Nella Repubblica Democratica del Congo è stato incendiato un centro per il trattamento dell’ebola

Alcuni letti bruciati tra le rovine di un centro di cura per l'ebola distrutto da un incendio, Rwampara, Repubblica Democratica del Congo, 21 maggio 2026 (AP/Moses Sawasawa)
Alcuni letti bruciati tra le rovine di un centro di cura per l'ebola distrutto da un incendio, Rwampara, Repubblica Democratica del Congo, 21 maggio 2026 (AP/Moses Sawasawa)

Giovedì 21 maggio è stato incendiato un centro per il trattamento dell’ebola a Rwampara, città nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riferito da un testimone e da un funzionario della polizia, l’incendio è stato appiccato da alcuni giovani del posto a cui era stato impedito il recupero del corpo di un amico. I corpi delle persone morte a causa dell’ebola possono essere altamente contagiosi e contribuire a un’ulteriore diffusione del virus durante la preparazione per la sepoltura.

Un giornalista dell’agenzia di stampa Associated Press ha assistito a quanto successo: ha detto di aver visto alcune persone fare irruzione nel centro e dare fuoco ad alcuni oggetti al suo interno e a quello che sembrava essere il corpo di almeno una persona morta presumibilmente di ebola. Ha anche visto gli operatori sanitari scappare dal centro di cura. L’incendio dimostra le difficoltà che gli operatori sanitari stanno affrontando nel paese per contenere il virus, e i conflitti che emergono con le usanze locali.

Qualche giorno fa l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato una “emergenza sanitaria internazionale” per il focolaio di ebola che si è sviluppato in Repubblica Democratica del Congo, con casi registrati anche in Uganda. L’OMS dice che al momento non c’è un’emergenza pandemica ma che i paesi confinanti con la Repubblica Democratica del Congo sono ad alto rischio di una ulteriore diffusione del virus. Li ha invitati ad attivare i loro piani di emergenza e i controlli sanitari alle frontiere.

Nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti sono 671 e le morti 160. L’OMS ritiene che il focolaio possa essere molto più ampio di quanto attualmente riscontrato.

Il virus ebola si trasmette attraverso il contatto con i fluidi corporei e provoca febbri emorragiche per le quali non c’è una cura, che molto spesso sono letali. Tra il 2018 e il 2020 nella Repubblica Democratica del Congo si sviluppò un’epidemia di ebola che uccise oltre 2mila persone. Il focolaio più recente nel paese era stato identificato a settembre del 2025. Quello attuale è localizzato nella provincia di Ituri, al confine con l’Uganda e il Sudan del Sud. È causato dal Bundibugyo ebolavirus, che al momento non ha vaccini né trattamenti specifici e un indice di letalità molto alto. Per sviluppare un vaccino ci potrebbero volere dai sei ai nove mesi.