Perché il papa ha commissariato l’ospedale di Padre Pio

La Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo è in una grave crisi finanziaria, e medici e dipendenti protestano da mesi

La Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo (Stefano G. Pavesi/contrasto)
La Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo (Stefano G. Pavesi/contrasto)
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Papa Leone XIV ha di fatto commissariato la Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo, l’ospedale religioso privato pugliese che fu fondato da Padre Pio negli anni Cinquanta, è di proprietà del Vaticano, ed è considerato una delle strutture migliori della sanità del Sud Italia. Con un chirografo, cioè un documento scritto e firmato di persona, ha istituito una Commissione di indirizzo e vigilanza che dovrà occuparsi della situazione finanziaria dell’ospedale, che è in grave crisi economica. La commissione sostituirà il consiglio di amministrazione della fondazione che gestisce la struttura e avrà il compito di approvare il bilancio e di avviare un piano di risanamento che si annuncia molto pesante, se lo Stato o la Regione Puglia non interverranno a coprire le perdite.

Non è chiaro a quanto ammonti il debito: i bilanci della Casa Sollievo della Sofferenza non sono pubblici e la fondazione non è tenuta a renderli noti. L’unica traccia ufficiale del deficit si trova nel Piano strategico 2024-2029 approvato a gennaio del 2025, che evidenziava la necessità di adottare delle misure per far quadrare i conti. Fonti interne sentite dal Post hanno spiegato che il debito maggiore, e il più preoccupante, è quello nei confronti dei fornitori: ammonterebbe a circa 116 milioni di euro. Ci sarebbero poi circa 40 milioni di esposizione con le banche e 5 milioni con i dipendenti, per il mancato adeguamento dei contratti nel 2024: in totale 170 euro lordi mensili per ogni dipendente.

La Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza ha attribuito gran parte della responsabilità del dissesto finanziario alla Regione Puglia e all’Azienda sanitaria locale (ASL) di Foggia, che non avrebbero pagato le cosiddette “funzioni non tariffate” erogate dall’ospedale in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Sono i servizi sanitari essenziali non coperti da tariffe prestabilite, come gli accessi al pronto soccorso, e rimborsati dall’ASL con un budget complessivo.

In estrema sintesi, l’ospedale ha reclamato più di 32 milioni di euro di prestazioni non pagate tra il 2016 e il 2023. La Regione sostiene invece di aver dato all’ospedale più dei 265 milioni di euro (di cui 31 per le “funzioni non tariffate”) che sono il tetto massimo di spesa annuale per tutte le prestazioni, e che per questo l’ospedale dovrebbe al contrario restituire i rimborsi di troppo che ha ricevuto. La fondazione dice che questa eventuale restituzione, sommata al credito che sostiene di vantare nei confronti della Regione Puglia, porterebbe a «un saldo economico negativo consistente».

«Il problema è che il tariffario dei rimborsi sanitari del ministero della Sanità è fermo al 2012, molte prestazioni oggi costano di più e l’ospedale, che cura tutte le persone che vi si rivolgono, non riesce a coprire i costi», spiega Franco Manzo, un tecnico sanitario e rappresentante sindacale.

«Hanno scaricato il problema sulla Regione, che ha già un deficit sanitario di quasi 370 milioni di euro e non può fare granché per risolvere il problema», dice Massimo Russo, docente di statistica all’Università di Foggia ed ex presidente di Sanitaservice, la società dell’ASL di Foggia che fornisce i servizi di pulizie, logistica e del 118 agli ospedali della zona. «L’ospedale è passato da una gestione politico-religiosa a una più manageriale, ma è rimasta la mancanza di trasparenza: i dirigenti si comportano come un ente pubblico quando si tratta di ottenere finanziamenti, però poi vogliono adottare i principi del privato per risanare il bilancio».

La Casa Sollievo della Sofferenza è uno dei più grandi ospedali del Sud: ha 2.700 dipendenti, 756 posti letto ed è considerato un polo di ricerca e di eccellenza sanitaria, che attira molti pazienti da altre regioni del Sud, circa il 20 per cento del totale. Fu voluto da Padre Pio nel 1947 e poi inaugurato nel 1956. È governato dalla Santa Sede attraverso una fondazione: il consiglio di amministrazione è nominato direttamente dalla Segreteria di Stato vaticana ed è presieduto dall’arcivescovo di San Giovanni Rotondo Franco Moscone. Il papa ora ha deciso di esautorare la fondazione dando pieni poteri alla Commissione, che risponderà direttamente a lui. Per il momento non è stato esautorato invece il direttore generale Gino Gumirato.

