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  • Sabato 23 maggio 2026

L’Iran si prepara ai Mondiali con grande incertezza

Calciatori e staff devono ancora ricevere il visto per gli Stati Uniti; intanto si stanno allenando in Turchia

di Valerio Moggia

I calciatori dell'Iran mentre festeggiavano la qualificazione ai Mondiali, ottenuta nel marzo del 2025 (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)
I calciatori dell'Iran mentre festeggiavano la qualificazione ai Mondiali, ottenuta nel marzo del 2025 (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)
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Nel marzo del 2025 l’Iran fu una delle prime squadre a qualificarsi ai Mondiali di calcio, che inizieranno il prossimo 11 giugno in Nord America. Eppure alla fine di maggio la sua presenza al torneo è ancora circondata da molti dubbi, principalmente a causa della guerra con gli Stati Uniti.

In questo momento la nazionale iraniana è in Turchia per il raduno in vista del torneo: il 18 maggio si è trasferita da Adalia, dove ha stabilito la sua base per gli allenamenti, alla capitale Ankara, per risolvere i problemi relativi all’ottenimento dei visti d’ingresso negli Stati Uniti. L’Iran ha in programma di raggiungere gli Stati Uniti il 5 giugno, in vista delle tre partite del Gruppo G: affronterà Nuova Zelanda e Belgio a Inglewood, vicino a Los Angeles, il 15 e il 21 giugno, e poi l’Egitto a Seattle, il 26 giugno.

Al momento nessuno dei componenti della rosa o dello staff iraniano ha ottenuto un visto d’ingresso negli Stati Uniti. Nonostante la FIFA abbia rassicurato la delegazione che non ci saranno problemi, non è sicuro che tutti i delegati della federazione calcistica iraniana (FFIRI) lo otterranno. Ci sono dubbi in particolare sul presidente Mehdi Taj, che ha fatto parte delle Guardie della Rivoluzione, un corpo militare dello stato iraniano che è considerato un’organizzazione terroristica da vari paesi, tra cui Stati Uniti e Canada, due degli organizzatori dei Mondiali (l’altro è il Messico).

I calciatori iraniani che vanno a fare domanda per il visto ad Ankara, in Turchia (Dogukan Keskinkilic/Anadolu via Getty Images)

Già nel dicembre del 2025 gli Stati Uniti avevano negato l’ingresso nel paese a quattro dei nove delegati della FFIRI che avrebbero dovuto assistere a Washington al sorteggio dei gironi. La federazione iraniana aveva minacciato un boicottaggio, salvo poi fare un passo indietro. Con l’attacco militare statunitense all’Iran, iniziato il 28 febbraio, la situazione si è ulteriormente complicata. A marzo Donald Trump aveva consigliato all’Iran di rinunciare al Mondiale, appellandosi alla “sicurezza” di giocatori e staff. Quelle dichiarazioni erano state accolte come una minaccia da parte della FFIRI e del ministero dello Sport dell’Iran, che avevano avvertito la FIFA della loro volontà di non giocare negli Stati Uniti, ma in uno degli altri due paesi ospitanti, Canada o Messico.

La collocazione delle partite dell’Iran non è però stata cambiata, dato il poco tempo per riorganizzare il calendario e le varie sedi. Inoltre trasferire le tre partite del girone dell’Iran in Messico, che si era detto disponibile a ospitare la squadra, non sarebbe stato risolutivo. Le regole del torneo prevedono che le prime due di ogni girone e le migliori terze possano avanzare alla fase successiva, e l’Iran ha discrete possibilità di raggiungere questo risultato (sarebbe la prima volta nella storia che supera i gironi): gli accoppiamenti successivi sono già decisi, e prima o poi potrebbe dover giocare negli Stati Uniti.

Negli ultimi giorni si è percepito un cauto ottimismo, tra i dirigenti della FFIRI e la stampa iraniana, riguardo la possibilità di ottenere i visti, ma non è chiaro cosa potrebbe succedere se questo non dovesse accadere. «Il vicepresidente Mohammad Mehdi Nabi ha parlato di un “piano B” nel caso in cui a tutti venisse negato il visto, ma si è rifiutato di approfondire» spiega Erfan Hoseiny, giornalista e autore di Gol Bezan, un podcast dedicato al calcio iraniano.

