In questa scuola di Como andava tutto bene
Poi il sindaco ha deciso di trasformarla a tutti i costi in un parcheggio multipiano: la vicinanza allo stadio è parte della storia
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L’ultima immagine circolata su giornali e social in cui compare il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, lo mostra affaccendato a spostare armadi nei corridoi di una scuola. Armadi che poi, come si vede nei video di alcuni residenti, vengono gettati da una finestra del secondo piano dell’edificio. Le aule che Rapinese stava sgomberando sono inutilizzate da anni e ora inagibili, si trovano al secondo e al terzo piano della scuola elementare Venini, poco fuori dal centro storico di Como. Il tentativo di sgombero serviva a fare posto a 200 bambini di un altro istituto, la scuola elementare Corridoni di via Sinigaglia, che un anno fa il comune ha deciso di chiudere per trasformarla in un parcheggio multipiano.
Ma a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico – previsto per il 14 settembre – non si sa ancora dove faranno lezione tutti questi studenti: la sistemazione delle aule inagibili mostrate nei video era un espediente dell’ultim’ora e non sta funzionando. Oltre ad aver provocato molte proteste da parte delle famiglie dei bambini, questa soluzione non ha convinto gli uffici provinciali e regionali incaricati di gestire le scuole, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e il Consiglio di Stato, che per ora ha bloccato il trasferimento degli studenti dalla Corridoni.
Valditara, a cui a fine agosto avevano scritto le famiglie degli studenti rimasti senza scuola, parlando al giornale locale La Provincia di Como ha definito la situazione «oggettivamente anomala e inaccettabile». Rapinese, un indipendente di centrodestra che è noto per la sua sfacciataggine e per l’aggressività con cui talvolta risponde alle critiche, ha dichiarato in una trasmissione radiofonica della città che «il ministro parla e non sa niente».
Un video in cui si vede Rapinese spostare mobili nella scuola Venini
La scuola Corridoni di via Sinigaglia si trova a pochi metri dallo stadio Sinigaglia, dove quest’anno la squadra di calcio del Como giocherà sia le partite di Serie A che quelle della Champions League, la principale competizione europea. La vicinanza allo stadio è al centro di questa storia: nel 2025 il Como ha presentato al comune un ambizioso progetto di riqualificazione dell’impianto, che ora può ospitare un massimo di 12.300 spettatori, per far sì che diventi una struttura in grado di accogliere molti più tifosi, ma anche turisti e residenti non necessariamente interessati al calcio. Il progetto prevede infatti negozi, ristoranti e la possibilità di ospitare concerti e altri eventi, sul modello degli stadi inglesi.
Il progetto ha ricevuto molte contestazioni, dai residenti ma anche da più di cento architetti, che hanno firmato una lettera per il comune in cui dicono di ritenerlo troppo invasivo per il quartiere in cui si trova, in riva al lago e in una zona considerata di grande valore storico e architettonico. Tra le critiche più frequenti c’è stata quella sulla viabilità: il centro di Como è in una piccola conca stretta tra il lago e le montagne, e a causa della conformazione del luogo le strade che permettono di raggiungere lo stadio sono poche e trafficate.
Rapinese sostiene che costruire un parcheggio multipiano nella zona aiuterebbe a risolvere il problema. E in effetti nel progetto presentato dal Como, che è ancora in attesa dell’approvazione di alcuni aspetti finanziari, un parcheggio multipiano per i tifosi è in effetti previsto. Si trova però in un’altra via, non molto distante, e non ha nulla a che fare con la scuola elementare. Il sindaco ha insistito per inserire comunque la scuola di via Sinigaglia in un più ampio piano di chiusura di alcune scuole della città, e ha insistito per fare in modo che possa essere sostituita con un parcheggio, in aggiunta a quello previsto dal Como.
Anche se si è arrivati a settembre senza una soluzione definitiva, di questa storia si parla da mesi, e ad aprile anche il Como era intervenuto cercando di tirarsene fuori: aveva detto che sulle questioni urbanistiche la società si affida alle decisioni del comune, facendo un po’ capire di non aver chiesto direttamente la chiusura della Corridoni ma di non essere nemmeno interessata a impedirla. Nei mesi precedenti la scuola aveva sospeso in segno di protesta una collaborazione con il Como che durava da anni e che prevedeva lezioni sullo sport e incontri tra giocatori e studenti.
Rapinese si è sempre dichiarato un grande sostenitore dei progetti del Como per l’ampliamento dello stadio, una posizione che spera possa portargli molti voti alle elezioni comunali del prossimo anno. D’altra parte, Rapinese è da tempo diventato noto anche fuori da Como per alcune decisioni spregiudicate e molto polarizzanti, talvolta prese a prescindere dal consenso che potevano procurargli in città. L’ultima, finita anche sui giornali nazionali e su diversi internazionali, è stata vietare le bici in molte vie del centro storico, presa dopo che lui stesso era stato investito da una bici in centro.
Negli ultimi due anni a Como ha causato molte proteste anche il piano di Rapinese di chiudere otto tra scuole e asili, quello in cui è inclusa anche la Corridoni di via Sinigaglia. Il sindaco e la giunta hanno giustificato la decisione parlando di calo demografico e di sottoutilizzo delle strutture scolastiche: secondo le previsioni del comune entro il 2030 ci saranno mille bambini in meno rispetto al 2012 nelle scuole elementari e ci sono troppe scuole con molte aule vuote su cui serve fare interventi di manutenzione.
Il consiglio d’istituto della Corridoni però ha ritenuto ingiustificata la decisione, dato che il numero degli studenti è rimasto stabile negli ultimi anni e visto che ospita anche studenti con disabilità (a giugno scorso erano diciassette in undici classi). Può farlo grazie alla presenza di spazi appositamente attrezzati e realizzati da poco con fondi del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato con i fondi europei per uscire dalla crisi della pandemia.
Il consiglio d’istituto aveva anche fatto un ricorso al tribunale amministrativo regionale, il TAR, contro la decisione del sindaco, ma a luglio i giudici avevano dato ragione all’amministrazione. A inizio settembre invece il Consiglio di Stato, l’ultimo grado della giustizia amministrativa, ha sospeso il trasferimento delle classi della Corridoni. I giudici hanno chiesto all’ufficio scolastico regionale di realizzare entro il 9 settembre una relazione sulle condizioni delle aule della scuola Venini, quella in cui era andato Rapinese di persona a sgomberare, per capire se possano essere rese agibili in breve tempo.
Intanto il 14 e il 15 settembre tutti gli studenti potranno fare ritorno alla Corridoni per i primi due giorni di scuola, in attesa di una decisione definitiva dei giudici.
Il Consiglio di Stato ha deciso di rivalutare quanto era già stato deciso dal TAR perché da luglio a oggi la situazione è molto cambiata: le soluzioni alternative proposte dal comune per ospitare gli studenti della Corridoni sono state giudicate impraticabili. Nel piano di organizzazione delle scuole presentato l’autunno scorso dalla giunta di Rapinese, i 200 studenti della Corridoni si sarebbero dovuti trasferire già da questo settembre in un’altra scuola vicina, la Foscolo di via Borgovico, dopo alcuni lavori per ampliarla. Quei lavori però non sono mai iniziati.



