È morto a 100 anni l’economista Alan Greenspan, storico capo della Federal Reserve

Alan Greenspan a Washington D.C. nel 2014 (AP Photo)
Alan Greenspan a Washington D.C. nel 2014 (AP Photo)

Alan Greenspan, famoso economista statunitense e storico presidente della Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti, anche nota come FED), è morto a 100 anni. La morte è stata annunciata da sua moglie, Andrea Mitchell. Greenspan era stato il secondo presidente più longevo della storia della FED, ricoprendo questo ruolo dal 1987 al 2006. Era stato scelto e poi riconfermato da quattro presidenti: Ronald Reagan, George H. W. Bush (entrambi Repubblicani), Bill Clinton (Democratico) e George W. Bush (Repubblicano).

Durante la prima parte del suo mandato, anche grazie alle sue politiche, l’economia statunitense aveva attraversato una delle più importanti espansioni della sua storia moderna. La disoccupazione era scesa al di sotto del 4 per cento, il governo federale aveva iniziato a gestire eccedenze di bilancio invece che deficit e il mercato azionario aveva raggiunto livelli record per il tempo, dopo aver attraversato un periodo di crisi iniziato con il cosiddetto “Lunedì nero” (il 19 ottobre del 1987, quando i due indici della borsa statunitense Dow Jones e S&P persero rispettivamente il 22 e il 30 per cento in un giorno). Proprio per le sue politiche, in quegli anni Greenspan era chiamato “maestro”, un soprannome mantenuto nel libro Maestro: Greenspan’s Fed and the American Boom del celebre giornalista Bob Woodward, uscito nel 2000.

Successivamente però Greenspan era stato accusato di aver favorito e di non aver previsto la crisi del 2008, scaturita da una bolla finanziaria del mercato immobiliare e che ebbe effetti anche sul resto del mondo, in particolare in Europa. Durante la recessione economica del 2001 infatti Greenspan tenne molto bassi i tassi di interesse, arrivando fino all’1 per cento (oggi sono fra il 3,5 e il 3,75 per cento) con l’idea di stimolare l’economia, ma secondo molti esperti proprio quei tassi stimolarono la creazione della bolla immobiliare, incoraggiando gli investitori a dare mutui a persone che in precedenza non avrebbero potuto ottenerli. Chiamato a testimoniare davanti alla Camera dopo lo scoppio della bolla, disse che nonostante avesse messo in guardia sul rischio che rappresentavano questi mutui, il danno economico causato dallo scoppio della bolla si era «rivelato molto più ampio di qualsiasi cosa avessi potuto immaginare».