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  • Venerdì 4 settembre 2026

Nomi, cose, città

Perché da qualche settimana sul Post scriviamo Kyiv, e come prendiamo queste decisioni

Una vista di Kyiv, la capitale dell'Ucraina. (Ercin Erturk/Anadolu Agency via Getty Images)
Una vista di Kyiv, la capitale dell'Ucraina. (Ercin Erturk/Anadolu Agency via Getty Images)
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Da qualche settimana sul Post scriviamo Kyiv al posto di Kiev, e in generale i nomi dei luoghi ucraini nella dizione ucraina invece che in quella russa. È una delle molte scelte di scrittura e linguaggio che discutiamo ogni settimana, niente che meriti un solenne annuncio; anche perché sono decisioni sempre in evoluzione, su cui non escludiamo mai di ritornare. Ma siccome questo è uno di quei casi, e in generale le persone che leggono il Post conoscono la nostra grande ossessione attenzione per le questioni di lingua e di parole, eccoci qua.

La prima cosa da dire è che su queste questioni non esistono regole assolute e generali, nemmeno quella che ci piace di più. Tutti possono avere un’opinione, nessuno può pensare che la sua sia universale. Suonerebbe strano se chiamassimo Londra “London” o Parigi “Paris”. Allo stesso tempo ci suona ormai strano sentire parlare del “Nuovo Messico”. Al Post il criterio più importante è sempre la familiarità, perché abbiamo la priorità di farci capire dal maggior numero di persone possibili. È il criterio che pesa di più.

Che sia il più importante non vuol dire che sia l’unico. A un certo punto abbiamo iniziato a chiamare “Malaysia” la Malesia, per esempio, per quanto meno familiare. Cerchiamo notoriamente di dire “nederlandese” invece di “olandese”, e lì a vincere è la precisione. Fino a qualche anno fa scrivevamo “sindaco” anche delle donne, poi hanno vinto la maggior precisione e la crescente familiarità di “sindaca”. Valutiamo e decidiamo caso per caso. Quando è il caso, rivalutiamo.

Sappiamo che attorno a tante di queste scelte ci sono rivendicazioni culturali e politiche, è normale. Al Post pensiamo che il nostro mestiere sia tenerne conto e valutarle come valutiamo il resto, senza aderire a campagne attiviste e di opinione, a prescindere da quanto possiamo trovarle rispettabili e benintenzionate. L’unica missione del Post riguarda l’affidabilità, la precisione e la chiarezza. Prendiamo in considerazione anche quello che dicono norme e convenzioni ufficiali, ma non per questo chiameremmo “Lake America” il Lago Ontario. E valutiamo le decisioni di paesi e luoghi che chiedono di essere chiamati in un certo modo. Volta per volta il risultato è diverso.

Con l’Ucraina ci sembra che la familiarità, la precisione e la sensibilità maggioritaria vadano ormai nella stessa direzione. Leggiamo di Kyiv ogni giorno da anni. Al Post scriviamo già Donbas con una sola esse, come gli ucraini. Città come Lviv e Kharkiv ci sono note più nella versione ucraina che in quella russa. Qualche volta sarà meno pratico – Chornobyl al posto di Chernobyl, per dire – e in quei casi ci preoccuperemo di farci capire ricordando la versione precedente. Ci conforta che la scelta coincida anche con quella della grandissima maggioranza delle persone ucraine, che il posto in cui vivono preferiscono chiamarlo così.