Il diversivo di Nigel Farage non ha funzionato
Il leader di Reform sperava che l'elezione suppletiva di oggi distraesse dai suoi scandali: non è andata così e i candidati satirici l'hanno resa una farsa
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Giovedì c’è l’elezione suppletiva per il seggio del parlamento britannico di Nigel Farage, il leader del partito di destra populista Reform UK. L’aveva innescata Farage stesso, dimettendosi e ricandidandosi subito con l’intenzione di trasformarla in un plebiscito per distogliere l’attenzione da vari scandali con cui è alle prese. Sulla carta, non è un’operazione politica rischiosa: il collegio di Clacton-on-Sea è uno dei posti dove Reform ha maggiori consensi e Farage considera certa la rielezione.
Nelle ultime settimane le cose non sono andate però come desiderava.
Con la campagna elettorale si è parlato ancora di più degli scandali, e lui non ha dato risposte convincenti. Anche alcuni sostenitori di Reform hanno ritenuto le dimissioni una mossa scenografica e azzardata. Soprattutto, l’elezione non è lo scontro «con l’establishment» prefigurato da Farage, che sostiene gli scandali siano una macchinazione dei media e delle istituzioni contro di lui. Il voto ha preso invece una piega farsesca perché tutti i principali partiti si sono rifiutati di partecipare, per non assecondare il suo gioco retorico.
In assenza di veri avversari, il principale sfidante è rimasto Count Binface, un candidato satirico con un bidone in testa che dice di essere un guerriero spaziale. Da alcuni anni Binface, impersonato dal comico Jon Harvey, è una presenza familiare nella politica britannica. L’essersi ritrovato inaspettatamente come l’antagonista di Farage ha trasformato Binface in una specie di eroe online e il personaggio, che già aveva un suo seguito sui social, è stato abile a cavalcare questa narrazione. Di solito Binface non supera l’1 per cento, stavolta otterrà quasi sicuramente il risultato migliore in carriera.
Binface è molto efficace nelle interviste: la giornalista gli chiede il suo orientamento in termini politici statunitensi e lui ripete la risposta con l’accento americano
I media internazionali si sono contesi Binface, che per le interviste si è scelto uno studio di podcast a Londra col green screen, in modo da avere dietro uno sfondo intergalattico. È stato anche ospite a The Rest Is Politics, il più seguito podcast di chiacchiera politica. Uno dei dirigenti di Reform si è trovato a sostenere che Binface sia un prodotto dell’establishment che vuole rovesciare Farage, perché il comico che lo interpreta ha lavorato per la BBC.
I leader politici nazionali si sono divertiti a suggerire di votare Binface, incluso Andy Burnham, il nuovo primo ministro Laburista.
Senza i partiti maggiori, Clacton è diventata una specie di raduno di candidati improbabili. In tutto sono 34, in prevalenza satirici, il numero più alto registrato a un’elezione parlamentare nel Regno Unito. Anche la scheda elettorale ha dimensioni eccezionali: è lunga 90 centimetri e questo allungherà i tempi dello scrutinio. Alcuni abitanti hanno vissuto con insofferenza tutta questa attenzione e l’affluenza di giornalisti, altri ci hanno visto un’opportunità di promozione turistica.
Uno dei pochi sondaggi sull’elezione dà a Farage un vantaggio di 53 punti su Binface, ma registra pure che la stragrande maggioranza delle persone è al corrente degli scandali. La mossa di Farage ha finito per renderli più noti anche tra il pubblico che segue meno la politica, e potrebbe ritorcerglisi contro. Soprattutto da qui in avanti e quando rispetto a Clacton, che è una specie di comfort zone che Farage si è scelto da solo per dimostrare di essere ancora forte, si tornerà a competere su scala più ampia.

