Sono stati liberati i due attivisti italiani della Flotilla detenuti in Libia

Leonarda Alberizia e Domenico Centrone erano in carcere da un mese a Bengasi

Leonarda Alberizia e Domenico Centrone (Dal profilo Facebook della Global Sumud Flotilla)
Leonarda Alberizia e Domenico Centrone (Dal profilo Facebook della Global Sumud Flotilla)
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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che sono stati liberati i due attivisti italiani della Global Sumud Flotilla che erano detenuti in Libia da un mese, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Insieme a loro è stato liberato anche Matia Alvarez Rodriguez, attivista dell’Uruguay con anche la cittadinanza italiana, che rientrerà mercoledì in Italia insieme a Centrone e Alberizia. I tre facevano parte di una spedizione composta da oltre 200 persone che stava attraversando il Nordafrica con l’obiettivo di portare cibo, medicinali, ambulanze e altri beni di prima necessità nella Striscia di Gaza passando dal varco di Rafah, al confine con l’Egitto. Centrone e Alberizia dovrebbero rientrare in Italia mercoledì.

Il convoglio era stato fermato al confine fra la Libia occidentale, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale, e la Libia orientale, controllata dal generale Khalifa Haftar e il cui governo non è riconosciuto internazionalmente. Il 24 maggio dieci attivisti, tra cui Centrone e Alberizia, avevano attraversato il confine per chiedere alle autorità della Libia orientale di far passare il resto degli attivisti e dei mezzi: erano stati arrestati con l’accusa di ingresso illegale nel paese e da allora si trovano in carcere a Bengasi, sede del governo di Haftar. Tajani ha dato notizia della liberazione solo dei due attivisti italiani e di Alvarez Rodriguez: non si sa se siano stati liberati anche gli altri sette.

Alla loro liberazione si è arrivati tra diverse difficoltà e alcune immotivate lungaggini delle autorità libiche. La loro detenzione era stata prima prolungata e poi l’udienza che ne doveva stabilire l’espulsione era stata rinviata senza preavviso né motivo.

Nei primi giorni della loro detenzione l’organizzazione della Global Sumud Flotilla aveva fatto sapere che i dieci attivisti erano in sciopero della fame per protestare contro la detenzione, i maltrattamenti e l’impossibilità di avere assistenza legale. Secondo la Flotilla erano sottoposti a maltrattamenti psicologici e a lunghi interrogatori, e le autorità libiche negavano loro le visite mediche.

Era servito l’intervento del console generale italiano a Bengasi, la sede del governo della Libia orientale, Filippo Andrea Colombo per ottenere che gli attivisti potessero chiamare la famiglia, potessero farsi una doccia e avere un cambio di vestiti.