“I convitati di pietra” di Michele Mari ha vinto il Premio Strega

Michele Mari. (ANSA/ANDREA MEROLA)
Michele Mari. (ANSA/ANDREA MEROLA)

I convitati di pietra di Michele Mari ha vinto il Premio Strega, il più influente premio letterario italiano e quello che più di ogni altro incide sulle vendite dei libri. È uno dei romanzi più accessibili di uno scrittore conosciuto per il suo uso estremamente colto della lingua e delle forme narrative. Racconta di una classe di liceo che dopo il diploma fa un patto: ogni anno ciascuno deve contribuire con una certa somma di denaro a un fondo che verrà riscosso dagli ultimi tre rimasti in vita.

I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, ha ricevuto 190 voti. Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci (Feltrinelli) è arrivato secondo con 152 voti, La sonnambula di Bianca Pitzorno (Bompiani) terzo con 84 voti. Lo sbilico di Alcide Pierantozzi (Einaudi) ne ha ricevuti 78, Donnaregina di Teresa Ciabatti (Mondadori) 75, Vedove di Camus di Elena Rui (L’orma) 64.

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Lo Strega, che esiste dal 1947, viene assegnato ogni anno a un libro uscito tra il primo marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio di quello in corso. Prende il suo nome dal liquore Strega prodotto dalla Strega Alberti di Benevento, sponsor storico.

Mari ha 70 anni, ha insegnato a lungo letteratura italiana all’Università statale di Milano e ha scritto molti romanzi dal 1989 in avanti. È uno dei più originali e stimati scrittori italiani in attività, ma non era mai stato candidato allo Strega prima di quest’anno. Il suo maggiore successo di vendite era stato il libro di poesia Cento poesie di amore a Ladyhawke (2007).

La partecipazione di Mari a questa edizione dello Strega era finita al centro di una polemica in seguito alla divulgazione di alcuni suoi presunti commenti sul fisico della scrittrice Michela Murgia, morta nel 2023. Erano stati pronunciati durante un viaggio in pulmino dove Mari si trovava insieme ad altri finalisti dello Strega, diretti a una delle tante presentazioni a cui devono partecipare i candidati al premio, e poi molto commentati e biasimati sui social e sui giornali.

Nonostante la polemica, tra gli addetti ai lavori dell’editoria la vittoria di Mari era piuttosto attesa anche perché la giuria del premio, composta da più di seicento persone che lavorano nel mondo culturale, è influenzata dai legami professionali e personali con gli editori, che ogni anno investono in una sorta di campagna promozionale a favore del proprio candidato. Generalmente le case editrici più grandi si alternano nelle vittorie. Einaudi aveva vinto l’ultima volta nel 2024.