Anche la posizione del governo statunitense non è molto chiara: un mese dopo le minacce di Trump, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che alla squadra iraniana sarà permesso di giocare, ma che i membri delle Guardie della Rivoluzione non saranno ammessi nel paese. Il presidente della FIFA Gianni Infantino, molto amico di Trump, sta cercando con equilibrismo di mediare tra le due parti. Secondo The Athletic durante i Mondiali ai tifosi sarà proibito portare dentro gli stadi bandiere e simboli dell’Iran pre-Rivoluzione del 1979, molto popolari tra gli iraniani all’estero, che li usano come forma di dissenso verso la Repubblica islamica.

Tifosi a un evento con i calciatori tenuto lo scorso 13 maggio a Teheran, in Iran (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)

A tutto questo si aggiungono problemi più tecnici e di campo: 22 dei 30 pre-convocati dall’allenatore Amir Ghalenoei giocano in squadre del campionato iraniano, fermo dall’inizio di marzo a causa della guerra. «Lo staff tecnico della Nazionale ha cercato di mantenere i giocatori in forma tramite un mini-ritiro a Teheran, ma siamo tutti consapevoli che la “forma partita” sia qualcosa di completamente diverso», ha detto Hatam Shiralizadeh, giornalista dell’agenzia di stampa iraniana Tasnim. La FFIRI ha anche faticato a organizzare amichevoli internazionali di alto profilo, a causa delle sanzioni, delle risorse economiche limitate e di altre questioni politiche. Alla fine di marzo l’Iran ha affrontato Nigeria e Costa Rica, mentre il 29 maggio giocherà contro il Gambia, tre squadre che non si sono qualificate per i Mondiali.

Ghalenoei dovrà fare a meno anche di Sardar Azmoun, uno dei migliori calciatori iraniani in attività. L’attaccante dello Shabab Al-Ahli di Dubai, che ha giocato nella Roma tra il 2023 e il 2024, è stato escluso dopo che a marzo ha pubblicato su Instagram una sua vecchia foto assieme a Mohammed bin Rashid Al Maktoum, il primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, un paese che l’Iran considera nemico nell’ambito della guerra di questi mesi. Azmoun è da tempo noto per essere molto critico verso la Repubblica islamica, ma in precedenza non era mai stato escluso dalla nazionale o sanzionato. «La tempistica di quel post era inappropriata, soprattutto considerando che gli Emirati Arabi erano impegnati in attività contro l’Iran nella recente guerra», ha spiegato Shiralizadeh.

L’esclusione di Azmoun era già stata annunciata a marzo sul canale Telegram di Fars News Agency, ritenuta vicina alle Guardie della Rivoluzione, ed è poi stata confermata dalla lista dei pre-convocati diffusa a maggio. L’attaccante ha commentato su Instagram dicendo che «molte persone hanno voluto rovinarmi diffondendo storie non vere sul mio conto», ma non ha chiarito cosa intendesse, e ha comunque augurato il meglio ai compagni di squadra per i Mondiali.

L’attaccante iraniano Sardar Azmoun, al centro (Abdullah Ahmed/Getty Images)

Una seconda esclusione che ha fatto discutere in Iran è stata quella di Allahyar Sayyadmanesh, attaccante di 25 anni che gioca in Belgio con il Westerlo. Nel suo caso, non è noto se ci siano state motivazioni politiche o tecniche, ma secondo Hoseiny potrebbe avere a che fare con il sostegno dato alle proteste degli ultimi anni da Sayyadmanesh, che ha anche un tatuaggio della Statua della Libertà sul braccio destro. Tuttavia in passato molti calciatori iraniani si sono schierati pubblicamente contro le autorità, senza per questo venire esclusi dalla Nazionale. Lo dimostra il fatto che Mehdi Taremi, attaccante dell’Olympiacos con un passato all’Inter, è stato convocato per i Mondiali nonostante si sia spesso espresso in favore dei manifestanti anche all’inizio del 2026.

L’Iran si presenterebbe dunque ai Mondiali con una buona squadra ma in condizioni precarie. Sono pochi i giocatori di esperienza europea, tra cui il recentemente naturalizzato Dennis Eckert, attaccante dello Standard Liegi nato e cresciuto in Germania ma con un nonno iraniano. Nonostante questo, l’allenatore Ghalenoei ha detto alla televisione nazionale che l’obiettivo è superare la fase a gironi. L’Iran è anche atteso da probabili proteste da parte della nutrita diaspora negli Stati Uniti, in particolare a Los Angeles, dove risiedono circa 150mila persone di origini iraniane. Il ruolo tradizionalmente politico e di opposizione dei calciatori però potrebbe anche ribaltare la prospettiva, facendo sì che la squadra si ritrovi ad avere una delle più ampie comunità di tifosi ai Mondiali.