In Piemonte c’è la peggiore siccità degli ultimi anni

Ne stanno risentendo le coltivazioni, soprattutto quelle di mais

(ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)
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Lunedì la Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza per la crisi idrica e gli incendi boschivi in corso da giorni, che stanno distruggendo ampie porzioni di boschi, anche in aree protette. La siccità che c’è ora in Piemonte è la più grave dal 2022, anno in cui ci fu una crisi idrica eccezionale.

In questo caso la siccità sta interessando soprattutto il bacino dei fiumi Tanaro, Scrivia e Po: secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) del Piemonte, a giugno del 2026 le precipitazioni medie sul bacino del Po sono state pari a circa 62 millimetri, con una diminuzione del 36 per cento rispetto alla media mensile registrata tra il 1991 e il 2020. A luglio è andata anche peggio.

I valori sono pari o superiori a quelli del 2022, ma è diverso il tipo di siccità: in quel caso fu il risultato di una mancanza d’acqua accumulata gradualmente e per mesi già dall’inverno. Stavolta c’entra una combinazione tra la mancanza di piogge nel breve periodo, le temperature molto elevate, la riduzione della neve residua e la scarsità d’acqua nei fiumi.

Sempre secondo ARPA, le temperature sono «marcatamente superiori» alla media di questo periodo: giugno è stato tra i mesi più caldi mai registrati in Piemonte. La combinazione di mancanza d’acqua e alte temperature ha favorito quella che tecnicamente si chiama evapotraspirazione, cioè il trasferimento all’atmosfera di acqua evaporata da laghi e fiumi, e per traspirazione dal terreno e dalla vegetazione.

Nei primi dieci giorni di luglio, in Piemonte, questo ha portato a una diminuzione della quantità d’acqua contenuta in laghi, fiumi e invasi: ARPA ha calcolato un deficit nella portata dei corsi d’acqua di almeno il 40 per cento rispetto alla media storica. Nel tratto del Po a Isola Sant’Antonio, comune vicino ad Alessandria, a inizio luglio è passato il 75 per cento in meno di acqua rispetto alla media.

Un tratto del Po vicino al centro di Torino, dove il basso livello dell’acqua ha lasciato emergere parti del fondale (ANSA/TINO ROMANO)

La siccità è peggiorata rapidamente tra giugno e luglio. A inizio giugno, per la prima volta in due anni, la parte nord-orientale del Piemonte è entrata nel livello di siccità «moderato» dell’indice di siccità dell’ARPA: un mese dopo metà della regione si trovava già in quella fascia, mentre l’altra metà era entrata nel livello più critico, quello «severo».

La mancanza d’acqua ha già portato oltre 70 comuni a doversi approvvigionare per mezzo di autobotti, e in oltre 100 sono state adottate misure per limitare il consumo di acqua.

Gli agricoltori hanno segnalato danni alle coltivazioni di mais, soia e riso. Secondo la sezione torinese di Coldiretti, la principale organizzazione di rappresentanza agricola in Italia, la siccità ha già causato danni per oltre 30 milioni di euro sulle coltivazioni locali.

Secondo Coldiretti la situazione più grave è quella delle coltivazioni di mais, prodotto tradizionale del Piemonte. Nel torinese le coltivazioni di mais costituiscono circa un terzo dell’intera produzione della zona, con oltre 4,85 milioni di quintali raccolti: l’associazione stima perdite che vanno dal 30 al 70 per cento, a seconda della presenza o meno di sistemi di irrigazione nei campi. Molti agricoltori stanno ricorrendo al pompaggio di acqua dalle falde, con un consumo di energia e un costo molto maggiori. Dove non si seccano, le pannocchie crescono comunque più piccole e con meno chicchi.

Lo stato di emergenza dichiarato dalla regione permetterà di adottare alcune misure straordinarie, con tempi più rapidi e con più soldi: è la prima applicazione da quando lo scorso 11 giugno è stata approvata la legge regionale che ha permesso di dichiarare in maniera autonoma lo stato di emergenza (normalmente serve un’autorizzazione da parte del Consiglio dei ministri e del Dipartimento di Protezione civile), nel caso di eventi che per natura, intensità o estensione non siano gestibili con gli strumenti ordinari.