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  • Lunedì 10 agosto 2026

La Russia è sempre meno rilevante in Siria

Il governo siriano riprenderà il controllo di due basi russe sul suo territorio, dopo mesi di avvicinamento agli Stati Uniti

Una nave e dei sottomarini russi alla base navale di Tartous, 2019 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko, File)
Una nave e dei sottomarini russi alla base navale di Tartous, 2019 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko, File)
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Il ministero degli Esteri della Siria ha annunciato di avere trovato un accordo su un memorandum d’intesa con il governo della Russia per la «riorganizzazione della presenza russa» in Siria. L’accordo riguarda soprattutto le due importanti basi militari russe sulla costa siriana: quella navale di Tartous e quella aerea di Hmeimim, vicino a Latakia: entrambe torneranno di fatto sotto il controllo della Siria.

Le due basi erano state date in cessione già ai tempi dell’Unione Sovietica: erano il principale avamposto russo nel Mediterraneo orientale, importanti anche come ultima stazione di rifornimento per le navi e gli aerei diretti verso l’Africa. Avevano assunto un ruolo centrale soprattutto a partire dal 2015, quando la Russia intervenne nella guerra civile siriana a sostegno dell’allora dittatore Bashar al Assad.

La guerra civile in Siria andava avanti dal 2011, e grazie al sostegno della Russia Assad riuscì a schiacciare l’opposizione e a contenere i gruppi militari che gli si opponevano, sia laici sia islamisti. Tartous e Hmeimim furono ristrutturate e ingrandite, ospitarono centinaia di militari e civili russi e divennero il simbolo dell’influenza della Russia sulla Siria di Assad.

Poi, nel dicembre del 2024, un’eccezionale offensiva di Hayat Tahrir al Sham, un gruppo islamista di opposizione, fece crollare il regime di Assad. La Russia, al tempo impegnata nella guerra in Ucraina, non intervenne per difendere il suo alleato e il capo di Hayat Tahrir al Sham, Ahmed al Sharaa, divenne il nuovo presidente della Siria (teoricamente ad interim, anche se difficilmente qualcuno lo sostituirà a breve).

Al Sharaa decise di non mettersi immediatamente contro la Russia: anziché sequestrare le basi avviò negoziati per la loro gestione. Nel frattempo sospese i trattati di cessione delle basi ma non li cancellò, e consentì ai russi di mantenerne l’utilizzo, anche se in maniera più limitata.

Un elicottero russo sulla base militare di Hmeimim, 2024 (AP Photo/Leo Correa)

Un elicottero russo sopra la base militare di Hmeimim, 2024 (AP Photo/Leo Correa)

I negoziati sono durati 18 mesi, fino al memorandum d’intesa di domenica. Prevede che le parti civili delle basi tornino sotto il controllo della Siria, mentre le parti militari diventino dei «centri di addestramento e formazione congiunta».

Non è ancora del tutto chiaro che cosa significhi questo nella pratica, ma l’accordo sancisce in ogni caso una forte riduzione della presenza militare russa in Siria.

Questo è dovuto con ogni probabilità anche all’avvicinamento tra il governo di al Sharaa e l’amministrazione statunitense di Donald Trump, che a luglio ha annunciato di voler togliere la Siria dalla lista dei paesi sponsor del terrorismo. La rimozione dalla lista è un successo importante per il governo siriano, perché comporta una rimozione delle sanzioni e la riapertura ai commerci con l’Occidente.