È stato fermato in aeroporto il manager dell’azienda che sta costruendo il consolato statunitense a Milano: è accusato di caporalato

Il cantiere del nuovo consolato statunitense a Milano, in piazzale Accursio, il 29 maggio
Il cantiere del nuovo consolato statunitense a Milano, in piazzale Accursio, il 29 maggio (Furlan/LaPresse)

È stato fermato all’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio Ulas Demir, il manager turco del ramo italiano della Caddell, la grande società edile statunitense che sta costruendo il nuovo consolato statunitense a Milano e che venerdì è stata messa sotto controllo giudiziario dalla procura di Milano per sospette pratiche di caporalato. Demir è indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’ANSA scrive che è stato portato in carcere.

La procura di Milano ha disposto il fermo perché riteneva ci fosse il rischio che Demir stesse per fuggire all’estero. Nell’ordinanza della procura si legge che stava per prendere insieme alla famiglia un volo da Orio al Serio a Istanbul, in Turchia, e che aveva comprato il biglietto il 30 maggio, il giorno dopo il provvedimento che aveva stabilito il controllo giudiziario. Secondo la procura era stata un’altra persona, che gli inquirenti ritengono fosse un superiore di Demir nella Caddell, a consigliargli di tornare «per ferie» in Turchia durante una conversazione intercettata.

Il cantiere per la nuova sede del consolato impiega circa 300 operai indiani che, secondo la procura, avrebbero dovuto pagare una somma pari a circa 5mila euro a una società di intermediazione indiana per ottenere il visto di lavoro. Una volta in Italia avrebbero ricevuto una retribuzione di 4 euro l’ora, molto al di sotto di quella prevista dal contratto depositato da Caddell in prefettura; sarebbero stati inoltre obbligati a pagarne la metà all’azienda in cambio di vitto e alloggio (che secondo il contratto con cui erano stati assunti avrebbero dovuto essere a carico dell’azienda).

Il controllo giudiziario prevede l’affiancamento di un amministratore giudiziario ai dirigenti di un’azienda, quando la procura ritiene che questo serva a interrompere o a impedire azioni criminali.