Nel chirografo si legge che il nuovo organismo dirigente «deve a Noi riferire regolarmente sulle proprie attività e decisioni, e comunque prima di adottare atti di particolare importanza o che abbiano decisiva e significativa incidenza sul patrimonio della fondazione ovvero che ne modifichino lo Statuto». Ha il potere di «adottare le delibere e gli altri atti, negozi e contratti, di ordinaria e straordinaria amministrazione, anche in sostituzione degli organi statutari della Fondazione», e ha il diritto di «accedere e acquisire tutti i dati, documenti e informazioni relativi alla Fondazione e alla sua attività detenuti dalla Fondazione medesima, dai consulenti di questa o da altri Enti della Santa Sede o della Chiesa».

La Commissione sarà composta da cinque persone, tutte figure di alto livello nel Vaticano. Il presidente è Maximino Caballero Ledo, prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede. Come coordinatore è stato nominato Fabio Gasperini, segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Gli altri componenti sono il numero due della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Paolo Rudelli, il presidente dell’APSA, l’arcivescovo Giordano Piccinotti, e l’arcivescovo di Foggia Giorgio Ferretti.

Una fiaccolata per i medici dell’ospedale di San Giovanni Rotondo dopo la decisione della dirigenza dell’ospedale di disdire i contratti collettivi in vigore e di applicare contratti di natura privatistica, il 22 dicembre 2025 (ANSA/FRANCO CAUTILLO)

Alla fine del 2025 i dipendenti dell’ospedale hanno cominciato a protestare per ottenere il pagamento delle somme arretrate. Le proteste sono andate avanti per mesi. Alla fine di marzo il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha anche costituito una società consortile, la Sette Pani, che ha il compito di controllare gli ospedali cattolici: in totale 300 strutture, con oltre 50 mila addetti e 11.669 posti letto accreditati, pari al 5,3 per cento del totale nazionale.

La coincidenza con la crisi della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo a molti in Vaticano non è parsa casuale. «Non si poteva continuare a restare inermi» di fronte all’erosione di «un importante patrimonio non soltanto economico», ha scritto il cardinale Parolin in un messaggio il giorno della costituzione dell’ente, spiegando che la sua creazione ha conosciuto «resistenze, ostacoli e contrasti dentro e fuori la Chiesa».

Ad aprile 1.300 lavoratori hanno richiesto in tribunale dei decreti ingiuntivi per farsi pagare le cifre dell’adeguamento contrattuale del 2024: in media 170 euro lordi a testa al mese. Il 4 maggio, in occasione della visita di Parolin e dei festeggiamenti per i 70 anni dell’ospedale , hanno organizzato una manifestazione per «ottenere l’adeguamento degli arretrati contrattuali e denunciare alcune scelte gestionali non adeguate», come l’allungamento dei turni notturni fino a 12 ore.

Per risparmiare sui costi del personale, il direttore generale Gino Gumirato ha proposto di modificare i contratti di lavoro dei medici e dei dipendenti della struttura, facendoli passare da un contratto di diritto pubblico, più oneroso, a uno di diritto privato. Può farlo perché l’ospedale è gestito da una fondazione privata. Gumirato ha detto che si tratta di un contratto «adottato dalle primarie istituzioni private e che è molto utilizzato da tanti ospedali privati di ispirazione cattolica».

I sindacati però sostengono che i lavoratori perderebbero molte garanzie acquisite, come «il premio di produttività, che ora è di 1.500 euro all’anno», spiega Angelo Ricucci, segretario della FP (Funzione pubblica) CGIL di Foggia. Inoltre, «non viene rinnovato dal 2018 e non recupereremmo l’inflazione degli ultimi anni». Quando ancora era in carica, l’arcivescovo Moscone aveva annunciato che se la proposta fosse passata si sarebbe dimesso da presidente del consiglio di amministrazione della fondazione.