famosissimi in tutto il mondo, si sono avvicinati un po’ paradossalmente a sonorità più americane, in quello che Nordström ha chiamato «una specie di loop» che non è stato apprezzato da tutti i fan della prima ora.

Il fatto che il death metal melodico si sia sviluppato proprio lì ha a che fare con alcune caratteristiche della Svezia: un paese molto aperto a nuove influenze, dove l’hard rock è sempre stato molto popolare (come lo è tuttora), e che offre un sistema di incentivi pubblici che rende più facile fare musica, arte e altre forme di cultura. Per Johannesson però dipende soprattutto dal gruppo di persone che lo ha alimentato.

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