Gli “adults only” non sono più solo hotel e resort di lusso

La scelta di escludere le famiglie con bambini si sta diffondendo anche nella fascia media dell'offerta alberghiera, attirando qualche critica

L'hotel adults only TRS Yucatan Hotel a Solidaridad, in Messico (Lutz Jaekel/laif/contrasto)
L'hotel adults only TRS Yucatan Hotel a Solidaridad, in Messico (Lutz Jaekel/laif/contrasto)
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Cercando un albergo in cui alloggiare per le vacanze, su Booking.com o su uno degli altri siti di prenotazione che raggruppano le disponibilità degli hotel, è sempre più facile imbattersi nella dicitura adults only, cioè “solo per adulti”. È una categoria che fino a qualche anno fa era tipica soprattutto del settore del lusso e che da un po’ si sta diffondendo anche nella fascia media dell’offerta alberghiera.

Le strutture ricettive adults only possono essere hotel, ma anche resort, villaggi turistici e crociere che scelgono, di fatto, di non accettare famiglie con bambini e ragazzi al di sotto di una certa età. La soglia può variare da struttura a struttura, ma generalmente l’accesso è riservato a persone dai 16 o 18 anni in su.

La caratteristica principale di questi hotel e resort non è soltanto l’assenza di bambini, ma anche la scelta di creare ambienti e arredamenti dall’aria raffinata e garantire un’atmosfera tranquilla. Gli hotel adults only offrono solitamente servizi come centri benessere e massaggi, ma anche attività ricreative come degustazioni di vino, tornei sportivi e corsi di cucina e di yoga.

Gli hotel adults only si trovano soprattutto nelle principali destinazioni turistiche balneari, nelle località di montagna, termali e sui laghi più popolari tra i turisti. Le zone dove si concentra di più l’offerta sono i Caraibi, il Messico, le Maldive e alcune destinazioni europee balneari come Grecia e Spagna. In uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Consumer Behavior in Tourism and Hospitality sono state analizzate 1.535 strutture in nove destinazioni spagnole di mare, usando dati dei siti Booking.com e Tripadvisor. Nel campione sono risultate 264 strutture adults only, circa il 17 per cento.

I dati sulla domanda di ricerca di queste strutture suggeriscono che la formula sia sempre più conosciuta e ricercata, anche al di fuori del segmento del lusso. A Barcellona, per esempio, esistono strutture a cinque stelle adults only come il Wittmore Hotel GL, ma anche hotel a tre stelle che propongono la formula adults only come l’Hotel Rec. Sui portali come Tripadvisor e Booking.com “adults only” è diventato un filtro di quelli da spuntare quando si imposta la ricerca.

Secondo una ricerca di Booking.com per la stagione estiva del 2026 nel Regno Unito il 37 per cento degli intervistati ha detto di aver cercato hotel e resort adults only. L’anno scorso diversi consulenti di viaggio hanno raccontato alla rivista statunitense AFAR che negli ultimi anni le richieste dei loro clienti per hotel riservati agli adulti sono aumentate in modo significativo.

In Italia le strutture adults only sono meno numerose, anche se non ci sono dati precisi. Si trovano soprattutto in Sardegna, Puglia, Sicilia e sulla Costiera amalfitana, sul lago di Garda, in Toscana e sulle montagne del Trentino-Alto Adige. Nel 2024 il titolare di un hotel adults only in Alto Adige aveva raccontato al Fatto Quotidiano di aver scelto questa formula in risposta alle richieste degli ospiti, che si lamentavano del rumore e delle urla dei bambini.

Secondo la giornalista esperta di ristorazione e ospitalità Chiara Buzzi, in Italia questo tipo di offerta alberghiera esiste nel settore del lusso da «almeno una decina di anni». Una delle prime strutture a ragionare in questi termini, dice Buzzi, fu Borgo Egnazia, il resort di lusso in provincia di Brindisi dove va in vacanza, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Fin dalla sua apertura previde una distinzione tra gli spazi dedicati agli adulti e quelli per le famiglie. «All’epoca», spiega Buzzi, «non si parlava ancora necessariamente di adults only, ma di una separazione dell’offerta in base alle esigenze degli ospiti».

Buzzi spiega che i grandi marchi internazionali di fascia alta, come Belmond e Four Seasons, evitano di presentarsi apertamente come adults only. Dice che le è capitato di recente in un viaggio con la famiglia ad Aix-en-Provence, in Francia, dove ha soggiornato in una struttura di fascia alta che non dichiarava esplicitamente di essere adults only: «una delle due piscine era riservata agli adulti e ce l’hanno comunicato a voce solo quando abbiamo provato ad accedervi. Non c’era nessun cartello o indicazione esplicita» dice Buzzi.

A seconda della struttura, la proposta adults only può puntare soprattutto a offrire attività di intrattenimento e di benessere, oppure a un’atmosfera romantica, per le coppie. Molto spesso, se si tratta di resort, sono strutture che si basano sulla formula all-inclusive, cioè un soggiorno in cui, oltre alla camera, sono compresi nel prezzo i pasti, le bevande e i diversi servizi della struttura.

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Questo tipo di hotel non attira però soltanto le coppie in luna di miele o quelle senza figli, ma anche piccoli gruppi di amici o amiche o persone con figli che scelgono di lasciarli a casa. Il fondatore dell’Hotel Wailea di Maui alle Hawaii ha raccontato al Washington Post che l’impulso per l’apertura della sua struttura era stato soprattutto la volontà di intercettare due segmenti del mercato del lusso poco considerati: «Uno è quello degli adulti che amano i propri figli, ma non i figli degli altri, e l’altro è il mercato LGBTQ+, che in genere cerca hotel più piccoli e intimi».

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La diffusione della formula adults only e soprattutto il fatto che sempre più strutture lo dichiarino apertamente già al momento della prenotazione hanno alimentato alcune polemiche da parte di chi sostiene che escludere i bambini dall’accesso a un hotel sia discriminatorio e che alimenti l’idea secondo cui siano un elemento di disturbo. La legge italiana infatti prevede che gli esercenti non possano negare a priori la vendita di prodotti e servizi a chi è disposto a pagarli.

Il pedagogista Daniele Novara ha detto al Corriere della Sera che secondo lui la popolarità di questo tipo di strutture è «un problema molto serio» e «al limite della legalità». A luglio Laura Besio, consigliera regionale in Veneto di Fratelli d’Italia, ha definito la diffusione di strutture adults only «sintomo di una deriva culturale che non possiamo ignorare», chiedendo «se sia non solo eticamente ma anche giuridicamente sbagliato porre dei limiti in questo senso».

Nel 2025 Sarah El Haïry, allora alta commissaria del governo francese per l’infanzia, aveva criticato duramente la diffusione delle strutture adults only e avviato una campagna per valorizzare invece i luoghi accoglienti per le famiglie. «Non possiamo assolutamente permettere che nella nostra società si radichi l’idea che i bambini non siano benvenuti sulla terrazza di un ristorante», ha detto alla rivista Parents.