La pista da sci sintetica più lunga d’Italia

La stanno costruendo in Basilicata, in un luogo dove però prevedono di abbattere quasi mille alberi

Un render della pista da sci sintetica condiviso su Facebook dal sindaco di Abriola, Romano Triunfo
Un render della pista da sci sintetica condiviso su Facebook dal sindaco di Abriola, Romano Triunfo
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La regione Basilicata vuole costruire nel comune di Abriola, in provincia di Potenza, una pista da sci sintetica lunga 480 metri: una volta costruita, sarebbe la più lunga in Italia. Da mesi il progetto solleva polemiche perché prevede l’abbattimento di circa 950 alberi, nonostante l’area faccia parte di una zona naturalistica protetta, e perché verrebbe finanziato con 8 milioni di euro presi in parte da fondi destinati all’inclusione sociale e allo sviluppo sostenibile. Nei giorni scorsi è anche diventato un caso politico nazionale.

Abriola si trova nell’Appennino lucano, una ventina di chilometri a sud di Potenza, e le sue tre piste – servite da una seggiovia e quattro ski-lift – fanno parte del comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone. Il comprensorio è situato tra i 1.350 e i 1.750 metri di altitudine e negli ultimi anni ha risentito molto della scarsità della neve provocata dal riscaldamento globale. La pista sintetica di Abriola permetterebbe agli appassionati e ai turisti della zona di sciare tutto l’anno.

Le piste sintetiche infatti sono superfici composte da pannelli di materiali plastici che imitano l’attrito e la scorrevolezza della neve, e sulle quali è possibile usare sci e snowboard. Vengono spesso usate dagli atleti per allenarsi anche fuori dalla stagione invernale.

Oltre alla pista sintetica, il progetto di Abriola prevede la realizzazione anche di un nuovo impianto di risalita, un parco giochi accessibile alle persone con disabilità, diversi parcheggi con area camper, sentieri pedonali, opere di sistemazione idrogeologica e un edificio con un bar, un ristorante e negozi.

Le polemiche attorno al progetto sono aumentate dopo che alcuni articoli del sito Basilicata24un articolo del Manifesto hanno sollevato diversi dubbi sulla sua opportunità.

Secondo il Manifesto per la posa del telone sintetico della pista e per la costruzione delle altre infrastrutture è previsto l’abbattimento di 951 alberi, anche se la zona ricade in un territorio che fa parte di una zona protetta dal punto di vista naturalistico, la cosiddetta Zona speciale di conservazione (Zsc) Natura 2000 “Faggeta di Monte Pierfaone”, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano.

Su questo punto il sindaco di Abriola ha risposto che la nuova pista prevista «ricalca sostanzialmente il tracciato esistente», che l’intervento sulla vegetazione «deve essere effettuato nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza, ambientali e autorizzative» e che il progetto prevede «interventi di compensazione e reimpianto». In un’intervista al giornale Le Cronache Lucane ha detto che verrà reimpiantato un numero di alberi superiore a quelli rimossi.

Il progetto sarà finanziato con fondi nazionali destinati allo sviluppo regionale, che dovrebbero sostenere iniziative legate alla coesione sociale, alla transizione ecologica e allo sviluppo sostenibile: obiettivi che secondo molti sarebbero in contraddizione con il piano di abbattimento di così tanti alberi.

Alla pista da sci sintetica di Abriola si sono opposte diverse associazioni ambientaliste, in particolare Legambiente, ma anche i rappresentanti nazionali e regionali della Flai Cgil (il sindacato che tutela i lavoratori dell’agricoltura e del settore forestale). Con un post su Facebook Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha chiesto trasparenza sull’iter autorizzativo del progetto, sulla valutazione di incidenza ambientale e sull’utilizzo dei fondi. Alcune consigliere regionali del Movimento 5 Stelle hanno presentato un’interrogazione per chiedere chiarezza sugli stessi punti.

Il cantiere è già stato aperto, dopo un percorso burocratico molto veloce: il comune aveva chiesto alla regione le prime valutazioni sull’incidenza ambientale a maggio. Il parere della giunta era arrivato a giugno e agli inizi di luglio la regione aveva presentato il progetto in conferenza stampa. È una rapidità che Legambiente Basilicata ritiene inusuale per la pubblica amministrazione locale, e che non ha lasciato molto spazio alla partecipazione della cittadinanza. La conclusione dei lavori è prevista entro la fine del 2026.