Questo El Niño potrebbe diventare il più intenso mai misurato

Il fenomeno climatico iniziato a giugno sta preoccupando scienziati e governi: fare previsioni però è molto difficile

Il 7 settembre 2026 a Bogor, in Indonesia, i vigili del fuoco cercano di spegnere un incendio nella discarica di Galuga. El Niño potrebbe star causando ritardi nella stagione delle piogge e prolungando la stagione secca, intensificando la gravità e la diffusione degli incendi in diverse regioni dell’Indonesia (Adriana Adie/ZUMA Press Wire)
Il 7 settembre 2026 a Bogor, in Indonesia, i vigili del fuoco cercano di spegnere un incendio nella discarica di Galuga. El Niño potrebbe star causando ritardi nella stagione delle piogge e prolungando la stagione secca, intensificando la gravità e la diffusione degli incendi in diverse regioni dell’Indonesia (Adriana Adie/ZUMA Press Wire)
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A inizio settembre la segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO nell’acronimo inglese) Celeste Saulo ha avvertito che il fenomeno climatico chiamato El Niño, iniziato a giugno di quest’anno, sta diventando sempre più intenso, molto più di quanto fosse previsto fino a qualche settimana fa. «Stiamo già assistendo a siccità e a inondazioni e ci aspettiamo che aumentino man mano che El Niño si intensifica», ha detto.

El Niño è il singolo fenomeno che più influenza l’intero sistema climatico globale, e può aumentare il rischio di ondate di calore, alluvioni e siccità; ma è anche un fenomeno molto imprevedibile ed è difficile quindi sapere in anticipo quali e quanto gravi saranno i suoi effetti. Quest’anno, per l’intensità eccezionale che potrebbe avere, si parla informalmente di Super El Niño o El Niño Godzilla.

El Niño è la fase più calda di quella che viene chiamata “El Niño-Oscillazione Meridionale” (ENSO), che è il risultato di un cambiamento dei venti e della temperatura dell’acqua nell’oceano Pacifico tropicale. L’intero fenomeno viene diviso in tre fasi: quella più calda è appunto detta El Niño, poi ce n’è una più fredda (La Niña) e una neutra.

El Niño tende ad aumentare temporaneamente la temperatura media globale, accentuando il riscaldamento già in atto a causa dell’emissione di gas serra dovuti alle attività umane. Secondo le previsioni attuali, dovrebbe raggiungere il suo picco (e cioè il massimo riscaldamento delle acque dell’oceano Pacifico equatoriale) a novembre e continuare almeno fino a febbraio del 2027.

A causare un El Niño così intenso potrebbe essere stato l’accumulo di un’enorme quantità di calore sotto la superficie dell’oceano Pacifico. Normalmente gli alisei, cioè i venti costanti tropicali, trasportano l’acqua superficiale da est verso ovest facendo salire l’acqua più fredda che sta in profondità, e limitando così l’aumento eccessivo della temperatura dell’oceano.

Come cambia la circolazione con l’arrivo di El Niño (NOAA/Climate.gov)

La scorsa primavera però gli alisei hanno iniziato a indebolirsi e, in alcune zone, sono comparsi dei venti anomali che andavano nella direzione opposta. Si sono allora formate delle onde, chiamate onde di Kelvin, che hanno trasportato verso est acqua insolitamente calda. A maggio hanno raggiunto il Sudamerica, alzando la temperatura dell’acqua e facendo scendere più in profondità il confine tra l’acqua calda superficiale e quella fredda sottostante. Questo abbassamento ha reso più difficile il raffreddamento dell’acqua in superficie.

Quando l’oceano è più caldo si hanno effetti sull’atmosfera: in questo caso le grandi zone di temporali e piogge si sono spostate verso est. Gli alisei si sono indeboliti ancora di più e dalle profondità dell’oceano è salita ancora meno acqua fredda. Si è innescato, insomma, un circolo vizioso che si interromperà solo quando tutta l’energia in eccesso accumulata nell’oceano Pacifico con l’aumento delle temperature si redistribuirà in altre zone o verrà trasferita all’atmosfera. Solo che è davvero tanta.

Ad agosto sotto la superficie dell’acqua sono state misurate in alcuni punti temperature anche di 10 gradi superiori alla media. L’indice Niño 3.4, che misura le anomalie della temperatura della superficie del Pacifico equatoriale centro-orientale, è passato da +1,5 gradi tra maggio e luglio, a +2,6 gradi dopo la metà di agosto. Il picco dovrebbe essere di +4 gradi a novembre.

Ancora non sappiamo esattamente quali saranno gli effetti di un El Niño tanto forte perché è un fenomeno su cui è molto difficile fare previsioni: solo dopo luglio la probabilità che fosse molto intenso ha superato l’81 per cento. A giugno era del 63 e a maggio del 37.

Le previsioni sono difficili anche perché gli effetti di El Niño potrebbero combinarsi a quelli di altri importanti fenomeni climatici che stanno avvenendo in altre parti del mondo. Per esempio anche l’oceano Indiano sta entrando in una fase eccezionalmente calda: insieme agli effetti di El Niño, questo potrebbe portare a periodi di siccità molto grave in Australia e contemporaneamente a precipitazioni estremamente intense nel Corno d’Africa, in Africa orientale.

Anche l’oceano Atlantico è molto più caldo del normale, così come il Mediterraneo. Tutti questi fenomeni possono interagire tra loro e con El Niño, rafforzandone o attenuandone gli effetti.

Previsioni delle variazioni di temperatura dell’aria tra settembre e novembre del 2026 rispetto al periodo di riferimento, compreso tra il 1993 e il 2009 (The WMO Lead Centre for Seasonal Prediction Multi-Model Ensemble)

Secondo la comunità scientifica l’intensità straordinaria di questo El Niño aiuta a spiegare già molti degli eventi che si sono verificati in queste settimane, come gli incendi in Indonesia e l’indebolimento delle piogge monsoniche in India.

Le conseguenze più estese saranno soprattutto sui settori più sensibili al clima, come l’agricoltura, la salute, l’energia e le risorse idriche. Secondo il World Food Programme (WFP) El Niño potrebbe portare 50 milioni di persone alla fame acuta, cioè alla mancanza grave e immediata di cibo, soprattutto in America Latina, Caraibi e Africa subsahariana.

Anche in Europa potrebbero esserci danni molto gravi e situazioni d’emergenza, a cui sarebbe bene prepararsi. I prezzi degli alimenti, per esempio, potrebbero alzarsi e potrebbero esserci carenze. Angela Eagle, ministra dell’Ambiente del Regno Unito, ha detto: «se disponete di una scorta di cibo sufficiente a sopravvivere per un po’ prima che i servizi di emergenza possano raggiungervi, vi troverete in una situazione decisamente migliore rispetto a chi non ne ha».

Secondo il CNR in Italia le temperature in autunno saranno generalmente sopra la media, mentre le precipitazioni potrebbero essere inizialmente un po’ sotto e poi normalizzarsi. Aggiunge comunque che «non è possibile effettuare una previsione affidabile». L’Osservatorio europeo della siccità considera in allerta diverse aree del Nord e del Centro Italia.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha risposto a una domanda su El Niño in un’intervista su Repubblica, dicendo che il governo è «consapevole che è il grande tema del futuro».