Penpa Tsering si è insediato per il suo secondo mandato da presidente del governo tibetano in esilio in India

Penpa Tsering, sulla destra, durante il giuramento a Dharamsala, India, 27 maggio 2026. Al centro è seduto il Dalai Lama (AP Photo/ Shailesh Bhatnagar)
Penpa Tsering, sulla destra, durante il giuramento a Dharamsala, India, 27 maggio 2026. Al centro è seduto il Dalai Lama (AP Photo/ Shailesh Bhatnagar)

Mercoledì a Dharamsala, nel nord dell’India, c’è stata la cerimonia di giuramento di Penpa Tsering per il suo secondo mandato come presidente dell’Amministrazione centrale tibetana (CTA), cioè il governo tibetano in esilio. La cerimonia è stata presieduta dal Dalai Lama, la massima autorità spirituale del buddismo tibetano, nonché la guida riconosciuta del popolo tibetano e, fino al 2011, anche il suo capo politico. Tsering, che ha 58 anni, è presidente della CTA dal 2021, e a febbraio è stato rieletto per un secondo mandato quinquennale con il 61 per cento dei voti.

La Cina sostiene che il Tibet faccia parte del proprio territorio da secoli. Il governo centrale cinese lo governa fin dal 1951, grazie a un accordo con cui il Dalai Lama si impegnò a riconoscere la sovranità della Repubblica Popolare cinese, in cambio di un’autonomia di gestione, di fatto non rispettata dalla Cina. Nel 1959, quando scappò dal Tibet per sfuggire all’esercito cinese, il Dalai Lama fondò un governo in esilio proprio a Dharamsala, dove ha vissuto la gran parte della sua vita e dove oggi ci sono appunto il parlamento e la sede del governo tibetano, che gestisce scuole, ospedali, monasteri e cooperative agricole per la comunità in esilio.

Pur considerando il Tibet parte della Cina, l’India consente al governo in esilio di restare nel proprio territorio. La Cina invece ritiene che la CTA sia un gruppo separatista e non intrattiene legami diplomatici con i suoi rappresentanti dal 2010. Durante il giuramento Tsering ha detto di voler proseguire nella politica voluta dal Dalai Lama che prevede cioè di continuare a lottare per l’autonomia del Tibet all’interno della Repubblica Popolare cinese attraverso il dialogo, la non violenza e benefici reciproci, anziché chiederne la completa indipendenza.

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