Il sindaco di Cracovia, del partito europeista del primo ministro Tusk, è stato rimosso con un referendum promosso dall’estrema destra

Il sindaco di Cracovia, Aleksander Miszalski, è stato rimosso con un referendum che si è tenuto domenica. È uno sviluppo con rilevanza politica nazionale perché Cracovia è la città più popolosa della Polonia dopo la capitale Varsavia. Inoltre Miszalski fa parte di Coalizione Civica, il partito di centrodestra del primo ministro europeista Donald Tusk, e il referendum contro di lui era stato promosso dai partiti di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS), il principale dell’opposizione e che ha governato la Polonia in modo semi-autoritario dal 2015 al 2023, e Confederazione, ancora più a destra.
La destra radicale ha raccolto oltre 130mila firme per indire il referendum, che è una possibilità prevista dall’ordinamento polacco ma non aveva veri precedenti in una città così grande, di circa 800mila abitanti. Miszalski era in carica dal 2024. Aveva chiesto ai sostenitori di non andare a votare per evitare che fosse raggiunto il quorum (fissato in questo caso al 27 per cento, cioè i tre quinti delle persone che avevano votato alle amministrative) ma la tattica è stata controproducente. La partecipazione ha sfiorato il 30 per cento, con il quasi il 98 per cento dei voti a favore della rimozione del sindaco. Miszalski ha accettato l’esito e ora verranno convocate nuove elezioni entro 90 giorni.
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Non era un sindaco molto popolare e la sua amministrazione era accusata di essere inefficace, ma come detto la rimozione è un brutto colpo per Coalizione Civica, che governa nella maggioranza delle città principali (nelle aree rurali è più radicato il PiS, invece). Peraltro la destra radicale ha detto che intende replicare la tattica dei referendum, con una specie di campagna per tentare di destituire i sindaci della coalizione di Tusk. Il primo ministro, eletto nel 2023, ha governato con difficoltà perché non ha una maggioranza stabile in parlamento e nel 2025 non è riuscito a far eleggere un presidente della Repubblica del suo partito: quello nuovo, Karol Nawrocki del PiS, lo ha ostacolato con ripetuti veti sulle riforme, proprio come il predecessore.


