L’ONU ha inserito le forze armate di Russia e Israele nella lista dei responsabili di violenze sessuali nei conflitti

Le forze armate israeliane e quelle russe sono state inserite nella lista dei soggetti che secondo l’ONU sono responsabili di violenze sessuali durante i conflitti. La lista viene pubblicata ogni anno in base alle verifiche dell’organizzazione, e raccoglie decine di gruppi legati più o meno direttamente a uno stato e sospettati di compiere violenze sessuali diffuse e sistematiche in paesi in cui sono in corso guerre, come Sudan, Myanmar, Siria, Repubblica Democratica del Congo o Mali. In base al rapporto dell’ONU, che verrà pubblicato integralmente venerdì, nel 2025 i casi di violenze sessuali nelle zone di conflitto sono aumentati sensibilmente rispetto all’anno precedente; in particolare, hanno continuato a essere documentati abusi sistematici sia nella guerra in Ucraina che nei territori palestinesi occupati.
Il rapporto evidenzia estese violenze sessuali compiute dalle forze di sicurezza russe sia nei territori ucraini occupati sia nel paese stesso, in particolare contro i prigionieri di guerra. Quanto a Israele, ha evidenziato abusi contro 14 uomini, 7 donne, 9 bambini e una bambina nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, a volte anche «come forma di tortura». Le violenze ricostruite includono stupri di gruppo o compiuti con oggetti, così come percosse sui genitali e l’obbligo di denudarsi e farsi perquisire, a volte senza motivi che sembravano giustificarlo.
Sia la Russia che Israele hanno respinto le accuse. Danny Danon, l’ambasciatore israeliano all’ONU, lo ha descritto come un provvedimento «vergognoso e assurdo», che punterebbe a creare un paragone «distorto» tra Israele e il gruppo radicale palestinese Hamas, che era già inserito nella lista anche per le violenze sessuali documentate durante gli attacchi del 7 ottobre del 2023 in territorio israeliano. Le forze di sicurezza ucraine invece non sono nella lista, benché nel rapporto si parli di 31 casi di violenze sessuali commesse perlopiù contro prigionieri di guerra: l’ONU dice che la gran parte di questi casi risale a prima del 2025 e che, diversamente da altri paesi, il governo ucraino ha rafforzato le leggi per contrastare le violenze e agevolato le indagini dell’organizzazione.


