Il giornalista che aveva denunciato un attentato incendiario in provincia di Vicenza è indagato con l’accusa di esserselo fatto lui

Le fiamme davanti alla casa di Adriano Cappellari a Enego, in provincia di Vicenza, 31 maggio 2026 (ANSA/TOMMASO QUAGGIO)
Le fiamme davanti alla casa di Adriano Cappellari a Enego, in provincia di Vicenza, 31 maggio 2026 (ANSA/TOMMASO QUAGGIO)

Adriano Cappellari, il giornalista freelance di 21 anni che a fine maggio aveva denunciato di aver subito un attentato incendiario fuori da casa sua, è indagato dalla procura di Vicenza per incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico. Significa che la procura crede che Cappellari abbia organizzato l’attentato da solo.

I carabinieri hanno perquisito la casa a Enego, in provincia di Vicenza, e i dispositivi elettronici di Cappellari. Le accuse si basano sulle immagini delle telecamere di sorveglianza, che hanno ripreso una persona della statura del giornalista posizionare una sorta di “pacco bomba”, e sulle ricostruzioni delle indagini. Secondo la procura, nei giorni precedenti all’attentato Cappellari avrebbe ordinato su Internet bombolette di gas e alcol compatibili con il materiale incendiario ritrovato dopo l’attentato.

L’esplosione non aveva ferito nessuno. Il caso aveva avuto rilevanza nazionale anche perché sul posto era stata ritrovata una lettera che minacciava Cappellari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e don Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde a Caivano (in provincia di Napoli) sotto scorta perché minacciato dalla camorra. Meloni e don Patriciello avevano espresso vicinanza a Cappellari. Cappellari aveva raccontato di essere stato minacciato altre volte in passato e a giugno gli era stata assegnata una scorta di quarto livello, cioè un’auto non blindata con due carabinieri che lo avrebbero accompagnato a ogni uscita.