C’era una volta il rovescio a una mano
Per la prima volta nessun semifinalista dei tornei del Grande Slam fa questo colpo
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La partita persa di recente dal tennista greco Stefanos Tsitsipas negli ottavi di finale degli US Open contro Ben Shelton ha un significato che va oltre la sconfitta in sé e che è il caso di definire storico. Per la prima volta in 149 anni (da quando cioè esiste Wimbledon) i tennisti che fanno il rovescio a una mano saranno del tutto assenti dalle semifinali dei quattro tornei stagionali del Grande Slam. «È un colpo così tradizionale, classico: è un peccato si stia perdendo», ha detto Tsitsipas, uno dei soli cinque tennisti che, tra i primi 100 al mondo, fanno ancora il rovescio a una mano; gli altri sono Lorenzo Musetti, Denis Shapovalov, Daniel Altmaier e Aleksandar Kovacevic.
L’assenza di tennisti con il rovescio a una mano nelle fasi finali dei tornei più importanti è la conferma di una tendenza in atto da tempo. Per come si è evoluto il gioco negli ultimi decenni, è diventato un colpo molto più attaccabile e difficile da controllare rispetto all’alternativa ormai nettamente predominante: il rovescio a due mani.
Con i miglioramenti fisici, tecnologici e tecnici, i tennisti sono sempre più veloci e potenti. È quindi sempre più complicato reggere con una sola mano l’impatto dei colpi avversari quando si fa un rovescio, il colpo in cui si colpisce la palla dal lato non dominante del corpo, quello opposto al dritto.
Per tutta la prima parte della storia del tennis quasi tutti giocavano il rovescio a una mano. Anche quando cominciò a diffondersi, il rovescio a due mani rimase minoritario per decenni. I primi grandi campioni a renderlo popolare furono Jimmy Connors e Björn Borg tra gli uomini e Chris Evert tra le donne, tra gli anni Settanta e Ottanta. Il 1977 fu l’ultimo anno in cui tutte le semifinali maschili dei tornei del Grande Slam si giocarono con tennisti con il rovescio a una mano.
Nel femminile oggi l’inversione di tendenza è ancora più netta e consolidata. L’ultima a vincere uno Slam usando di norma il rovescio a una mano fu Francesca Schiavone nel 2010 e oggi in top 100 ci sono appena quattro tenniste che fanno il rovescio a una mano (e appena 14 tra le prime mille). Due di loro hanno più di trent’anni e una terza, la francese Diane Parry, di recente ha cominciato ad alternarlo con il rovescio a due mani, impiegando quest’ultimo nel primo colpo dello scambio, cioè la risposta al servizio avversario.
Parlando della decisione di cambiare, Parry ha spiegato che rispondeva spesso con un rovescio in back (un colpo con un effetto che tende a far rimbalzare la pallina all’indietro) perché non aveva abbastanza tempo per cambiare impugnatura e prepararsi a colpire: «Con il rovescio a una mano hai meno potenza in risposta, cosa che si nota molto contro giocatrici dotate di un servizio potente. Con il rovescio a due mani, invece, sento di riuscire quantomeno a bloccare meglio la palla, a rispondere più velocemente e a prendere l’iniziativa già nelle prime fasi dello scambio».
Quello che sta facendo Parry non è comune, né facile per chi è abituato a fare il rovescio (e altre cose) a una mano
L’inesorabile declino del rovescio a una mano è vissuto con una certa tristezza da molti appassionati di tennis, soprattutto dai più tradizionalisti, che sono la maggioranza. Ancora oggi viene infatti considerato uno dei colpi esteticamente più appaganti del tennis, associato alla raffinatezza e alla pulizia stilistica. È uno dei motivi per cui, seppur non fosse il suo colpo più efficace, Roger Federer viene considerato da molti il giocatore più elegante di tutti i tempi. Farlo richiede grande coordinazione, velocità e tecnica; in cambio, consente una maggior imprevedibilità e varietà di colpi.
La sua scomparsa è in parte causa e in parte conseguenza, secondo chi lo rimpiange, di un generale appiattimento del modo in cui si gioca a tennis ad alti livelli. «Un tempo c’era una grande varietà di stili, mentre oggi tutti giocano allo stesso modo», ha detto Tsitsipas. È una lettura un po’ semplicistica, ma per certi versi sensata. Oggi in quasi tutte le superfici e i contesti prevalgono spesso i tennisti e le tenniste che sono più costanti e potenti negli scambi da fondo campo, anche senza il bisogno di variare molto il gioco con discese a rete, palle corte e colpi a effetto.
L’evoluzione del tennis dice che, perlomeno nei prossimi anni, sarà sempre più difficile vedere tenniste e tennisti d’élite con il rovescio a una mano, ma non è detto che le cose non cambieranno. Potrebbe anche essere sufficiente l’affermazione di un nuovo fenomeno con il rovescio a una mano, e la conseguente emulazione che genererebbe, per invertire almeno parzialmente la tendenza. Intanto, all’opposto di chi ancora fa il rovescio a una mano, c’è chi (ma sono pochissimi) fa pure il dritto a due mani.



