Sei persone sono agli arresti domiciliari con l’accusa di aver scaricato illegalmente rifiuti in provincia di Foggia

(Angelo Mastrandrea/il Post)
(Angelo Mastrandrea/il Post)

Mercoledì sono state eseguite misure cautelari nei confronti di 19 persone accusate di far parte di un sistema di scarico illegale di rifiuti nelle campagne della Capitanata, in provincia di Foggia, in Puglia. Di queste, sei persone sono agli arresti domiciliari, altre sette sono state sottoposte all’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria (che è una misura cautelare non detentiva), e altre sei sono state interdette per un anno dalla loro attività imprenditoriale. Giuseppe Gatti, coordinatore della direzione distrettuale antimafia della procura di Bari, ha definito le campagne della Capitanata «la nuova grande pattumiera d’Italia».

I rifiuti scaricati provenivano da varie province: dalla stessa Foggia, ma anche da Salerno, Napoli, Benevento, Roma e Latina. Tra le 19 persone ci sono imprenditori, trasportatori e altre persone che facevano da intermediari tra le aziende che producevano i rifiuti e chi li scaricava. Secondo la procura, attraverso questo sistema venivano regolarmente e illecitamente scaricati in campagna, e poi bruciati, rifiuti industriali e urbani destinati invece a impianti di trattamento. In questo modo le aziende coinvolte avrebbero risparmiato circa 2,5 milioni di euro.

Sempre secondo la procura, i rifiuti sarebbero stati accompagnati da documenti falsi che attestavano il trasporto verso impianti di smaltimento regolare, in maniera da superare senza problemi eventuali controlli durante il trasporto. I rifiuti sarebbero poi stati trasportati in aree agricole, come uliveti e vigneti, e cave in disuso, oppure in capannoni dismessi, soprattutto nei territori di Cerignola, San Severo e Lucera. La procura ha identificato 64 siti di scarico illegale di rifiuti.

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