Le elezioni in Etiopia sono state vinte dal partito del primo ministro Abiy Ahmed, come ampiamente previsto

Come previsto, le elezioni parlamentari in Etiopia sono state vinte nettamente dal partito del primo ministro Abiy Ahmed, al potere dal 2018. Il partito da lui guidato, il Partito della Prosperità, ha ottenuto 438 dei 501 seggi in palio nel parlamento nel paese, cosa che gli permetterà di formare facilmente un nuovo governo e guidare l’Etiopia per altri cinque anni. Le elezioni si erano svolte il primo giugno, ma l’esito è stato annunciato solo ora. È un risultato ampiamente atteso, sia perché il sistema elettorale etiope favorisce il partito al governo, sia perché negli ultimi anni Abiy ha aumentato le pressioni e le intimidazioni contro l’opposizione e la stampa.
Il governo ha arrestato o costretto a fuggire all’estero diversi politici dell’opposizione, e ha chiuso giornali e organizzazioni non governative considerate ostili. Di fatto non sono state elezioni davvero democratiche, e sono servite più che altro ad aumentare il potere di Abiy. In più di una circoscrizione su dieci i candidati del Partito della Prosperità non avevano nemmeno sfidanti.
Inoltre in alcune aree dove l’opposizione a Abiy è più forte non si è proprio votato: il governo ha giustificato la decisione parlando di mancanza di sicurezza minima per andare a votare. Non si è votato per esempio nella regione del Tigrè, che si trova a nord, al confine con l’Eritrea. In Tigrè dal 2020 al 2022 ci fu una violenta guerra tra l’esercito etiope e il braccio armato del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè, il gruppo che governa la regione e che vorrebbe maggiore autonomia dal governo federale. La guerra fu violentissima e causò la morte di centinaia di migliaia di persone. In alcune zone delle regioni di Oromia e Amara le votazioni erano invece state sospese il giorno stesso delle elezioni, per non meglio precisati motivi di sicurezza.


