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  • Giovedì 28 maggio 2026

Che fine ha fatto l’hantavirus

Dopo un mese dai primi contagi sulla nave da crociera è emerso un nuovo caso, ma per l'OMS la situazione è sotto controllo

La rimozione di rifiuti dalla Hondius nel porto di Rotterdam, il 18 maggio 2026 (AP Photo/Patrick Post)
La rimozione di rifiuti dalla Hondius nel porto di Rotterdam, il 18 maggio 2026 (AP Photo/Patrick Post)
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Mercoledì è stato segnalato il tredicesimo caso di contagio da hantavirus: è un passeggero spagnolo della nave Hondius, che era in quarantena. Le persone morte dall’inizio del focolaio sono tre, tutti passeggeri della nave. Non ce ne sono state di nuove dal 2 maggio, quando il caso divenne una notizia di rilevanza internazionale. Anche la situazione dei contagi rimane sotto controllo: l’Organizzazione mondiale della sanità l’ha definita «stabile». La malattia ha un tempo di incubazione di sei-otto settimane e il nuovo caso segnalato è il risultato di un contagio avvenuto sulla nave. Al momento non sono stati segnalati contagi successivi.

La Hondius era partita il primo aprile da Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina, con circa 150 persone a bordo. Dieci giorni dopo un passeggero dei Paesi Bassi morì a causa di problemi respiratori e il 24 aprile il suo corpo fu trasportato in aereo dall’isola di Sant’Elena a Johannesburg (Sudafrica) scortato dalla moglie, che a sua volta morì due giorni dopo in ospedale.

Il 27 aprile una terza persona malata fu trasportata dalla nave a Johannesburg, dove le fu diagnosticata un’infezione da hantavirus. La notizia iniziò a circolare, col sospetto che a bordo della Hondius potessero esserci altre persone contagiate. Il 2 maggio una terza persona morì a bordo della nave, che il giorno dopo arrivò a Capo Verde, al largo dell’Africa. Il 6 maggio tre persone furono fatte scendere dalla nave a causa di sintomi riconducibili a un’infezione da hantavirus. Intanto emerse che nelle tappe intermedie della crociera, effettuate nelle settimane precedenti, erano sbarcate più di 20 persone poi tornate nei loro paesi di origine.

La Hondius nel porto di Rotterdam, il 18 maggio 2026 (AP Photo/Patrick Post)

Da allora cominciò una ricerca internazionale dei passeggeri sbarcati dalla nave, per limitare le possibilità di ulteriori contagi, mentre la Hondius fu fatta arrivare a Tenerife, alle Canarie, dove tutti i passeggeri vennero fatti sbarcare, con misure di prevenzione dei contagi. Sono poi rientrati nei loro paesi, e da allora sono in isolamento e osservazione, con protocolli che i vari paesi coinvolti (poco più di una decina) hanno applicato in modo più o meno restrittivo. La nave ha invece concluso il viaggio a Rotterdam: a bordo erano rimaste 27 persone, 25 membri dell’equipaggio e 2 medici, che stanno a loro volta facendo una quarantena.

Sin dai primi giorni l’OMS aveva dichiarato che il rischio per la popolazione mondiale era basso: gli hantavirus, di cui esistono circa 40 specie, solitamente si trasmettono attraverso il contatto con le feci, la saliva e l’urina dei roditori. La possibilità di contagio da persona a persona è dibattuta, ma ormai accettata come probabile per il virus Andes, alla base del caso della Hondius. Il focolaio sulla nave aveva comunque creato un certo allarme internazionale, e molti aggiornamenti sui media.

Scienziati argentini svolgono ricerche legate all’hantavirus a Ushuaia, in Argentina, il 19 maggio 2026 (AP Photo/Lujan Agusti)

Oggi quell’attenzione è calata e la situazione dei contagi sembra sotto controllo, anche grazie ai protocolli di prevenzione sviluppati in occasione di precedenti epidemie, e messi rapidamente in atto. Non ci sono invece certezze su come sia avvenuto il primo contagio: l’ipotesi più circolata era che la coppia nederlandese si fosse contagiata facendo birdwatching in una discarica a Ushuaia, in Argentina, ma è tutt’altro che certa.