Le eccezionali critiche di JD Vance a Israele
Il vicepresidente statunitense ha difeso l'accordo con l'Iran e messo in chiaro l'attuale deterioramento dei rapporti con Netanyahu

Negli scorsi giorni il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha partecipato a varie trasmissioni televisive e fatto numerose interviste per difendere dalle critiche l’accordo preliminare tra Iran e Stati Uniti per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Tra le critiche più dure all’accordo ci sono state quelle di Israele e del primo ministro Benjamin Netanyahu. Politici e personalità mediatiche vicine al governo di Israele hanno definito l’accordo un tradimento e una resa, che lascia l’Iran forte e Israele vulnerabile. Vance ha risposto con una durezza eccezionale per un governante statunitense:
«Donald J. Trump è l’unico capo di stato nel mondo intero che è vicino alla nazione di Israele in questo momento […] Negli scorsi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto la vostra patria [Israele] sono stati costruiti da mani americane e pagati con i soldi delle tasse degli americani. Chiunque in Israele pensi che il problema principale sia il presidente degli Stati Uniti deve svegliarsi e guardarsi intorno».
Di fatto Vance ha fatto capire che Israele ha un rapporto di dipendenza e di subordinazione nei confronti degli Stati Uniti, e che se questo rapporto fosse messo in discussione l’unico a perderci sarebbe Israele. In realtà non è del tutto così: Israele ha molti sistemi di influenza dentro agli Stati Uniti e ha un ruolo strategico importante anche per gli americani. Ma le parole molto dure di Vance sono comunque un segno dell’atteggiamento attuale dell’amministrazione, spazientita nei confronti del governo israeliano.
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Nelle sue dichiarazioni Vance non si è riferito direttamente a Netanyahu, ma ai suoi due ministri più estremisti: Itamar Ben-Gvir, il ministro della Pubblica sicurezza, e Bezalel Smotrich, il ministro delle Finanze. Entrambi hanno condannato l’accordo ferocemente e hanno detto che Israele non lo rispetterà. È peraltro quello che sta già parzialmente succedendo. L’accordo prevede la fine immediata dei combattimenti su tutti i fronti, compreso il Libano. Ma ancora venerdì Israele ha continuato ad attaccare il territorio libanese. Rispondendo a Ben-Gvir e Smotrich, Vance ha detto:
«Penso che la mia risposta sia: “Qual è esattamente la vostra proposta?” Non potete soltanto continuare a uccidere finché non avrete risolto ogni singolo problema di sicurezza nazionale».
In realtà, questa è stata proprio la risposta di Ben-Gvir e Smotrich a ogni questione riguardante la sicurezza di Israele negli ultimi anni: entrambi erano contrari al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, a quello in Libano e a quello in Iran, ed entrambi vorrebbero che Israele annetta sia Gaza sia la Cisgiordania e cacci tutti o quasi i palestinesi che vi abitano.
A ogni modo, con le sue dichiarazioni molto dure nei confronti di Israele, Vance si è confermato il principale sostenitore e rappresentante pubblico non soltanto dell’accordo con l’Iran, ma di una posizione dell’amministrazione statunitense che vuole trovare un compromesso con il regime iraniano, anche a costo di rinunciare a molte rivendicazioni.
Vance è anche il principale critico di Israele dentro all’amministrazione, in parte per isolazionismo: ritiene che gli Stati Uniti debbano limitare gli aiuti e il sostegno non soltanto a Israele, ma anche all’Europa e all’Ucraina, e occuparsi delle questioni interne.


