Il parlamento del Nicaragua ha approvato una riforma costituzionale che esclude le opposizioni dalle elezioni

Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega insieme alla moglie e co-presidente del paese Rosario Murillo durante un comizio nel 2018 (AP Photo/Alfredo Zuniga)
Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega insieme alla moglie e co-presidente del paese Rosario Murillo durante un comizio nel 2018 (AP Photo/Alfredo Zuniga)

Martedì sera il parlamento monocamerale del Nicaragua ha approvato una riforma costituzionale che esclude di fatto le opposizioni dalle elezioni. A luglio il presidente Daniel Ortega, che governa il paese in modo sempre più autoritario da oltre 20 anni, aveva detto di voler abolire le elezioni. Queste affermazioni erano state molto criticate da diversi paesi (tra cui gli Stati Uniti) e organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione degli Stati Americani, che comprende 35 stati americani tra cui il Nicaragua. Il parlamento deve approvare la riforma una seconda volta per renderla definitiva: è molto probabile che accada perché il partito del presidente Daniel Ortega ha un’ampia maggioranza.

La riforma non abolisce le elezioni ma vieta di candidarsi a coloro che il regime di Ortega considera «legati a tentativi di colpo di stato, finanziamenti esteri, sanzioni internazionali o atti contro la sovranità», oltre a coloro che vengono definiti «traditori della patria». Viene comunque spostata la data dalle prossime elezioni presidenziali dal 2027 al 2028.

Ortega, che ha 80 anni, è in carica dal 2007 e dal 2025 è co-presidente insieme alla moglie Rosario Murillo. In quasi vent’anni ha progressivamente eroso la democrazia e smantellato le tutele legali che imponevano limiti e controlli sul potere del presidente, ricorrendo spesso a metodi violenti per arrestare e detenere gli oppositori. Le elezioni in Nicaragua non sono libere già da anni perché il regime impedisce pretestuosamente agli oppositori politici di parteciparci. La riforma approvata ufficializza quello che già avviene.