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  • Mercoledì 5 agosto 2026

Il comune di Roma non sa quanto spende in segnaletica stradale

Per legge dovrebbe usare una certa quota dei ricavi dalle multe per rifare i cartelli e rendicontarne al ministero: non fa come dovrebbe nessuna delle due

di Francesco Gaeta

Uno svincolo sull'Ostiense per andare verso Ostia (Google Maps)
Uno svincolo sull'Ostiense per andare verso Ostia (Google Maps)
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Dalle multe per le violazioni del codice della strada, i comuni ricavano ogni anno molti soldi. Per legge devono destinarne una parte alla manutenzione della segnaletica stradale, ma molti ne spendono meno di quanti dovrebbero: il dato emerge dai rendiconti che i comuni inviano al ministero dell’Interno, e si spiega col fatto che i comuni non completano gli interventi previsti, o usano quei soldi per cose che non hanno a che fare con la segnaletica.

Ma se già questa è un’anomalia, ce n’è una ancora più eclatante nel caso di Roma, dove il dato ufficiale rendicontato al ministero non corrisponde a quello reale sulla spesa effettiva. Un ulteriore problema è che il comune non è in grado di quantificarla, questa spesa effettiva.

Nel 2025 i venti capoluoghi di regione hanno ricavato dalle multe (eccetto quelle per eccesso di velocità) oltre 564 milioni di euro. Il codice della strada impone loro di mettere a bilancio almeno il 12,5 per cento della cifra per aggiornare cartelli e indicazioni stradali. In nove città però i lavori non sono stati ultimati, e in alcuni casi si sono anche fermati praticamente all’inizio. È avvenuto a Potenza (l’1 per cento dei lavori realizzati), a Milano (il 7,4 per cento), a Bari (il 19 per cento).

A Roma la quota comunicata al ministero è il 10 per cento dei ricavi delle multe, meno di quanto la legge prescrive e destinato a cose in gran parte diverse dalla segnaletica.

Il fatto che i comuni italiani non completino i lavori per rinnovare i cartelli, o ci investano meno di quanto dovrebbero, è un problema, perché nelle città la segnaletica è molto datata e spesso è difficilmente leggibile. A Roma poi ci sarebbe un gran bisogno di rifarla, specialmente nelle zone di periferia dove è facile trovare cartelli scoloriti o deformi anche su strade ad alto scorrimento.

Un cartello su via di Porta Ardeatina, utile forse per i pedoni (immagini Rai)

Secondo Assosegnaletica, l’organizzazione che raggruppa le aziende del settore, la durata media di un cartello stradale è di 7 anni, quasi la metà rispetto allo standard europeo. Il motivo è che vengono usate pellicole arretrate dal punto di vista tecnologico, cosa che richiederebbe un ricambio maggiore che appunto non viene assicurato. C’è anche un problema di ridondanza: in molte città si contano anche 10 cartelli su un solo palo. Avviene per risparmiare sulla messa in opera di nuovi pali (posarne uno costa in media 300 euro) e sulle spese necessarie a rimuovere la vecchia segnaletica. Il risultato è un numero eccessivo di indicazioni che può confondere chi guida.

In alcuni comuni i soldi delle multe servono di fatto a coprire spese di altra natura. Negli ultimi tre anni il comune di Roma ha incassato 482 milioni dalle multe (sempre escluse quelle per eccesso di velocità, che sono un capitolo a parte) e ne ha destinati alla segnaletica 43 invece dei 60 che avrebbe dovuto stanziare per rispettare la soglia di legge. Sono stati usati per interventi mai completati: nel 2025 il completamento degli interventi non ha superato il 50 per cento, e così nei due anni precedenti. Ma la cosa notevole è anche che in nessuno degli ultimi tre rendiconti le spese inserite alla voce segnaletica menzionano segnali stradali. Le cifre stanziate vengono spese per altro: illuminazione pubblica, manutenzione delle fognature, smaltimento delle acque, vestiario della polizia locale.

Secondo Eugenio Patané, assessore alla Mobilità del comune di Roma, questi numeri non corrispondono ai reali investimenti sulla segnaletica perché «le cifre reali sono quelle contenute nei singoli progetti di manutenzione e ristrutturazione delle strade», e sono diverse da quanto rendicontato al ministero. Per spiegarlo, Patané parla del lavoro fatto sui 175 incroci pericolosi della città, ad alto tasso di incidenti, «che hanno comportato rifare in tutto o in parte la segnaletica». Interventi che però non sono stati trasmessi al ministero. In generale, aggiunge Patané, sulla segnaletica il comune non dispone di un dato complessivo, visto che «un computo ad hoc su scala cittadina non è stato fatto».

Al comune spiegano che questo si deve a una complessità burocratica. Sul territorio di Roma esistono 9.000 km di strada, dei quali 1.400 sono di competenza diretta di Roma Capitale, cioè l’amministrazione comunale, mentre tutti gli altri sono gestiti in autonomia dai 15 municipi in cui la città è suddivisa. Le cifre spese dai municipi sono disponibili ma non conteggiate in modo unitario. Per la parte di competenza centrale, poi, le spese per la segnaletica vengono gestite da due assessorati: quello ai Lavori pubblici e Infrastrutture, che si occupa della manutenzione della vecchia segnaletica, e quello alla Mobilità che ha competenza su quella nuova.

Secondo Patané «si possono avere al massimo delle stime: sommando voci diverse di competenza di vari enti potremmo arrivare a una cifra intorno ai 40 milioni all’anno».

Federico Rocca, che è di Fratelli d’Italia e presiede la Commissione trasparenza del comune, dice che «in questo momento a Roma non è possibile capire come e dove siano impiegati i soldi destinati alla segnaletica». Secondo lui il mancato ammodernamento «non è un problema che nasce con questa giunta di centrosinistra, è molto più antico».

Secondo Paolo Mazzoni, vicepresidente di Assosegnaletica, quello che avviene a Roma rivela un problema strutturale. «I comuni spendono male perché non sanno cosa c’è da migliorare o razionalizzare», dice. Servirebbe «un catasto dinamico digitale», cioè una mappatura aggiornata elettronicamente sulla posizione dei segnali e sul loro grado di usura. La raccolta dati potrebbe avvenire con strumenti specifici come riflettometri e colorimetri, attrezzature specifiche che misurano rispettivamente le condizioni cromatiche di un cartello e quanto e in quali condizioni di luce è visibile.

L’impatto della segnaletica sulla sicurezza stradale è stato analizzato da diversi studi. Le stime più generali associano al miglioramento dei segnali una riduzione degli incidenti fra il 15 e il 40 per cento. È un’incidenza elevata, a fronte di altri fattori che influiscono come il tipo di strada, la velocità, le condizioni dell’asfalto.

Per la città di Roma una ricerca su 50 rotatorie condotta nel 2022 da un gruppo di ricercatori dell’università di Napoli ha individuato 33 possibili “fattori critici”, e la carenza o la poca chiarezza di segnali orizzontali e verticali è tra quelli principali. Secondo gli autori, tra gli interventi a basso costo il ripristino della segnaletica è anche quello più efficace.