Il primo ministro della Moldavia si è dimesso, dopo uno scandalo di corruzione che ha coinvolto la presidente

Il primo ministro della Moldavia, Alexandru Munteanu, si è dimesso venerdì, alcune settimane dopo uno scandalo di corruzione che ha coinvolto anche la presidente Maia Sandu. Munteanu era a capo di un governo filoeuropeo sostenuto dal Partito di Azione e Solidarietà (PAS), entrato in carica dopo le elezioni del 2025. Le sue dimissioni comportano anche la caduta del governo. Sandu, che è la fondatrice di PAS e uno dei suoi membri più importanti, ha detto che inizierà le consultazioni per nominare il suo successore lunedì.
A metà giugno il giornale Ziarul da Gardă aveva pubblicato un’inchiesta secondo cui alcuni importanti funzionari nella compagnia aerea statale, MoldATSA, erano stati assunti e pagati in modo irregolare: tra di loro c’è anche una cugina di Sandu. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta diversi importanti funzionari e membri di PAS si erano dimessi. Sandu però ha negato di essere collegata all’assunzione della cugina, e ha creato una commissione per indagare sul modo in cui vengono amministrate le aziende statali. Ha anche negato le accuse secondo cui lei avrebbe impedito al primo ministro di contrastare comportamenti illeciti, dicendo che era libero di governare come voleva.
In un messaggio sui propri profili social, Munteanu non ha spiegato perché ha deciso di dimettersi, limitandosi ad accennare al fatto che non gli è più possibile esercitare la funzione di primo ministro rimanendo fedele «ai propri princìpi e alle proprie convinzioni».
Sandu è una politica molto filoeuropea, e una delle sue principali promesse durante la campagna elettorale era stata proprio quella di combattere la corruzione. L’opposizione, che è formata da diversi partiti filorussi e contrari all’integrazione europea della Moldavia, ha chiesto a Sandu di dimettersi e di convocare elezioni anticipate. Attualmente PAS ha la maggioranza assoluta in parlamento, e quindi è difficile che le dimissioni di Munteanu provochino una crisi politica più ampia.
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