L’Unione Europea ha approvato l’acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount subordinandola al rispetto di alcune condizioni
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L’Unione Europea ha approvato la proposta di acquisizione della società di produzione cinematografica Warner Bros. Discovery da parte della multinazionale Paramount Skydance, subordinandolo però al rispetto di alcune condizioni. L’acquisizione ha un valore di circa 110 miliardi di dollari (pari a circa 96 miliardi di euro).
La Commissione Europea ha fatto sapere di aver «esaminato l’impatto dell’operazione sui mercati nazionali e nello Spazio Economico Europeo (SEE)», che riunisce i paesi membri dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein e Norvegia garantendo la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali. E ha concluso che «a diversi livelli, compreso quello della produzione cinematografica» l’acquisizione non pone problemi di concorrenza. La Commissione ha constatato cioè che, a livello di produzione cinematografica, nello Spazio Economico Europeo rimangono sufficienti studi cinematografici in grado di competere.
Tuttavia, a livello di distribuzione cinematografica, la Commissione ha rilevato che, a seguito dell’operazione, si verificherà un’elevata concentrazione nei paesi del SEE in cui Paramount ha una partnership strutturale con Universal, a causa dell’aggiunta del catalogo cinematografico di Warner. L’approvazione è stata dunque concessa a condizione che l’acquirente esca «entro tredici mesi dalla conclusione della transazione» dal capitale del distributore cinematografico UIP (United International Pictures), di cui è comproprietario insieme a Universal Pictures. Inoltre, per dieci anni, a Paramount sarà vietato stipulare «qualsiasi accordo o intesa con Universal per la co-distribuzione di film nello Spazio Economico Europeo». Paramount si è impegnata a rispettare le condizioni poste.
La storia dell’acquisizione di Warner Bros. va avanti da mesi, e ha generato preoccupazioni nel settore. Nel dicembre del 2025 Paramount aveva presentato un’offerta di acquisto ostile (cioè contro la volontà del consiglio di amministrazione di Warner) per ostacolare un accordo preesistente tra Warner e Netflix, che alla fine ci aveva rinunciato.
Restano comunque diversi ostacoli all’operazione: oltre al necessario via libera del governo del Regno Unito, il 20 luglio una giudice federale della California, negli Stati Uniti, ha sospeso temporaneamente l’acquisizione dopo che un gruppo di 12 stati aveva presentato una causa civile per cercare di bloccarla. Questi stati sostengono che l’operazione ridurrebbe la concorrenza, avrebbe effetti negativi sull’occupazione nel settore e penalizzerebbe i consumatori, facendo aumentare i costi per i servizi di streaming e limitando la scelta dei contenuti. Il provvedimento della giudice è un ordine restrittivo e ha un’efficacia di 14 giorni: il 3 agosto è prevista un’altra udienza in cui deciderà se estenderlo o renderlo definitivo. Già così però complica i piani delle due società, che puntavano a chiudere l’operazione entro oggi.


