Quindi a che punto siamo col ponte sullo Stretto?
Ci sono problemi sui rischi sismici, sul vento, sulla tenuta dei cavi, e il progetto dev'essere rivisto dalla Corte dei conti: per il resto tutto ok
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Nell’ultimo anno il progetto del ponte sullo Stretto di Messina è stato approvato dal governo, bloccato dalla Corte dei conti, corretto, integrato e sottoposto a nuovi esami tecnici, emendato con prescrizioni e raccomandazioni, elogiato e contestato. Quello che è certo è che non è ancora stato approvato in via definitiva. Ogni passaggio è stato annunciato come decisivo anche se non lo era, tanto che è diventato complicato capire a che punto siamo.
L’ultimo di questi passaggi è avvenuto il 6 agosto, quando il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha dato il suo parere favorevole, ma con oltre cento tra prescrizioni e raccomandazioni. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici è l’organo tecnico – composto da un’ottantina di esperti – che dà pareri al ministero delle Infrastrutture sui progetti delle grandi opere pubbliche e non si esprimeva sul ponte dall’ottobre del 1997, quasi 30 anni fa.
La conclusione a cui è arrivato è che la progettazione del ponte può proseguire, ma a condizione che siano rispettate raccomandazioni e prescrizioni, da portare avanti in due fasi: nella fase A vanno completati studi, indagini e prove che mancano, nella fase B si può passare alla progettazione esecutiva, compresa la preparazione delle aree e dei cantieri.
Le richieste più importanti fatte dal Consiglio superiore dei lavori pubblici alla società Stretto di Messina, che gestisce il progetto per conto del governo, riguardano la geologia dello Stretto, una delle zone sismicamente più attive d’Italia e dove nel 1908 un terremoto e il maremoto che ne seguì uccisero decine di migliaia di persone nella città di Messina. I tecnici hanno detto che le indagini geologiche inserite nel progetto non sono conformi agli standard attuali, quindi non bastano. Le nuove indagini dovranno servire tra le altre cose a stabilire quali faglie della zona siano attive e capaci di rompere la superficie.
Un secondo gruppo di prescrizioni riguarda il vento, che per un ponte sospeso con una campata di 3.300 metri è un problema notevole. Le prove sul comportamento aerodinamico dell’impalcato, cioè la parte orizzontale su cui dovrebbero passare auto e treni, sono state fatte in quattro laboratori diversi. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha notato che in alcuni casi i risultati dei laboratori non concordano, e che i progettisti non hanno scelto sempre valori prudenti, come andrebbe fatto. Sempre sul vento, gli esperti hanno sottolineato che il progetto non tratta in modo sistematico i fenomeni cosiddetti non sinottici, cioè le raffiche improvvise e localizzate come i downburst, i tornado e i cicloni mediterranei.

Una manifestazione contro il progetto del ponte sullo Stretto, l’8 agosto scorso a Messina (Alessandra Benedetti/Getty Images)
Tra le altre questioni in sospeso ci sono le prove sui cavi, che possono andare incontro a un fenomeno di instabilità chiamato galoppo: i progettisti lo considerano un rischio contenuto, il Consiglio superiore dei lavori pubblici invece lo definisce rilevante e per questo ha chiesto nuove prove nella galleria del vento. Inoltre è stato chiesto di analizzare la tenuta delle due torri fino al collasso, per individuare i punti più vulnerabili negli scenari estremi.
Tra le altre cose, è stato chiesto di fare previsioni per qualsiasi tipo di rischio, compresi gli incendi o le esplosioni a bordo delle navi che passeranno sotto il ponte, o ancora in caso di sabotaggi e attentati, come gli attacchi fatti con droni o attacchi informatici, che nel progetto presentato anni fa non erano stati valutati perché all’epoca erano minacce inesistenti.
Un ultimo punto critico riguarda l’altezza del ponte sul livello del mare, che secondo i progettisti sarà nella maggior parte dei casi almeno 70 metri e che non scenderà mai sotto i 68. Il problema è che nello Stretto di Messina passano già navi più alte di così. Secondo la documentazione fornita dalla stessa società Stretto di Messina e riportata nel parere, nel 2023 nello Stretto ci sono stati 77 transiti di navi più alte di 65 metri, 37 dei quali oltre i 68.
Ora la società Stretto di Messina dovrà esaminare le prescrizioni e rispondere ai tecnici. Il secondo passaggio, molto importante, è una nuova delibera del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, l’organo interministeriale a cui spetta valutare la spesa per la costruzione di grandi opere pubbliche. La nuova delibera serve perché quella approvata un anno fa, il 6 agosto del 2025, è stata bocciata dalla Corte dei conti alla fine di ottobre.
– Leggi anche: Cosa non va nel progetto del ponte sullo Stretto, secondo la Corte dei conti
Il terzo passaggio è un nuovo ritorno alla Corte dei conti. Il governo e la società Stretto di Messina sostengono che gli altri adempimenti chiesti negli ultimi mesi siano già stati per la maggior parte risolti. Se stavolta la Corte dei conti approverà il progetto, si passerà all’avvio della progettazione esecutiva e delle opere propedeutiche: la viabilità di cantiere, le reti idriche e fognarie, i campi base, la bonifica degli ordigni bellici. Secondo le stime del governo, questi lavori potrebbero cominciare entro la fine del 2026. Per legge il progetto esecutivo va poi completato entro un anno dall’avvio.
Letto così potrebbe sembrare un processo lineare, ma ci sono variabili e possibili intoppi che possono rallentare le procedure, come accaduto finora. L’incertezza più grande riguarda le regole sugli appalti, che impongono di fare una nuova gara se le modifiche al progetto superano il 50 per cento dei costi indicati nel contratto originario. Per costruire il ponte è stato riattivato un contratto stipulato nel 2005 con il consorzio Eurolink, un raggruppamento di aziende guidato dalla grande impresa di costruzioni Webuild, e in questo periodo di tempo i costi dei lavori affidati a Eurolink sono aumentati dai 3,8 miliardi del 2005 a 10,5 miliardi.
Secondo la società Stretto di Messina, non va fatta una nuova gara perché l’aumento è stato determinato dalla crescita dei prezzi delle materie prime e non da nuovi lavori.
Dopo aver perso oltre un anno, il governo ora vuole accelerare le procedure per aprire i cantieri entro la fine della legislatura, che termina l’anno prossimo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, che ha la delega sul Cipess, ha detto che il comitato dovrebbe approvare la nuova delibera entro la fine di settembre.
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