La Global Sumud Flotilla è ripartita dalla Turchia per cercare di raggiungere la Striscia di Gaza

Una barca a vela della Global Sumud Flotilla davanti al porto di Marmaris, in Turchia, 11 maggio 2026 (Abdelrahman Alkahlout/ZUMA Press Wire)
Una barca a vela della Global Sumud Flotilla davanti al porto di Marmaris, in Turchia, 11 maggio 2026 (Abdelrahman Alkahlout/ZUMA Press Wire)

Giovedì pomeriggio 50 barche della Global Sumud Flotilla sono salpate dal porto di Marmaris, in Turchia, per tentare di nuovo di raggiungere la Striscia di Gaza e rompere il blocco navale imposto da Israele. Sulle barche ci sono circa 500 attivisti e attiviste provenienti da oltre 40 paesi diversi, tra cui l’Italia. Erano ferme in Turchia da alcuni giorni, dove si erano spostate dopo che la marina israeliana aveva intercettato e bloccato la missione al largo di Creta, in acque internazionali.

Durante l’operazione i militari avevano danneggiato alcune barche, detenuto oltre 175 persone per una notte su una nave militare e portato in un carcere israeliano due attivisti, Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, accusandoli rispettivamente di attività illegali e di appartenenza a un gruppo terroristico. Sono stati liberati domenica, dopo dieci giorni di detenzione, durante la quale hanno detto di avere subìto maltrattamenti e abusi psicologici. Per l’abbordaggio del 29 aprile e il trattenimento degli attivisti la procura di Roma ha aperto un’indagine per sequestro di persona.

La nuova missione della Global Sumud Flotilla era partita il 12 aprile dalla Spagna per raggiungere altre barche in Italia. La spedizione aveva poi iniziato ufficialmente il viaggio verso Gaza dalla Sicilia il 26 aprile. Gli obiettivi sono gli stessi della prima, partita lo scorso autunno e interrotta a sua volta dall’abbordaggio da parte di Israele, che aveva arrestato e portato in un carcere israeliano decine di persone: oltre a rompere il blocco navale (missione pressoché impossibile), portare cibo e beni di prima necessità alle persone palestinesi tramite anche un convoglio di terra e tenere alta l’attenzione su Gaza. Sui fatti della prima missione la procura di Roma sta indagando per tortura, sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio.