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  • Mercoledì 12 agosto 2026

La polizia australiana ha scambiato una sex doll per una donna morta

Era chiusa in una valigia e ci è voluta una giornata per capire che non era così, in realtà per buone ragioni

Due sex doll in una foto d'archivio (Lukas Schulze/Bongarts/Getty Images)
Due sex doll in una foto d'archivio (Lukas Schulze/Bongarts/Getty Images)
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Lunedì la polizia del New South Wales, in Australia, ha confermato che quella che inizialmente si riteneva essere una donna morta all’interno di una valigia era in realtà una sex doll, una di quelle bambole con fattezze femminili usate per pratiche sessuali. Le indagini erano partite domenica a seguito della segnalazione di due persone che avevano trovato la valigia a bordo strada a Oallen, circa 200 chilometri a sudovest di Sydney, e per quasi una giornata la polizia l’aveva trattato come un sospetto omicidio.

La notizia che alla fine non era un essere umano è circolata molto sui media locali e ha creato un certo imbarazzo tra le forze dell’ordine. In realtà secondo gli esperti non c’è niente di sorprendente e anzi sarebbero proprio le procedure a prevedere tempi lunghi di accertamento. Non si sa di preciso come si sia comportata la polizia australiana, ma si pensa che possa aver guardato dentro la valigia senza aprirla completamente, proprio per preservare eventuali tracce, prima di esami di laboratorio più approfonditi.

Quando si indaga su un potenziale omicidio, bisogna cercare di evitare di contaminare la scena del crimine e di distruggere eventuali tracce di sangue, DNA o altri elementi che potrebbero deteriorarsi e non essere più recuperabili. Il criminologo Vincent Hurley, ex agente di polizia del New South Wales, in Australia, ha detto all’edizione australiana del Guardian che per quanto a posteriori la scoperta sia stata «esilarante», gli investigatori hanno semplicemente seguito le procedure.

In base a quanto riferito dalla polizia lunedì, la valigia era stata inviata a un laboratorio di medicina forense per i dovuti accertamenti, dai quali poi è emerso che la bambola aveva abiti femminili, capelli, un piercing al naso e segni che ricordavano graffi e ferite. La polizia ha spiegato che questi ultimi elementi avevano rafforzato il sospetto che potesse trattarsi di un omicidio, e che con la certezza che non si trattava di una persona le indagini sono state chiuse.

Secondo l’esperta forense Xanthe Weston, per quanto al pubblico possa sembrare ridicolo scambiare una bambola per un essere umano, da un punto di vista della medicina forense la polizia australiana non ha impiegato un lasso di tempo così straordinario per i dovuti accertamenti. Casi di questo tipo possono succedere, ha raccontato, inoltre certe bambole possono essere incredibilmente realistiche.

Sia per lei sia per Paola Magni, docente di scienze forensi alla Murdoch University di Perth, insomma, la polizia ha fatto la cosa giusta: in un caso simile la prassi migliore non è aprire l’involucro in cui si sospetta possa esserci un corpo, ma semmai esaminarlo con i raggi X prima di eventuali altre analisi.

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