Il presidente del Canton Ticino, in Svizzera, si dimetterà dopo che era uscita una telefonata in cui minacciava di picchiare una donna

Claudio Zali durante un'intervista televisiva del 2019
Claudio Zali durante un'intervista televisiva del 2019 (dal canale YouTube di Libera TV Ticino)

Claudio Zali, attualmente capo del governo del Canton Ticino, ha annunciato le sue dimissioni con una lettera a Radio Ticino, a causa di un grosso scandalo in cui è coinvolto. È iniziato la settimana scorsa quando sono circolate alcune registrazioni di una telefonata del 2022 o del 2023 in cui un uomo, identificato come Zali dai giornali svizzeri, consiglia a una donna di «riempire di botte» un’altra donna, sostenendo di averla già picchiata in passato lui stesso.

Nella lettera Zali chiarisce che si dimetterà non appena terminate alcune mansioni, per tornare a fare l’avvocato, e dà la sua versione, senza smentire l’autenticità delle registrazioni. Denuncia un «linciaggio mediatico e politico senza precedenti» contro di lui. Sostiene che la donna di cui stava parlando si fosse presentata di notte a casa sua, di averla «strattonata, ma non percossa» per allontanarla dopo che «da mesi stava assillando» lui e la compagna: «Il mio era lo sfogo, in privato, di una persona esasperata. […] Non ho picchiato nessuno, non ho mandato a picchiare nessuno».

Negli stessi giorni si è scoperto che Zali è anche indagato dalla procura ticinese dalla procura ticinese per abuso di autorità con l’accusa di avere cercato di ottenere migliori condizioni per un ragazzo di 14 anni, figlio di conoscenti, detenuto nell’istituto minorile di Lugano. I membri del governo del Cantone sono chiamati consiglieri di Stato e la funzione di presidente ruota su base annuale. Zali era in Consiglio di Stato dal 2013.

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