Le polo dei pompieri che si stracciano con l’acqua sono diventate un caso

Sono stati commissionati test per capire come sia possibile, ma intanto si può fare qualche ipotesi

Tre fermo immagine presi dal video in cui un vigile del fuoco mostra come la nuova polo della divisa si straccia facilmente a contatto con l'acqua (dal profilo Facebook di Costantino Saporito)
Tre fermo immagine presi dal video in cui un vigile del fuoco mostra come la nuova polo della divisa si straccia facilmente a contatto con l'acqua (dal profilo Facebook di Costantino Saporito)
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Negli scorsi giorni è circolato molto online un video in cui un vigile del fuoco mostrava una nuova polo della divisa, fornita da poco e appena spacchettata, che sembrava resistente da asciutta ma si stracciava subito bagnandola con l’acqua. Altri vigili e sindacalisti hanno provato a ripetere l’esperimento e hanno confermato che non era stato un caso isolato.

Gli uffici amministrativi dei Vigili del Fuoco hanno commissionato prove di laboratorio e test di lavaggio per capire la causa di questo difetto. I risultati non sono ancora stati diffusi, ma guardando la composizione delle polo e incrociando qualche dato tecnico si possono fare alcune ipotesi sulle possibili cause dei difetti.

Le polo sono composte al 95 per cento da viscosa, una fibra artificiale ricavata dalla cellulosa. Michele Valsecchi, ricercatore di ingegneria chimica alla Columbia University di New York, dice che l’acqua reagisce con le molecole che compongono la viscosa indebolendo i suoi legami chimici. La viscosa, spiega, è formata da polimeri tenuti insieme da due tipi di legami: quelli glicosidici e quelli a idrogeno. I primi sono legami forti, mentre i secondi possono dare molta resistenza nel loro complesso ma si spezzano con le molecole di acqua.

Da bagnata, la viscosa conserva i legami glicosidici, ma senza quelli a idrogeno diventa molto più fragile. I legami a idrogeno sono reversibili: mettendo e togliendo acqua si spezzano e si riformano, ma possono riconsolidarsi in modo leggermente diverso e causare una deformazione del materiale.

Per il restante 5 per cento le polo sono composte da elastan, un materiale che serve a dare più elasticità al tessuto e che, dice Valsecchi, è molto stabile in acqua. Questa composizione, comunque, con il 95 per cento di viscosa e il 5 per cento di elastan, non è di per sé anomala: viene usata soprattutto per la fabbricazione di capi d’abbigliamento comodi, morbidi ed elastici, anche se non è quella più utilizzata in ambito tecnico o sportivo.

Del resto era stato il ministero dell’Interno, da cui dipendono i Vigili del Fuoco, a indicare che la viscosa avrebbe dovuto essere il materiale principale delle polo, in una percentuale minima dell’80 per cento: lo aveva scritto nel capitolato di gara, cioè il documento che descrive, tra le altre cose, le caratteristiche di un bene o di un servizio da fornire attraverso un bando. Lo stesso documento contiene anche parametri sulla durabilità delle magliette, e indica che la polo dovrebbe resistere ad almeno 200 cicli di lavaggio o a tre anni di utilizzo.

Le indicazioni dei capitolati su come produrre i capi delle divise sono sempre più o meno uguali, perché serve che siano tutte il più simili possibile, anche se fatte in momenti diversi. La polo dei Vigili del Fuoco cambiò molto nel 2016: la modifica più evidente fu il colore, che passò dal rosso all’attuale grigio, ma cambiò anche la percentuale della viscosa, che salì dal 45 al 100 per cento, allo scopo di rendere la maglietta più comoda e confortevole.

Già all’epoca molti pompieri dissero che le nuove polo erano più delicate e si deformavano più facilmente di quelle precedenti. L’ufficio competente dei Vigili del Fuoco aveva dovuto chiarire che la nuova produzione rispettava tutti i requisiti di resistenza richiesti.

Tre pompieri con indosso la vecchia polo dei Vigili del Fuoco, in una foto delle operazioni di soccorso e messa in sicurezza dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009 (Denise Truscello/Getty Images)

La resistenza di un tessuto, dice Valsecchi, può dipendere comunque da diversi fattori: dalla lunghezza delle fibre (se sono troppo corte sono tendenzialmente meno resistenti), ma anche dai processi, dai trattamenti e dagli additivi che sono stati usati sul materiale, o che viceversa sono mancati.

Delle polo dei Vigili del Fuoco non si sa nessuno di questi dettagli. Accanto al nome della viscosa utilizzata, però, compare la sigla “FR” che sta per Flame Retardant e indica un tessuto che non prende fuoco facilmente. Ciò significa che la viscosa, materiale per sua natura non ignifugo, è stata in qualche modo trattata per renderla più resistente al fuoco.

Le magliette difettose fanno parte di una fornitura di 120mila polo per la quale il ministero dell’Interno aveva aperto un bando nel 2022. Se l’era aggiudicato nel 2023 l’unica azienda che aveva presentato un’offerta, che aveva preventivato di produrle a un costo netto totale di 5 milioni e 118mila euro, cioè poco più di 42 euro per ogni capo.

La Direzione centrale per l’innovazione tecnologica, cioè l’ufficio dei Vigili del Fuoco che si occupa di acquistare e gestire il vestiario e i dispositivi di protezione, ha detto che l’assegnazione delle nuove polo ignifughe era iniziata lo scorso maggio, quando ne erano state distribuite 13.445 in tutta Italia. Poche settimane dopo erano iniziate le prime segnalazioni: a inizio luglio diverse sezioni regionali e provinciali del Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, scrissero che con il sudore e l’acqua il tessuto delle magliette si strappava come la carta. Sempre a luglio l’USB Vigili del fuoco, un altro sindacato, segnalò che le polo rilasciavano anche molto colorante durante l’utilizzo.

Alla fine di luglio la Direzione centrale rispose al Conapo dicendo di aver comunicato il difetto alla società produttrice. Il personale dell’azienda, scriveva la Direzione, era andato nel magazzino dei vigili del fuoco per un sopralluogo e avrebbe fatto prove di laboratorio sulle maglie difettose che dovevano essere ritirate. Scrisse anche che erano state fatte alcune prove di lavaggio nei laboratori dell’Ufficio equipaggiamento (una sezione specifica della Direzione centrale), utilizzando un certo numero di polo prese a campione dallo stesso lotto di quelle difettose.

Dopo diverse settimane, però, i risultati di questi accertamenti non sono stati comunicati, nemmeno ai sindacati, che continuano a chiederli.

La Direzione centrale ha anche detto di aver inviato nuove magliette alla direzione regionale del Friuli Venezia Giulia che aveva ricevuto 382 polo, ne aveva distribuite 165 e aveva lamentato difetti su almeno 50. La sezione regionale del Conapo però ha detto che le nuove magliette avevano gli stessi problemi delle altre, facendo parte probabilmente dello stesso lotto.

I sindacati sostengono che il problema sia molto più esteso di quanto comunicato finora. Hanno detto che anche alcune maglie intime, prodotte dalla stessa azienda delle polo, presentano problemi analoghi a contatto con acqua e sudore e in generale hanno lamentato l’inadeguatezza anche di altri indumenti, come i guanti, che sarebbero troppo rigidi e quindi pericolosi, e le scarpe, giudicate particolarmente scomode.