Ad Haiti, in meno di una settimana, almeno 78 persone sono state uccise negli scontri tra bande

Dal 9 maggio nella zona di Port-au-Prince, la capitale di Haiti, almeno 78 persone sono morte a causa degli scontri tra bande criminali rivali: tra loro ci sono anche 10 persone (cinque uomini, quattro donne e una bambina) che non fanno parte di organizzazioni criminali. Il bilancio provvisorio è stato comunicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite ad Haiti (BINUH), una missione politica speciale attivata quest’anno proprio per supportare il governo nella gestione della crisi umanitaria conseguente agli scontri armati.
Per le Nazione Unite complessivamente, tra il 5 marzo e l’11 maggio del 2026, almeno 305 persone, tra cui 13 bambini, sono state uccise e 277 ferite negli scontri precisando che 63 persone morte erano semplici residenti, mentre le altre erano membri delle bande. L’ultima ondata di violenze, iniziata lo scorso fine settimana, ha costretto circa 5.300 persone a scappare e a lasciare le loro case. Qualche giorno fa, a causa delle violenze e per ragioni di sicurezza, l’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere aveva deciso di sospendere le proprie attività nell’ospedale di Cité Soleil, uno dei quartieri più poveri di Port-au-Prince, dove in meno di 12 ore più di 40 persone erano state ricoverate per ferite d’arma da fuoco.
La situazione a Haiti è disastrosa da tempo. Il 90 per cento della capitale e ampie parti del paese sono sotto il controllo di bande criminali molto violente. Regolarmente si scontrano tra loro per il controllo del territorio e spesso coinvolgono i civili nei conflitti. Secondo le Nazioni Unite più di 1,4 milioni di persone sono sfollate. Nel paese non c’è un vero e proprio governo dal 2021, e a febbraio è scaduto il mandato di quello provvisorio, il Consiglio nazionale di transizione. Non si tengono elezioni da dieci anni ed è difficile che riusciranno a essere organizzate a breve. A settembre del 2025 le Nazioni Unite avevano autorizzato l’invio di altri 5.550 soldati con il compito di appoggiare le forze di sicurezza locali, oltre a quelli già presenti. I primi, dal Ciad, sono arrivati ad aprile.
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