Un giorno dentro il calciomercato
L'ultimo, dall'hotel in cui si fanno le trattative: un «giorno da stalker», ma anche «un circo divertente»
di Riccardo Trabattoni
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Sono le 15 di pomeriggio del 1° settembre e nell’incasinata hall dell’hotel Sheraton di Milano, in zona San Siro, Alae Hadaji è seduto, ansioso, su una poltrona. Ha 24 anni e fa il calciatore, ma è svincolato, cioè senza squadra. Il suo procuratore gli ha dato appuntamento lì perché forse gli ha trovato una squadra italiana in cui giocare, dopo una stagione passata tra la Serie C tedesca e la Serie B slovena. Hadaji è ansioso perché alle 20 il calciomercato finirà. Gli svincolati come lui possono essere tesserati anche dopo, ma a settembre è difficile trovare una squadra professionistica disposta a farlo.
Hadaji è uno dei pochissimi calciatori presenti allo Sheraton. È lì in occasione dell’ultimo giorno di calciomercato, il periodo in cui le squadre comprano e vendono calciatori. Più che i calciatori allo Sheraton girano però agenti e procuratori vestiti di tutto punto, dirigenti societari, rappresentanti istituzionali, qualche influencer e parecchi giornalisti, spesso in competizione tra loro per arrivare prima su questa o quella notizia.

Alae Hadaji nella hall dell’hotel Sheraton di Milano, 1 settembre 2026 (Riccardo Trabattoni/il Post)
Il calciomercato italiano si conclude in un hotel per una questione di tradizione, ma anche di visibilità. Canali come Sky Sport o Sportitalia raccontano il calciomercato puntando molto sulla frenesia delle ultime ore, con lunghe dirette che culminano nell’attesa chiusura della “porta del calciomercato”, che è in una zona della sala stampa a cui possono accedere in pochi.
Questa porta, però, è soltanto simbolica. I contratti, infatti, non devono più essere depositati fisicamente nella sede della Lega di riferimento (che un tempo si allestiva nello stesso hotel, e alla quale si accedeva proprio da quella porta), ma tramite una piattaforma digitale. Ormai quasi tutte le trattative sono fatte a distanza.
Eppure avere una sede fisica in cui chiudere il calciomercato ha ancora un suo senso pratico. Lo Sheraton ha persino trasformato alcune sue suite in uffici, talvolta riservati a una sola squadra. Qualche trattativa di mercato, insomma, si fa ancora, se non proprio nella hall – come succedeva tempo fa – quantomeno nell’albergo.
Per questo non è raro trovare alcuni giornalisti di fronte agli ascensori dell’hotel, pronti a intercettare il dirigente o l’agente di turno e cercare l’esclusiva. È il caso di Giuseppe Crescibene e Francesco Di Pasquale, che partecipano all’evento da diversi anni. Secondo Di Pasquale, che lavora per Sportitalia, questo evento è «70 per cento show», ma anche una sorta di test finale, dopo mesi di chiamate, ricerche e studio su chi è chi e quale squadra potrebbe comprare, o vendere, quale calciatore.

Crescibene e Di Pasquale di fronte agli ascensori dello Sheraton, 1 settembre 2026 (Riccardo Trabattoni/il Post)
Sapere chi è chi risulta spesso determinante perché se non si conoscono già i volti di certi agenti e dirigenti diventa difficilissimo capire a chi rivolgersi. Di Pasquale dice che la prima volta in un contesto di quel tipo è per tutti «l’inferno». Colpa del caos generale della hall, ma anche del fatto che quasi tutti tengono nascosta la parte del proprio badge con nome e ruolo, così da farsi riconoscere e contattare solo da chi interessa a loro. Mentre parlano al telefono, alcuni agenti si coprono la bocca.
C’è poi il problema delle notizie false, spesso difficili da distinguere da quelle vere. Un altro giornalista, che preferisce restare anonimo, racconta che una volta l’agente di un calciatore di Serie A gli riferì dell’interesse di una squadra per il suo assistito. Lui riportò la notizia, ma solo in seguito capì che era probabilmente falsa e serviva solo a mettere pressione al club del calciatore affinché gli rinnovasse il contratto, in scadenza.
Per Crescibene, che lavora per Salernitana News, la chiusura del calciomercato è un «giorno da stalker», come, scherzandoci su, lo definisce lui stesso, ma anche una grande occasione professionale. Per un giovane giornalista come lui, partito da Salerno alle 4 del mattino, è un modo per farsi nuovi contatti, farsi conoscere e partecipare, in qualità di inviato, a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, locali e non.

