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  • Mercoledì 10 giugno 2026

È stato assolto Louis Dassilva per l’omicidio di Pierina Paganelli

Era in carcere da quasi due anni, ma durante il processo – molto seguito dai media – non sono emerse prove a sostegno dell'accusa

Louis Dassilva al tribunale di Rimini con i suoi avvocati, il 10 giugno 2026 (Massimo Paolone/LaPresse)
Louis Dassilva al tribunale di Rimini con i suoi avvocati, il 10 giugno 2026 (Massimo Paolone/LaPresse)
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La Corte di assise di Rimini ha assolto in primo grado Louis Dassilva per l’omicidio di Pierina Paganelli, un caso di cronaca molto seguito in Italia negli ultimi anni. Paganelli fu uccisa nel 2023 con 29 coltellate nel garage del palazzo in cui viveva, a Rimini. Dassilva, che è cittadino senegalese, era l’unico imputato e si trovava in carcere in custodia cautelare da quasi due anni. Ora è stato assolto per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste, due formule che indicano un’assoluzione piena, e scarcerato.

In tribunale c’erano molte persone in attesa della lettura della sentenza, arrivata nella notte tra martedì e mercoledì dopo 16 ore in cui i giudici sono stati in camera di consiglio per decidere.

Paganelli fu trovata morta il 3 ottobre del 2023 dalla nuora, Manuela Bianchi, che ebbe poi un ruolo determinante nell’arresto di Dassilva. Dopo aver escluso l’ex marito di Paganelli, che era in Germania, le indagini si concentrarono sulle persone che vivevano in zona. Dassilva viveva lì vicino con la moglie, e nello stesso quartiere vivevano il figlio di Paganelli, Giuliano Saponi, con Bianchi e la figlia.

Dalle indagini emerse che Dassilva aveva una relazione con Manuela Bianchi e che i due si incontravano proprio nel garage di Paganelli. Gli inquirenti dovettero molto insistere con Bianchi per farle confessare la relazione. Alla fine lei la ammise e disse inoltre di aver incontrato Dassilva in garage prima di trovare il corpo di Paganelli e che lui le aveva detto come comportarsi con le forze dell’ordine. È indagata per favoreggiamento.

L’attenzione della procura si concentrò su Dassilva perché non aveva un alibi per l’ora della morte, che fu fissata alle 22:13 del 3 ottobre 2023. Fu possibile stabilirla con esattezza grazie alla telecamera di un garage, che pur non riprendendo la scena registrò le urla di Paganelli mentre veniva uccisa.

Dassilva fu perciò arrestato a luglio del 2024 e da allora era sempre rimasto in carcere. I dettagli della storia diventarono di dominio pubblico e furono molto commentati nei talk show televisivi, a cui la stessa Bianchi ha partecipato.

Il processo, cominciato a settembre del 2025, si era basato molto sulla credibilità di Bianchi, perché la sua testimonianza era di fatto l’unico elemento concreto a sostegno delle accuse a Dassilva, insieme all’assenza di un alibi. Non fu infatti mai trovato il suo DNA sulla scena del crimine, né l’arma del delitto. La difesa aveva sostenuto che le indagini fossero state eseguite in modo lacunoso e impreciso, e aveva contestato il fatto che non fossero mai state prese in considerazione ipotesi alternative.

Dassilva aveva chiesto l’assoluzione, e in subordine la possibilità di accedere al rito abbreviato, che gli avrebbe garantito in caso di condanna uno sconto di un terzo della pena. La procura invece aveva chiesto l’ergastolo, contestando a Dassilva anche le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi.