Il governo ha rinviato al primo ottobre la tassa di due euro per i pacchi sotto ai 150 euro che arrivano da paesi extra europei

Un centro logistico a Pechino, 11 novembre 2025 (AP Photo/Andy Wong)
Un centro logistico a Pechino, 11 novembre 2025 (AP Photo/Andy Wong)

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che, tra le altre cose, rinvia dal primo luglio al primo ottobre l’entrata in vigore della tassa da due euro sui cosiddetti “mini-pacchi”, quelli che provengono dai paesi extra europei e contengono merce per un valore inferiore ai 150 euro.

La tassa di due euro era stata introdotta dal governo italiano nel dicembre del 2025 con l’obiettivo dichiarato di disincentivare gli acquisti di prodotti a basso costo provenienti in particolare dalla Cina, problematici per il loro impatto ambientale e sociale, e per la concorrenza che fanno alle imprese italiane. Era lo stesso obiettivo della tassa da tre euro approvata dall’Unione Europea e che entrerà in vigore il primo luglio.

Il posticipo dell’entrata in vigore della tassa italiana servirà a evitare la sovrapposizione delle due tasse che sarebbe scattata, appunto, dal primo luglio: su ogni singolo pacco di valore inferiore a 150 euro proveniente da un paese fuori dall’Unione Europea infatti si sarebbero dovuti pagare 5 euro in più (3 euro di dazio UE più 2 euro di tassa nazionale), oltre all’IVA. Con la sospensione della tassa italiana, dal primo luglio si pagheranno solo i 3 euro previsti dall’Unione Europea.

La tassa italiana sui pacchi era stata molto contestata: era stata approvata negli stessi giorni in cui il Consiglio dell’Unione Europea aveva deciso che avrebbe introdotto quella europea, e le aziende di spedizioni avevano già trovato un modo per aggirarla. Nella pratica comunque la tassa serviva al governo soprattutto per racimolare qualche centinaio di milioni di euro a copertura di alcune misure previste nella legge di bilancio.

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