Nella zona dedicata alla stampa ci sono delle postazioni apposite dove sistemarsi con cuffie, telefono e microfono per partecipare a una diretta, e una piccola parte è occupata stabilmente da una sola emittente, Antenna Sud (Riccardo Trabattoni/il Post)
Ma non tutti quelli che girano per lo Sheraton in cerca di notizie sono o si qualificano come giornalisti. Aldo Cantafio ha 29 anni ed è uno studente di giurisprudenza di Catanzaro: di sera fa il cameriere per pagarsi gli studi e «come hobby» fa sia l’osservatore calcistico che l’esperto di calciomercato. Tra l’altro, è l’unico tra le centinaia di persone presenti che non usa un cellulare, ma scrive tutto a mano.

Gli appunti di Cantafio (Riccardo Trabattoni/il Post)
Per un giornalista, però, è praticamente impossibile incrociare lì gli agenti più noti o i dirigenti delle squadre di Serie A. Perché, ormai, molti nemmeno ci sono: l’unico dirigente di una squadra di Serie A che si è fatto vedere allo Sheraton è stato l’amministratore delegato della Juventus, Giovanni Carnevali. Lui, però, è anche il capo di Master Group Sport, la società che ha organizzato l’intero evento insieme all’Associazione Italiana Direttori Sportivi.
È molto più facile incrociare – ammesso che si riesca a riconoscerli – i dirigenti delle squadre di Serie B o Serie C. Talvolta li si vede persino discutere animatamente delle loro trattative, in certi casi addirittura con due telefoni in mano.
Uno di loro, il presidente del Livorno Joel Esciua, racconta che per lui l’ultima giornata di calciomercato è «l’ora della verità», un «rendez-vous degli habitué del calcio», e «un circo, ma un circo divertente». Per squadre come la sua, che gioca in Serie C, è anche molto utile: una delle tre trattative che sta seguendo è partita il giorno prima proprio in hotel.

Anche fuori dall’hotel ci sono molti giornalisti, agenti e dirigenti, e l’odore di fumo di sigaretta e sigari è forte (Riccardo Trabattoni/Il Post)
Ma nonostante tutti i dirigenti, agenti e influencer lì presenti, la persona più attesa della giornata, quella a cui vengono chieste più foto, è un giornalista, Tancredi Palmeri. L’unico che, mentre registra un video per i social, riesce a radunare un pubblico piuttosto nutrito intorno a lui.
Negli ultimi anni, Palmeri è diventato uno dei giornalisti sportivi più noti d’Italia, soprattutto grazie al suo stile tra lo scanzonato e il provocatorio. E dato che Sportitalia, l’emittente per cui lavora, è l’unica ad avere le proprie videocamere di fronte alla fantomatica porta del calciomercato, è proprio Palmeri il giornalista che ne racconta la chiusura – a suo modo un evento, a prescindere da tutte le trattative di mercato.
L’anno scorso fece così
A dieci minuti dalle 20 in sala stampa si sente già la voce di Palmeri alzarsi parecchio, mentre sempre più persone si accalcano con i telefoni e le videocamere puntate per filmare l’evento. Ma quando mancano dieci secondi, con sorpresa e un pizzico di delusione, nessuno fa il conto alla rovescia. La porta si chiude, il calciomercato finisce.
Alae Hadaji, per ora, è senza squadra.



