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  • Lunedì 31 agosto 2026

L’Argentina è piena di merci contraffatte e di contrabbando

È un effetto di alcune politiche economiche del presidente Javier Milei, che non sembra preoccuparsene troppo

Persone trasportano merci in Argentina dalla Bolivia dopo aver attraversato il confine a Aguas Blancas, nell'ottobre del 2025 (Sarah Pabst/Bloomberg)
Persone trasportano merci in Argentina dalla Bolivia dopo aver attraversato il confine a Aguas Blancas, nell'ottobre del 2025 (Sarah Pabst/Bloomberg)
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Negli ultimi due anni in Argentina è notevolmente aumentato il numero di merci contraffatte o di contrabbando in circolazione. Vestiti, scarpe, alcolici, cibo, sigarette e prodotti elettronici – in particolare telefoni cellulari – sono immessi sul mercato locale aggirando i canali legali di importazione. Succedeva già in passato, ma le dimensioni del fenomeno sono molto cresciute come risultato delle politiche economiche del presidente ultraliberista Javier Milei.

Milei ha sostenuto la moneta locale, il peso, rendendo più conveniente comprare all’estero, e ha eliminato molta burocrazia e molti controlli sulle importazioni, con l’obiettivo di rendere l’economia più aperta al commercio internazionale. Questo ha facilitato la vita dei contrabbandieri, al punto che molti produttori locali fanno fatica a reggere la concorrenza illegale e alcuni sono stati costretti a chiudere. Il governo però non sembra essere preoccupato.

Il mercato di San Telmo a Buenos Aires, il 13 maggio 2026 (Sarah Pabst/Bloomberg)

Secondo la società di consulenza MAP nel 2025 l’Argentina ha perso una cifra corrispondente a due miliardi di euro in imposte doganali non pagate, pari allo 0,3 per cento del PIL del paese. La Camera di commercio argentina stima che il 40 per cento delle birre e il 30 per cento degli pneumatici venduti nel paese siano di contrabbando e la quota di telefoni cellulari importati illegalmente è salita dal 7 per cento del 2023 a un terzo oggi.

Di pari passo con i prodotti di marca che arrivano in modo illegale sono aumentati anche quelli contraffatti, che sfruttano i canali di vendita informali e meno controllati.

Questo aumento è il risultato di vari fattori: il primo sono le politiche monetarie. Dall’inizio della sua presidenza Milei è riuscito a rendere il peso più forte e più stabile in rapporto alle principali valute straniere, a partire dal dollaro. Politiche monetarie favorite da un consistente aiuto statunitense hanno sostenuto la valuta, riuscendo anche ad avvicinare il tasso di cambio “informale” a quello ufficiale. In precedenza i due tassi erano molto diversi: servivano molti più pesos per ottenere un dollaro nei cambiavalute per strada rispetto al cambio ufficiale, quello praticato dalle banche, che però aveva vari limiti di accessibilità.

La progressiva convergenza dei due cambi è stata un risultato positivo per molti aspetti dell’economia, ma ha reso i prodotti sul mercato locale molto più costosi (il costo della vita in Argentina è ora fra i più alti del Sudamerica). È diventato quindi più conveniente comprare beni all’estero, e questo ha favorito la notevole crescita delle operazioni di contrabbando. Nelle province di confine, come quella di Salta (vicina al confine con Bolivia e Cile) o Corrientes (Paraguay e Brasile) si è sviluppata un’economia parallela di persone e piccole organizzazioni clandestine che comprano merci all’estero e le portano in Argentina, sfruttando controlli di frontiera non così rigidi.

Al contrabbando classico si aggiungono altri meccanismi. Milei ha eliminato una norma con cui il governo stabiliva dei valori di riferimento sui prodotti importati. La misura voleva favorire l’apertura dell’economia argentina al commercio internazionale, ed eliminare possibili cause di corruzione: i prezzi di riferimento potevano essere condizionati da pressioni e pagamenti illegali delle aziende importatrici a enti e funzionari che dovevano definirli.

L’effetto indesiderato è stato però che è diventato più facile eludere i dazi doganali sottostimando nelle fatture il valore delle merci importate (i dazi si pagano in percentuale sul valore della merce): molti importatori hanno iniziato a farlo per pagare meno tasse. Il valore di una maglietta di marca, per esempio, può essere dichiarato in pochi centesimi per la dogana: questo permette di venderla a prezzi notevolmente inferiori, aggirando le tasse.

Persone trasportano merci al confine fra Argentina e Paraguay, a Nanawa, nel maggio del 2024 ( REUTERS/Cesar Olmedo)

Le aziende tessili argentine dicono di non poter reggere questa concorrenza illegale, mentre gli importatori che pagano tutte le tasse si ritrovano con i magazzini pieni, perché i loro prodotti sul mercato costano molto di più di quelli entrati evitando i dazi doganali.

È stata anche eliminata la necessità di un timbro doganale fisico sui prodotti importati, sostituito da un sistema digitale, che è più facilmente aggirabile e meno visibile per gli acquirenti finali. L’aumento di questi canali informali e non controllati di vendita favorisce anche l’immissione sul mercato di prodotti contraffatti.

Un’altra via di ingresso di merci dall’estero è costituita dall’enorme espansione dei siti di e-commerce: le merci entrate attraverso questi canali sono aumentate del 300 per cento nel 2025, mettendo in crisi i controlli doganali. Il governo Milei ha infatti previsto importazioni attraverso questi siti con tasse ridotte o nulle: era una misura intesa per gli acquisti per uso personale, ma viene sfruttata anche da negozi e piccole imprese per riempire i magazzini pagando pochissime tasse.

Il fenomeno può avere effetti pericolosi anche per la salute: è il caso dei thermos, molto usati in Argentina per consumare il mate, bevanda tradizionale a base dell’omonima erba. Molti thermos che entrano illegalmente nel paese dall’estero spesso non rispettano gli standard previsti e sono fabbricati con metalli potenzialmente tossici.

Soprattutto nelle province più vicine ai confini il fenomeno ha ripercussioni anche sull’agricoltura, perché frutta, verdura e cereali provenienti dall’estero hanno prezzi molto bassi (per l’alto valore del peso). Alcuni produttori locali dicono che vendere i loro prodotti a quel prezzo non è economicamente sostenibile, e rinunciano anche a raccoglierli.

Il presidente Javier Milei a Buenos Aires, il 25 maggio 2026 (AP Photo/Natacha Pisarenko)

Il governo ha finora rifiutato ogni possibile correzione delle misure messe in atto, e anche i controlli alle frontiere per limitare il contrabbando rimangono piuttosto limitati (sarebbero comunque molto complessi). Contrabbando e concorrenza illegale sui prezzi vengono considerati effetti collaterali e tutto sommato accettabili per l’apertura di un’economia in passato molto chiusa nei rapporti con l’estero, e l’attenzione è rivolta principalmente alla diminuzione dei prezzi per i consumatori.

Milei in economia è un ultraliberista convinto che il mercato, se lasciato senza grandi regolamentazioni, sia capace di autocorreggersi. In un discorso al parlamento ha detto: «Ovviamente, se l’azienda locale non riesce a competere, fallisce e licenzia i dipendenti. Ma il consumatore risparmia denaro che può essere utilizzato per acquistare altri beni, generando nuovi posti di lavoro in un altro settore più produttivo che offrirà salari migliori». Ha inoltre definito le lamentele del settore industriale come tentativi di difendere privilegi di categoria.