Una veduta aerea di Clacton-on-Sea, con in primo piano il molo che è una specie di parco divertimenti, in una foto del 6 agosto (Dan Kitwood/Getty Images)
Gli scandali di Farage sono due, sono collegati, e riguardano fondi che è accusato di non avere dichiarato correttamente. Per entrambi Farage è sotto indagine dall’organo di controllo del parlamento.
Il primo riguarda una donazione da 5 milioni di sterline (quasi 6 milioni di euro) del miliardario e investitore in criptovalute Christopher Harborne, ricevuta pochi mesi prima delle elezioni del 2024. Il regolamento del parlamento britannico prevede che tutti i deputati neoeletti dichiarino regali o donazioni ricevuti nei 12 mesi precedenti all’elezione e correlati all’attività politica. Non è richiesto per donazioni e benefici di natura «puramente personale». Farage ha dato spiegazioni discrepanti o scivolose, per esempio sostenendo in un’intervista che siccome era un regalo avrebbe potuto pure spenderselo in Ferrari.
La seconda indagine è sui finanziamenti di George Cottrell, un aristocratico diventato uno dei più stretti collaboratori di Farage. Nel 2017 Cottrell ha scontato otto mesi di carcere negli Stati Uniti dopo aver patteggiato in un processo in cui era accusato di riciclaggio di denaro, frode telematica, ricatto ed estorsione per cui rischiava fino a 20 anni (fu beccato perché offrì sul dark web di riciclare denaro a persone che pensava fossero spacciatori, ma in realtà erano agenti federali). Recentemente Farage ha riconosciuto che Cottrell gli ha pagato l’affitto di un immobile e le spese per gestire i social.

Count Binface dopo un’intervista a Londra, il 29 luglio (AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
Entrambi i casi hanno infittito i dubbi, già sostanziati dalle inchieste giornalistiche, che Farage si sia fatto pagare per accettare di capitanare Reform alle elezioni del 2024, quando ufficialmente si era preso una pausa dalla politica. Farage ha sempre sostenuto di essersi convinto all’ultimo e per motivazioni esclusivamente ideologiche, ma varie ricostruzioni cozzano con questa versione.
Nei mesi prima delle elezioni si era lamentato dei soldi che avrebbe perso se avesse ripreso la politica attiva invece di restare una personalità televisiva. Quella primavera, ben prima che rompesse pubblicamente gli indugi, si era incontrato con Cottrell e con Richard Tice, il multimilionario che aveva preso il suo posto come leader di Reform, per negoziare le condizioni del ritorno. Il sospetto è che la donazione da 5 milioni, da parte di uno dei principali finanziatori di Reform, sia stata una specie di indennizzo a Farage, che quindi avrebbe dovuto dichiararla in quanto legata all’attività politica.

Nigel Farage a una conferenza stampa di Reform UK, il 3 agosto a Londra: lo slogan dietro di lui dice «punto di rottura» (Peter Nicholls/Getty Images)
Le indagini parlamentari sono state messe in pausa dopo le dimissioni, ma riprenderanno non appena Farage verrà rieletto. Peraltro, se verranno riscontrate irregolarità, Farage potrebbe decadere da parlamentare: a quel punto ci sarebbe una seconda elezione suppletiva, con la differenza che i principali partiti parteciperebbero. Farage potrebbe risentire della concorrenza di Restore Britain, il partito ancora più a destra fondato da Rupert Lowe, un parlamentare fuoriuscito da Reform.
Dopo un anno in cui era stato il dominatore incontrastato del dibattito politico e nei sondaggi, le cose stanno andando meno bene per Farage. È stato oggetto di maggiore scrutinio da parte dei media e si sono scoperte altre iniziative inopportune, per esempio essersi fatto pagare 275mila sterline (322mila euro) per 12 ore di promozione di un’azienda di investimenti in lingotti d’oro. In questi mesi il suo tasso d’apprezzamento è sceso, l’hanno scavalcato Burnham e la leader dei Conservatori Kemi Badenoch. Anche Reform è stato superato dai Laburisti nei sondaggi, per la prima volta dal marzo del 2025.
A prescindere da come andrà il voto a Clacton, tutto questo ha portato vari editorialisti a chiedersi se sia ormai passato l’apice di Reform, e se Farage, dall’essere la principale arma di un partito che in realtà dipende da lui, sia diventato un ostacolo alla sua crescita.



