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  • Domenica 30 agosto 2026

Carlos Alcaraz torna dove tutto era iniziato

Gli US Open sono il torneo in cui si affermò, e da cui sono passati diversi momenti decisivi della sua carriera: ora se ne aggiunge un altro

Alcaraz festeggia con il suo team la vittoria degli US Open del 2022, quando aveva 19 anni (Tim Clayton/Corbis via Getty Images)
Alcaraz festeggia con il suo team la vittoria degli US Open del 2022, quando aveva 19 anni (Tim Clayton/Corbis via Getty Images)
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Forse nessun torneo è più adatto degli US Open a raccontare il percorso di crescita di Carlos Alcaraz come tennista. L’edizione del 2021, giocata a 18 anni, fu quella in cui si fece conoscere: batté l’allora numero 3 del mondo Stefanos Tsitsipas e arrivò fino ai quarti di finale. L’anno successivo lo vinse e ottenne così il suo primo titolo in uno Slam, i tornei più importanti del tennis, grazie anche ad alcune straordinarie rimonte. Divenne così il più giovane numero 1 al mondo di sempre. Nel 2024 fu eliminato a sorpresa al secondo turno, mentre nel 2025 vinse dominando, con appena un set perso in tutto il torneo.

Quest’anno proprio agli US Open a New York tornerà in campo dopo quasi cinque mesi di assenza per un infortunio al polso, durante i quali ha saltato diversi tornei importanti, facendosi superare da Alexander Zverev al secondo posto della classifica mondiale. Considerata l’assenza del suo grande rivale Jannik Sinner, il numero 1 al mondo, è difficile non considerarlo subito tra i favoriti per la vittoria, ma bisognerà capire in che condizioni fisiche è e se riuscirà a riprendere subito il ritmo di una partita competitiva dopo tanto tempo.

Dopo aver giocato due partite nel torneo di doppio misto assieme a Serena Williams, lunedì esordirà nel singolare contro il russo Roman Safiullin. Tra il 2024 e il 2025 Sinner e Alcaraz si erano divisi equamente gli Slam, vincendone 4 a testa (sono quattro all’anno: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open); lo scorso anno per tre volte di fila si sono affrontati in finale. Quest’anno però prima Sinner ha perso in semifinale agli Australian Open, vinti da Alcaraz, e poi lo spagnolo ha saltato il Roland Garros (vinto da Zverev) e Wimbledon (vinto da Sinner). Contro ogni pronostico, insomma, è già certo che nel 2026 non ci sarà nessuna finale Slam tra i due.

Alcaraz nel recente torneo di doppio misto contro Serena Williams (Darren Carroll/USTA via Getty Images)

Agli US Open del 2021 Carlos Alcaraz ci arrivò da diciottenne semi sconosciuto. I più appassionati ed esperti parlavano già del suo enorme talento, ma la maggior parte del grande pubblico lo conosceva poco. Era il numero 55 del ranking, aveva vinto un solo torneo a livello ATP, il principale circuito maschile professionistico, nel poco prestigioso 250 di Umago. Nelle sue tre presenze ai tornei del Grande Slam, tutte di quell’anno, aveva raggiunto al massimo il terzo turno al Roland Garros. Agli US Open cominciò vincendo con agio contro due giocatori più esperti, Cameron Norrie e Arthur Rinderknech, ma fu al terzo turno che ottenne la vittoria più significativa.

Batté in cinque set Stefanos Tsitsipas, in quel periodo uno dei migliori giocatori al mondo, vincendo 7-5 al decisivo tie-break del quinto set, dopo aver perso il quarto senza vincere neanche un game. «A impressionare addirittura oltre il livello di gioco espresso – e c’è stato da rimanerne sconcertati – sono state la tenuta mentale e la freddezza del diciottenne Alcaraz», scrisse nel commento della partita il sito specializzato Ubitennis. Alcaraz giocò alcuni scambi memorabili, imponendo un ritmo difficile da sostenere per Tsitsipas, il quale faticò molto a rendere efficace il proprio dritto.

Alcaraz vinse poi anche agli ottavi, e fu eliminato ai quarti da Felix Auger-Aliassime. Quella contro Tsitsipas era appena la seconda partita in cui Alcaraz arrivava al quinto set; è il tipo di partite che rese poi epica la vittoria agli US Open dell’anno successivo.

