Il governo ha di nuovo prorogato la riduzione delle accise sui carburanti
Per la settima volta, per far fronte ai rincari, ma dimezzando lo sconto sul gasolio

Il governo ha prorogato di nuovo la riduzione delle accise sui carburanti, che sarebbe scaduta alla mezzanotte tra sabato 6 e domenica 7 giugno. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, hanno firmato un decreto interministeriale che mantiene lo sconto finora in vigore per la benzina, di 5 centesimi al litro, mentre riduce ulteriormente quello sul gasolio, che a fine maggio era stato portato da 20 a 10 centesimi e adesso è stato abbassato a 5 (6,1 centesimi, contando l’IVA).
L’attuale regime era in vigore da fine maggio e finora la riduzione è costata quasi due miliardi di euro.
Quello comunicato sabato è il settimo intervento del governo, deciso a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti per via della guerra in corso in Medio Oriente e della conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto del petrolio commerciato nel mondo.
La riduzione delle accise era stata stabilita per la prima volta a marzo e da allora era stata prorogata più volte, ma la decisione di oggi non era scontata. Giorgetti infatti aveva detto che prima di decidere se rinnovare o meno la riduzione avrebbe consultato i dati sul gettito dell’IVA ottenuto dalla vendita dei carburanti a maggio per avere un’idea delle risorse finanziarie disponibili.
Dal decreto interministeriale è emerso che, proprio per via dell’aumento dei prezzi, l’IVA sui carburanti incassata a maggio valeva 149,4 milioni di euro, che verranno dunque in parte impiegati per coprire la nuova proroga del taglio delle accise. La misura scadrà il prossimo 3 luglio.
Quando i prezzi dei carburanti aumentano, lo Stato incassa più IVA, che si paga in percentuale. Quando attiva le “accise mobili”, si impegna a utilizzare il maggior gettito ottenuto dalla vendita in un certo periodo per abbassare le accise nel periodo successivo. Il meccanismo si chiama appunto “accise mobili” perché la riduzione non è una cifra fissa, ma dipende dalle entrate legate all’IVA sui carburanti.
Benché il taglio delle accise favorisca i consumatori, in realtà è una misura potenzialmente controproducente. In un momento di scarsità di carburante come quello attuale, infatti, sarebbe meglio cercare di diminuire la domanda, e quindi fare in modo che le persone ne utilizzino meno. La riduzione delle accise fa proprio il contrario: mantenendo artificialmente bassi i prezzi, incentiva a comprare il carburante, contribuendo quindi a consumarlo e aggravando la penuria.
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