Il video di uno scambio della partita contro Tsitsipas s’intitola in modo abbastanza eloquente «quando Carlos Alcaraz diventò una stella»

Gli US Open 2022 furono quelli della definitiva affermazione. Li vinse in modo per certi versi caotico e rocambolesco, restando in campo per quasi 24 ore totali nelle sette partite disputate (un record, fino a quel momento) e vincendo tre partite consecutive al quinto set, tra gli ottavi e le semifinali. Già da lì si capì che le vittorie al quinto set sarebbero diventate un’abitudine dello spagnolo, che nei momenti di massima tensione e stanchezza riesce sempre ad alzare il suo livello, caricandosi e tirando fuori colpi eccezionali. In tutto ha giocato 16 partite finite al quinto set, vincendone 15 (l’unica sconfitta fu agli Australian Open del 2022 contro Matteo Berrettini).

In particolare i quarti di finale furono un’anticipazione di cosa sarebbe diventato il tennis di lì a poco. Si affrontarono Alcaraz, 19 anni, e Sinner, 21, in una partita spettacolare e ondivaga, durata oltre 5 ore e finita dopo le 2 di notte. Il gioco di entrambi aveva ancora alcuni difetti, soprattutto al servizio, ma tutti e due giocarono un tennis intenso e furibondo, senza risparmiarsi, tirando fortissimo (come solo loro sanno fare, si sarebbe capito più avanti) e rimandandosi indietro colpi sempre più forti e azzardati. Alcaraz riuscì ad annullare un match point a Sinner nel quarto set e a batterlo infine nel quinto.

Fu la partita che il giornalista Giri Nathan scelse, inopinatamente, di non vedere dal vivo, tornandosene a casa, e che ispirò il suo libro Cambiocampo, pubblicato in Italia da Altrecose, marchio editoriale del Post e di Iperborea. Nell’introduzione del libro, Nathan la descrive così:

«Alcaraz aveva diciannove anni, e Sinner ventuno. All’età in cui molte persone non sono in grado di garantire la propria sopravvivenza, questi due stavano producendo un tennis del massimo livello e scambi così affascinanti e brillanti che nessun’altra coppia di giocatori in circolazione avrebbe potuto replicarli. Vidi Alcaraz staccarsi da terra per schiacciare un colpo all’indietro, inventando una soluzione che non esisteva. Vidi Sinner colpire il rovescio più difficile al mondo arrivando a un punto dalla vittoria, e poi farsi sfuggire l’occasione. Alcaraz ebbe la meglio, e poi andò a vincere tutto il torneo».

In semifinale Alcaraz batté Francis Tiafoe, in un’altra partita estenuante nella quale riuscì a reggere la pressione, aumentata non solo dalla posta in gioco (entrambi vincendo avrebbero raggiunto la prima finale in uno Slam), ma anche dal fatto che quasi tutti i 24mila spettatori dello stadio – l’Arthur Ashe, il più capiente al mondo nel tennis – tifassero per lo statunitense Tiafoe. Due giorni dopo, alla sua prima finale Slam, batté tutto sommato agevolmente Casper Ruud, vincendo gli US Open e portandosi al numero 1 del ranking mondiale per la prima volta.

Uno dei tanti scambi lunghi e spettacolari della partita tra Sinner e Alcaraz

Nel 2023 perse in semifinale contro Daniil Medvedev e l’anno dopo subì una delle sconfitte più nette della sua carriera, al secondo turno in tre set contro Botic van de Zandschulp. Fu una partita difficile da spiegare eppure non del tutto inusuale per Alcaraz, tennista che soprattutto contro gli avversari più forti raggiunge picchi di rendimento a cui solo Sinner sa opporsi, ma che a volte ha dei passaggi a vuoto (a differenza del suo rivale, che invece quando sta bene non perde quasi mai contro avversari poco quotati).

Nel 2025 ebbe modo di rifarsi. Dopo aver battuto Sinner in una finale del Roland Garros già diventata storica, e aver perso contro di lui nella finale di Wimbledon, Alcaraz arrivò agli US Open con un nuovo taglio di capelli (rasato a zero) e mostrò una nuova versione di sé, ancor più dominante. Vinse il torneo perdendo un solo set, in finale contro Sinner, e in totale restò in campo per 14 ore e 39 minuti, circa 9 ore in meno rispetto alla vittoria del 2022. Giocò con notevole aggressività e varietà di gioco, riuscendo quasi sempre a imporre il suo tennis.

Quest’anno si presenta con un altro cambio di look (capelli lunghi e cerchiello) e con qualche certezza in meno, per via dell’infortunio.